Saccharum officinarum

Famiglia : Poaceae

Testo © Pietro Puccio

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La canna da zucchero ( Saccharum officinarum ) è coltivata da tempi remoti © Giuseppe Mazza

Coltivato da tempi remoti, si ritiene originario delle regioni che si affacciano sul Golfo del Bengala.

Il nome generico è quello latino dello zucchero: “saccharum”.

Il nome specifico è il genitivo plurale del termine latino “officina” = officina, nel senso di laboratorio farmaceutico.

Nomi comuni: canna da zucchero, cannamele (italiano); noble cane, noble sugarcane, sugarcane (inglese); qasab al-sukkar (arabo); canne à sucre (francese); cana, cana-de-açúcar (portoghese); caña de azúcar, caña dulce, cañaduz (spagnolo); zukerrohr (tedesco).

Il Saccharum officinarum L (1753) è una specie erbacea perenne, cespitosa, con robusti rizomi e fusti (culmi) eretti o ascendenti, di 3-6 m di altezza e 2-5 cm di diametro.

Il loro colore và dal rosso al porpora o al verde con varia intensità, eventualmente con strisce longitudinali gialle o rossastre.

Gli internodi sono lunghi 10-25 cm, i più corti nella parte inferiore, con tessuto interno morbido e succoso.

Le guaine fogliari, che avvolgono il fusto, sono imbricate e proteggono una gemma presente in ciascun nodo.

Le foglie sono alterne, distiche (disposte su due file opposte su uno stesso piano), lineari, lunghe 0,7-1,5 m e larghe 4-6 cm, con margini taglienti e finemente dentati.

Di colore dal verde chiaro al verde scuro, mostrano un’ampia nervatura centrale bianca e concava superiormente, prominente e verde inferiormente.

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Lo zucchero si condensa principalmente negli internodi bassi del fusto © Giuseppe Mazza

Infiorescenze a pannocchia lunghe fino a 0,5-1 m con racemi lunghi 10-25 cm, i semi sono ovoidi, lunghi circa 1 mm, di colore bruno giallastro.

Si riproduce per seme, ma solo nei programmi di miglio- ramento genetico.

Industrialmente avviene per porzioni di fusto, contenenti almeno 2-3 nodi, posti orizzontalmente e ricoperti da uno strato di terreno, da una delle gemme presenti ai nodi si originerà il culmo primario.

La canna da zucchero è coltivata in pieno sole nelle zone a clima tropicale e subtropicale con piovosità minima annua di 1000 mm.

Ma in passato la si vedeva anche in aree temperato calde, come la Sicilia ed il sud della Spagna, con resa ovviamente minore.

L’allungamento dei culmi infatti cessa già ad una temperatura intorno a + 18 °C, anche se la pianta può sopravvivere a temperature fino a circa – 7 °C per brevissimo periodo, grazie alle gemme collocate nella parte inferiore, le sole che possono restare indenni a queste temperature.

Cresce in vari tipi di suolo, anche se predilige quelli sabbiosi e drenanti.

Molti cloni di canna da zucchero oggi commercialmente coltivati sono, sulla base di studi genetici, in realtà complessi ibridi tra Saccharum officinarum L., Saccharum robustum E.W.Brandes & Jeswiet ex Grassl (1946) e Saccharum spontaneum L. con una prevalenza di cromosomi dell’ officinarum.

A seconda della zona di coltivazione la canna è pronta per la raccolta tra 10 e 24 mesi.

Questa dev’essere effettuata prima della fioritura, che avverrebbe, in parte, a spese dello zucchero contenuto nel fusto.

Per un buon rendimento occorre recidere questa pianta il più rasente al suolo possibile, perché è in questa zona, in questa parte vicina alle radici, che si trova la maggior quantità di zucchero.

L’estrazione si effettua pressando ripetutamente le canne.

Il succo ricavato viene bollito, cristallizzato e separato dalla parte liquida (melassa) per centrifugazione e infine raffinato fino al 99.8% di saccarosio.

Nulla va perduto. La melassa, che rappresenta il residuo di lavorazione, viene utilizzata in svariati modi, come dolcificante, per produrre alcol e, non ultimo, il rum.

Le foglie e il residuo della spremitura delle canne (bagassa) sono impiegati come alimento per il bestiame.

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Può raggiungere i 6 m d’altezza con fusti di 2-5 cm di diametro ed infiorescenze a pannocchia di 1 m © Mazza

La bagassa è utilizzata anche come combu- stibile e nella fabbricazione di carta e cartone.

Varie parti della pianta sono utilizzate nella medicina tradizionale. Estratti hanno dimo- strato in studi di laboratorio la loro potenzialità in varie patologie con proprietà analgesiche, antinfiammatorie, antiossidanti, immunostimolanti, ipocolesterolemiche, anti- osteoporotiche, ecc.

Sinonimi: Arundo saccharifera Garsault (1764); Saccharum monandrum Rottb. (1777); Saccharum officinale Salisb. (1796); Saccharum violaceum Tussac (1808); Saccharifera officinalis Stokes (1812); Saccharum occidentale Sw. (1829); Saccharum infirmum Steud. (1857); Saccharum atrorubens Cuzent & Pancher ex Drake (1892); Saccharum fragile Cuzent & Pancher ex Drake (1892); Saccharum glabrum Cuzent & Pancher ex Drake (1892); Saccharum luzonicum Cuzent & Pancher ex Drake (1892); Saccharum rubicundum Cuzent & Pancher ex Drake (1892); Saccharum obscurum Cuzent & Pancher ex Drake (1893); Saccharum hybridum R.M.Grey (1927).

 

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