Rossioglossum ampliatum

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Nativo del Centro America, il Rossioglossum ampliatum è ben noto in coltura © Giuseppe Mazza

La specie è originaria della Colombia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Panama, Perù e Venezuela dove cresce nelle foreste decidue o semidecidue, fino a circa 600 m di altitudine, in zone caratterizzate da clima spiccatamente stagionale.

Il nome del genere è la combinazione del nome del raccoglitore inglese di orchidee John Ross e del sostantivo greco “γλῶσσα” (glossa) = lingua; il nome specifico è l’aggettivo latino “ampliatus, a, um” = ampliato, ingrandito, con riferimento al labello.

Nomi comuni: turtle orchid, turtle shell orchid, yellow bee (inglese); la tortuga, lluvia de oro (spagnolo).

Il Rossioglossum ampliatum (Lindl.) M.W.Chase & N.H.Williams (2008) è una specie epifita con pseudobulbi, su un corto rizoma, orbicolari, compressi lateralmente, costolati, lunghi fino a 10 cm e larghi 8 cm, di colore verde scuro punteggiato di rosso bruno, con all’apice 1-2 foglie oblungo-lanceolate con apice arrotondato, lunghe fino a circa 30 cm e larghe 7 cm, coriacee, spesse, di colore verde.

Infiorescenze racemose o a pannocchia, erette o arcuate, lunghe fino a circa 1 m, portanti numerosi fiori, di circa 2-2,5 cm di diametro, con sepali obovati concavi, lunghi 0,6 cm e larghi 0,4 cm, di colore giallo con macchie di colore rosso bruno, petali spatolati, lunghi 0,7-1,1 cm e larghi 0,6-1 cm, di colore giallo con leggere maculature brune in prossimità della base, labello trilobato piatto, lungo 1,5-2,5 cm, con lobi laterali di circa 0,3 cm di lunghezza e larghezza e lobo mediano ampio e bilobato all’apice, largo 1,8-3 cm, di colore giallo brillante con una cresta alla base color crema punteggiato di rosso bruno.

Sembra che i fiori, privi di olio o nettare, siano impollinati da api tratte in inganno dalla forma e colore dei fiori che simulano quelli di alcune Malpighiaceae ricche di olio.

Si riproduce per seme, in vitro, e divisione, da effettuare alla ripresa vegetativa, con ciascuna sezione provvista di almeno 4-5 pseudobulbi.

Specie tra le più popolari del genere per la spettacolare infiorescenza dai brillanti fiori di lunga durata, 3-4 settimane, e la facilità di coltivazione, richiede elevata luminosità, anche alcune ore di sole diretto, temperature medio-alte, 18-32 °C, ed elevata umidità ambientale, 60-80%; essenziale una buona e costante ventilazione. Le innaffiature devono essere regolari e abbondanti durante il periodo di crescita, da effettuare al mattino, per permettere alle piante di asciugarsi prima di sera, ed evitando ristagni tra le foglie in crescita, causa di marciumi, pressoché sospese in inverno, ma senza fare raggrinzire eccessivamente gli pseudobulbi.

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Le infiorescenze raggiungono il metro. I fiori, larghi anche 25 mm, durano 3-4 settimane © Giuseppe Mazza

Va utilizzata acqua piovana, deminera- lizzata o da osmosi inversa; le concima- zioni, durante il periodo vegetativo, vanno effettuate ad intervalli di 2-3 settimane preferibilmente con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a metà dose di quella consigliata sulla confezione.

Può essere montata su corteccia, tronchi, zattere di sughero o di radici di felci arborescenti, oppure coltivata in vaso, preferibilmente di argilla, con composto particolarmente drenante e aerato per permettere alle radici di asciugarsi velocemente, essendo soggette facil- mente a marciume per umidità stagnante, che può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) di media pezzatura e pezzi di carbone, con eventuale aggiunta di inerti per un migliore drenaggio.

I rinvasi vanno effettuati alla ripresa vegetativa, quando necessari.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Oncidium ampliatum Lindl. (1833); Oncidium gyrobulbon Rchb.f. (1869); Oncidium ampliatum var. majus Lindl. (1894); Oncidium bernoullianum Kraenzl. (1922); Chelyorchis ampliata (Lindl.) Dressler & N.H.Williams (2000).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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