Saguinus labiatus

Famiglia : Cebidae

 

 

Testo © Dr. Silvia Foti

   

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Il Saguinus labiatus è una scimmietta sudamericana che sembra aver messo il muso in un barattolo di vernice bianca. In realtà questa macchia vistosa e il ventre rosso, mime- tizzano l’animale fra i contrasti luce-ombra della foresta in cui vive © Giuseppe Mazza

Il Tamarino dal ventre rosso ( Saguinus labiatus - E. Geoffroy in Humboldt, 1812 ), noto anche col nome di tamarino labiato, è un primate platirrino della famiglia Cebidae, incluso nella sottofamiglia Callitrichinae. Oltre al genere Saguinus , la sottofamiglia comprende anche i generi Leontopithecus (ovvero i leontocebi, le specie più grandi della sottofamiglia, definiti anche scimmie leonine per la presenza di una “criniera” di pelo che circonda la faccia), Callimico (comprendente unicamente il tamarino saltatore, Callimico goeldii ) e Callithrix (comprendente tutte le specie di uistitì, detti anche marmose).

Per quanto riguarda il tamarino dal ventre rosso, ne esistono tre sottospecie: Saguinus labiatus labiatus (E. Geoffroy in Humboldt, 1812), Saguinus labiatus rufiventer (Gray, 1843) e Saguinus labiatus thomasi (Goeldi, 1907).

Il nome del genere ( Saguinus ) si riferisce al color rosso-ruggine che colora generalmente il petto, il ventre e l’interno degli arti di questi animali, mentre il nome della specie (dal latino labiatus , labiato) si riferisce alla zona bianca intorno alle labbra.

Zoogeografia

Vive in Sud America, presente con una densità particolarmente alta nella parte nord-occidentale della Bolivia, ma si trova anche nel Perù sud-orientale e nell’Amazzonia brasiliana.

Ecologia-Habitat

Le foreste pluviali dell’Amazzonia rappresentano l’habitat tipico della specie. I tamarini dal ventre rosso passano gran parte del tempo nelle foreste primarie e secondarie e si ritrovano generalmente ad altezze di circa 10 m dal suolo, ovvero ad un livello di "canopy" (la volta della foresta composta dalle chiome degli alberi) intermedio. Evitano, invece, le foreste periodicamente inondate, limitandosi a frequentarle solo nel periodo in cui sono asciutte. Sono diurni ed arboricoli; si nutrono senza scendere quasi mai a terra. Onnivori, prediligono in modo particolare la frutta, che costituisce circa il 60% della loro dieta.

Si cibano dei frutti di numerose specie vegetali, prime fra tutte quelle appartenenti alla famiglia Moraceae, ma non disdegnano Cecropia sciadophylla, Pseudolmedia rigida e Pourouma cecropiifolia. Quando la frutta comincia a scarseggiare (da giugno ad agosto) si nutrono anche di insetti, principalmente della famiglia degli Ortotteri, piccoli vertebrati quali rane, lucertole e serpentelli, insieme a nettare ed essudati vegetali (gomma, linfa e lattice).

Tuttavia la mancanza di incisivi grandi e sporgenti fa sì che il consumo di prodotti vegetali sia perlopiù sporadico, eccezion fatta per le resine di Parkia pendula, che trasudano da un frutto a forma di fagiolo, consentendo a tamarini e molte altre specie di cibarsene in maniera agevole, senza danni per la pianta e senza la necessità di una dentatura particolarmente robusta.

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Appena 23-29 cm, coda esclusa, e 350-575 g. Per questi inermi primati l’unica difesa è la vigilanza di gruppo e la fuga. Si nutre prevalentemente di frutta, ma anche d’insetti e piccoli vertebrati che trova fra i rami © G. Mazza

Rappresentano a loro volta una fonte di cibo per numerose specie come il giaguaro (Panthera onca), l’aquila crestata ( Morphnus guianensis ), il tayra ( Eira barbara, un mustelide dell’America Centrale), il gufo dagli occhiali ( Pulsatrix perspicillata ), il gufo della Virginia ( Bubo virginianus ), l’ocelot ( Leopardus pardalis ), le scimmie cappuccine ( Cebus spp. ), e serpenti quali boa, colubri e vipere.

Morfofisiologia

Il loro aspetto è quantomeno appari- scente: delle piccole scimmiette nere che sembra si siano dissetate attingendo ad un barattolo di vernice bianca. Salta immediatamente agli occhi, infatti, la zona delle labbra, completamente bianca, a formare una sorta di baffi, così come il rosso ruggine che colora il ventre, il petto e la parte interna delle zampe, in netto contrasto col resto del pelo di colore scuro, con eventuali peli bianchi sparsi sul corpo, o sulle orecchie, che possono arrivare ad essere anch’esse completa- mente bianche.

Sono di piccole dimensioni: dai 23 ai 29 cm di lunghezza per 350-575 g di peso; le femmine hanno dimensioni leggermente maggiori rispetto ai maschi. Hanno una lunghissima coda, che può raggiungere le stesse dimensioni di tutto il corpo, o superarlo (può essere lunga anche 10 cm in più del corpo). Comprensivi di coda, infatti, i tamarini dal ventre rosso possono raggiungere anche i 70 cm. Hanno pollici non opponibili e unghie a forma di artiglio su tutte le dita, tranne che sugli alluci, muniti di unghie larghe e piatte. Gli arti posteriori sono leggermente più lunghi di quelli anteriori.

Etologia-Biologia riproduttiva

Per difendersi dai predatori, che abbiamo visto essere numerosi, il tamarino dal ventre rosso ha adottato un complesso sistema di difesa: vive in gruppi, usa una serie di segnali per comunicare il pericolo agli altri e dorme in una astutissima posizione criptica. Vediamo queste strategie di difesa una ad una: i tamarini vivono in gruppi dai 2 ai 13 individui, anche se tipicamente consistono di 4-6 membri. Essendo di piccole dimensioni sono sempre assai guardinghi e controllano costantemente lo spazio che li circonda per poter avvistare tempestivamente eventuali predatori.

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Nei gruppi di 2-13 individui, vi è una coppia dominante, ma tutti montano la guardia emettendo gridi d’allarme diversi secondo il predatore. Per una maggior vigilanza, senza correre il rischio di un aumento nella concorrenza per il cibo o l’accoppiamento, talora convivono con specie simili © Giuseppe Mazza

Tutti i componenti adulti del gruppo sono impegnati in questa attività di “monitoraggio” dell’ambiente, e tanto più è numeroso il gruppo tanto più la strategia risulta essere efficace: essendo in tanti, ogni individuo dovrà passare meno tempo a scrutare l’orizzonte e il livello di vigilanza sarà, nel complesso, sempre molto alto. Difatti, appena un membro avvista un pericolo emette una vocalizzazione d’allarme, che differisce in base al tipo di predatore, per comunicare agli altri l’imminente pericolo.

Per aumentare ancora di più il grado di vigilanza, senza incorrere nel rischio di un aumento nella concorrenza per il cibo o per l’accoppiamento, non è inusuale che i tamarini formino gruppi “multispecie” e convivano con il tamarino dal dorso bruno ( Saguinus fuscicollis ) o quello saltatore ( Callimico goeldii ).

Infine, i tamarini non abbassano il livello di guardia neanche quando dormono: generalmente prediligono rifugi ben nascosti, sempre ad una certa altezza dal terreno, e assumono una posizione particolare con la testa incassata tra le spalle e la coda avvolta intorno al corpo. In questo modo nascondono il musetto bianco alla vista di eventuali predatori, rendendosi particolarmente difficili da avvistare.

Per quanto riguarda il loro sistema riproduttivo, questo può essere definito sostanzialmente monogamo, in quanto studi genetici hanno confermato che solo un maschio ed una femmina risultano essere i genitori di tutti i giovani presenti all’interno di un gruppo. Tuttavia, nonostante solo due individui si riproducano attivamente, gli altri adulti appartenenti al gruppo svolgono un ruolo non meno importante: vengono definiti “helper”, ovvero aiutanti, e collaborano coi genitori ad accudire i giovani del gruppo.

Un tipico gruppo di tamarini è costituito, infatti, da due individui dominanti, ovvero quelli che si riproducono, dalla loro prole e da maschi helpers. Il loro compito, nello specifico, almeno per i primi 2 mesi di vita dei piccoli, pare sia soprattutto quello di trasportarli, mentre la madre si occupa di nutrirli col suo latte. Dopo lo svezzamento, che avviene dopo circa 4 mesi dalla nascita, la prole comincia a nutrirsi di cibo solido fornito in grande misura proprio dagli aiutanti, specie quelli più anziani del gruppo, che condividono con i giovani il cibo, attività a cui il padre non sempre partecipa.

Questi utilissimi aiutanti sono spesso imparentati con uno dei due individui dominanti, generalmente sono fratelli o fratellastri, ma non è detto che siano relegati a tale ruolo per sempre: capita, a volte, che due gruppi di tamarini interagiscano e in queste occasioni gli individui helper di un gruppo possano approfittare di eventuali situazioni di instabilità all’interno dell’altro gruppo per tentare di affermarvisi come individui dominanti.

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Non è nota la longevità in natura, stimata intorno agli 8 anni in base all’usura dei denti © Mazza

Il periodo riproduttivo va da marzo a giugno, anche se in cattività i tamarini possono riprodursi in qualsiasi stagione, e la gestazione dura circa cinque mesi. Generalmente il parto è gemellare, con la nascita di due piccoli di circa 40 g ciascuno, ma si assiste occasionalmente anche a parti di un singolo cucciolo. L’indipendenza dalla madre viene raggiunta intorno a 1-2 anni d’età, mentre la maturità sessuale dai 2 ai 4.

Un ruolo fondamentale nella riproduzione, così come nella difesa dai predatori, è svolto dal sistema di comunicazione evoluto da questa specie. Comunicano, oltre che per mezzo di vocalizzazioni, anche attraverso la produzione di sostanze odorose ad opera di ghiandole presenti in varie regioni del loro corpo. La dimensione e l’uso di queste ghiandole varia in base al sesso: le femmine, generalmente, producono scie odorose più frequentemente rispetto ai maschi, soprattutto perché, quando sono fertili, queste scie hanno la funzione di attrarre i maschi riproduttori e comunicare ad essi la loro recettività. Per contro, i maschi dominanti pare producano scie odorose più spesso rispetto agli altri maschi all’interno del gruppo e che l’uso delle ghiandole sia particolarmente frequente soprattutto in occasione di incontri tra due gruppi diversi.

Curiosità

Una informazione che ci rincuora: nella Lista Rossa IUCN viene inserito nella categoria Minore Preoc- cupazione (LC, Least Concern), categoria adottata per le specie che non rischiano l’estinzione nel breve o medio termine. Questa sua fortunata posizione in classifica la si deve al suo altrettanto fortunato areale geografico: occupa le aree di foresta amazzonica caratterizzate dal più basso livello di disturbo antropico. Ovviamente, come per tutte le altre specie animali, sta sempre all’uomo il compito di fare in modo che il tamarino non muti la sua posizione in classifica e rimanga a popolare la “privilegiata” categoria delle specie che possono, almeno per ora, continuare a dormire sonni tranquilli. Tuttavia, come moltissime altre specie, risulta essere estremamente sensibile alla distruzione delle foreste e alla frammentazione, soprattutto nella zona occidentale della regione Pando, in Bolivia, e nel Perù sud-orientale. In natura i tamarini dal ventre rosso non interagiscono frequentemente con l’uomo, benché occasionalmente vengano cacciati o “adottati” come animali da compagnia. Tuttavia, in cattività questi animali si sono rivelati molto utili come oggetto di studi riguardanti il virus dell’Epatite A (HAV), del quale, esattamente come l’uomo, si rivelano ospiti: attualmente molto di ciò che si sa su questo virus lo si deve proprio agli studi condotti su questa specie.

Non si sa molto circa la longevità dei tamarini dal ventre rosso, ma in natura gli individui per i quali, sulla base del grado di usura dei denti, è stimata un’età di circa 8 anni, sono considerati “anziani”.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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