Russula atropurpurea

 

Testo © Stefano Corsanici

   

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Non commestibile per la sua acredine, la Russula atropurpurea cresce nel tardo autunno nei boschi di latifoglie, talvolta anche sotto conifera, su terreni acidi. Abbastanza comune dalla zona subalpina a quella mediterranea © Giuseppe Mazza

Famiglia: Russulaceae Lotsy 1907

Genere: Russula Persoon 1796

Sottogenere: Russula emend. Sarnari

Sezione: Russula emend. Sarnari

Sottosezione: Russula emend. Sarnari

Stirpe: Atropurpurea

Russula atropurpurea (Krombholz) Britzelmayer 1893

L’epiteto atropurpurea viene da “ater” che significa scuro e “purpureus” per i toni solitamente porporini del cappello.

E’ una specie molto comune, ubiquitaria, non commestibile per l’acredine anche se moderata più apprezzabile nella carne del gambo.

Non risultano nomi popolari riconducibili a questa specie, almeno in Italia e Spagna; in Francia è conosciuta come “Russule pourpre et noire”; in Inghilterra “blackish purple Russula”, “purple brittlegill”; in Germania “Purpurschwarze Täubling”.

Per la descrizione del genere vedere Russula vesca, per il sottogenere e la sezione vedere Russula mairei.

Alla subsezione Russula sono ascritte specie con sporata bianca, solo eccezionalmente crema. Il gambo senza tracce di sfumatura rossa; le lamelle che tendono a decorrere sul gambo, non presentano gocce acquose; la carne in molte specie è ingrigente, odore di cocco, di acetato di amile ma mai di pelargonio. Microscopicamente le specie hanno dermatocistidi unicellulari o plurisettati, ben caratterizzati per la mancanza di incrostazioni.

Descrizione della Specie

Cappello: 4-12 (14) cm, carnoso e duro, in vecchiaia molle, inizialmente emisferico, poi fino a piano, infine leggermente depresso, margine sottile, incurvato e intero, scanalato solo in vecchiaia; cuticola asportabile per 1/3 – 1/4, di colore rosso vinoso-porporino più o meno intenso, ma anche interamente giallo/verdastro nella f. dissidens ma anche quasi interamente rosa-lilla su fondo grigiastro.

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Spore, cistidi e dermatocistidi © Pierluigi Angeli

Lamelle: abbastanza fitte all’inizio, poi mediamente spaziate, con il filo intero, annesse e forcate al gambo, con poche lamellule; inizialmente bianche, poi crema chiaro, ma anche grigio-giallastre nelle raccolte invernali, causa probabilmente dovuta a stress termico. Sporata bianca.

Gambo: 3-8 × 0,8-3,5 cm, subcilindrico, appena svasato in alto, generalmente attenuato alla base, rugoloso, pieno e sodo poi molle e spugnoso, bianco, poi grigiastro cenere per imbibizione e vecchiaia.

Carne: inizialmente dura, poi tenera e spugnosa, soprattutto nel gambo, bianca poi grigiastra, rosastra sotto la cuticola, dolciastra nel cappello, incostantemente acre nelle lamelle e gambo; odore sub nullo o appena di composta di frutta o anche impercettibilmente di fiori.

Habitat: cresce nel tardo autunno nei boschi di latifoglie, talvolta anche sotto conifera, su terreni acidi; specie piuttosto comune dalla zona subalpina a quella mediterranea.

Commestibilità: non commestibile per l’acredine.

Reazioni: FeSO4 rosa-arancio pallido; Guaiaco positivo con diversa rapidità e intensità; Fenolo rosa-brunastro torbido, Anilina sulle lamelle arancio-brunastro.

Microscopia: spore amiloidi, ovoidali, con verruche tronco-coniche, subreticolate, con connessioni formate da creste o sottili linee ramificate, (6,5) 7-8,8 (9,3) ×(5,5) 6-6,8 (7,2) µm. Basidi tetrasporici, clavati, 37-54 × 9-12 µm. Cistidi fusiformi, appendicolati all’apice, 60-98 × 6-11 µm. Cuticola con peli superficiali ramificati e flessuosi; dermatocistidi voluminosi e abbondanti, settati e spesso tronchi alla sommità.

Osservazioni: si tratta di una specie facilmente determinabile, nonostante la variabilità del colore del cappello, per: la taglia media, la carne fortemente ingrigente per imbibizione o con macchie gialle, specialmente alla base del gambo, con tempo secco, il sapore poco piccante, l’odore ± fruttato, la sporata bianco puro.

Di solito cresce sotto castagno, querce, carpini e lecci, ma anche sotto l’abete e sotto il cisto. Tuttavia si può confondere con la Russula fragilis E.M. Fries, che ha il sapore fortemente più piccante, l’odore di bon-bon inglesi, la carne immutabile e fragile, la reazione nulla al Guaiaco. La Russula viscida Kudřna, che è molto simile a Russula atropurpurea, si differenzia per un feltro giallo bruno alla base del gambo che si diventa immediatamente rosso con il KOH.

Sinonimi: Agaricus atropurpureus Krombholz, 1845 (basionimo); Russula depallens var. atropurpurea (Krombholz) Melzer & Zvára, 1927; Russula undulata Velenovsky, 1920; Russula atropurpurea var. krombholzii Singer, 1932.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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