Salamandrina perspicillata

Famiglia : Salamandridae

 

 

Testo © Prof. Pierangelo Crucitti

   

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La Salamandrina perspicillata è una specie endemica dell’Italia appenninica, dal Piemonte sud-orientale alla Campania settentrionale. E’ più frequente e meglio distribuita sul versante tirrenico dal livello del mare a circa 1500 m sull’Appennino centrale ove è peraltro particolarmente presente nella fascia collinare compresa tra 200 e 700 m © Luca Tringali

Il genere Salamandrina Fitzinger, 1826, taxon di Caudata ( = Urodela ), esclusivo dell’Italia, annovera due specie endemiche dell’Italia appenninica : la Salamandrina di Savi o Salamandrina dagli occhiali settentrionale ( Salamandrina perspicillata - Savi, 1821) e la Salamandrina dagli occhiali o Salamandrina dagli occhiali meridionale ( Salamandrina terdigitata - Bonnaterre, 1789 ).

Zoogeografia

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Tipicamente legata ad aree boschive in buono stato di conservazione, la Salamandrina perspicillata ha bisogno d’acqua a corso lento, almeno nel periodo riproduttivo. Lunghezza massima 134 mm nelle femmine e 92 mm nei maschi. Peso massimo di poco superiore a 3 g nelle femmine con uova. I sessi sono simili fra loro; nei maschi il rilievo cloacale è un po’ più accentuato, la coda mediamente più lunga, la testa in proporzione più grande, gli arti più lunghi ed il tronco più breve © Giorgio Venturini

Da pochi metri sopra il livello del mare fino a circa 1900 m di altitudine, Salamandrina perspicillata è specie endemica dell’Italia appenninica, dal Piemonte sud-orientale alla Campania settentrionale; Salamandrina terdigitata è specie endemica dell’Italia appenninica, dalla Campania meridionale alla Calabria (Aspromonte); esiste una piccola area di sovrapposizione ove le due specie sono simpatriche.

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Nel genere Salamandrina anche gli arti posteriori recano quattro dita. Le caratteristiche macchie chiare sul capo tendono a formare un disegno a “ V ”, anche se qui non sono congiunte e ben definite come nella Salamandrina terdigitata. Forse simulano dei finti occhi per confondere i predatori © Giorgio Venturini

La salamandrina di Savi è specie diffusa con relativa continuità lungo l’intero arco appenninico; nell’Italia Centrale risulta abbondante in numerose stazioni dell’Abruzzo e del Lazio; in quest’ultima regione risulta presente sui Monti della Laga, Monti Simbruini, Lepini, Ernici ed Ausoni-Aurunci oltre a molte stazioni del piano collinare; popolazioni piuttosto numerose sono pure presenti nella Campagna Romana.

La specie risulta più frequente e regolarmente distribuita sul versante tirrenico, dal livello del mare a circa 1500 m sull’Appennino centrale ove è peraltro particolarmente frequente nella fascia collinare compresa tra 200 e 700 m. I reperti fossili suggeriscono una distribuzione più ampia della attuale, limitata all’Italia peninsulare: sono infatti noti ritrovamenti per il Miocene della Sardegna e della Grecia.

Ecologia-Habitat

Salamandrina perspicillata è tipicamente legata alle aree boschive in buono stato di conservazione; si tratta di habitat mesofili o mesotermofili: boschi misti, cerrete, faggete, leccete e macchia mediterranea.

Si rinviene inoltre in grotte come in ambienti secondari: garighe, prati-pascolo, coltivi ed aree soggette a rimboschimento.

All’interno del bosco, la specie è legata a corsi d’acqua a idroperiodo permanente o semi-permanente, dall’alveo più o meno fortemente incassato; in ambienti aperti, in pozze prative, in tratti protetti dalla corrente di corsi d’acqua a decorso lento con cascatelle e forre più o meno profonde lungo l’alveo, nei fontanili-abbeveratoi anche a più vasche come pure nelle raccolte d’acqua (“piscine”) di risorgiva; è stata inoltre osservata in fessure della roccia di ambienti madicoli.

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Quando poi si sente molto minacciata può assumere, come accade per gli anuri del genere Bombina, una postura detta “ Unkenreflex ” consistente nell’inarcamento del tronco e della coda, che al limite porta l’animale ad assumere la forma di un arco completo © Luca Tringali

L’attività giornaliera terrestre è prevalentemente notturna ma anche diurna nei periodi umidi e nelle femmine in ovideposizione; la temperatura dell’acqua durante l’ovideposizione è 2,5-19 °C. I siti-rifugio ai fini del superamento di periodi climaticamente sfavorevoli, sono nel suolo e fra le radici degli alberi; in ambiente ipogeo può penetrare sino ad un metro di profondità.

Nei querceti caducifogli di ambienti planiziali della Campagna Romana dominati da Quercus cerris ed il cui strato erbaceo è largamente invaso da Ruscus aculeatus, nell’alveo con substrato costituito da calcarenite compatta e con numerose specie di felci è stata riscontrata una zoocenosi costituita da larve di Trichoptera e Odonata, Isopoda, Coleoptera Hydroadephaga, Potamon fluviatile, Rana italica ( sintopica, in questa come in numerose altre stazioni, con Salamandrina ) Bufo bufo, Lissotriton vulgaris, Natrix natrix, Rattus rattus, Apodemus sylvaticus vel Apodemus flavicollis; inoltre, il gambero infestante Procambarus clarkii; infine, nel fitto della boscaglia Sus scrofa. Un comportamento unanimemente definito “elusivo” (termine sul quale l’Autore di questa scheda manifesta la sua perplessità) ha portato a considerare Salamandrina un genere raro o comunque poco comune.

L’intensificazione delle ricerche, anche correlate alla realizzazione, soprattutto negli ultimi 20 anni, di numerosi atlanti faunistici (regionali, provinciali, locali) ha considerevolmente aumentato il numero dei siti noti; il genere risulta pertanto assai meno raro di quanto si ritenesse in passato, peraltro la sua presenza è di norma circoscritta alle vicinanze dei siti di ovideposizione.

Le principali minacce si identificano con le modifiche di natura antropica dei siti acquatici idonei alla riproduzione e delle aree ad essi circostanti.

La ceduazione rappresenta un potenziale fattore di minaccia per le aree limitrofe ai corsi d’acqua ove si esplica l’attività terrestre. La tutela degli invasi, per quanto concerne la qualità delle acque e la funzionalità idrica, è di fondamentale importanza; particolarmente a rischio risultano, per localizzazione e dimensioni, i fontanili-abbeveratoi, comuni biotopi della specie in ambiente collinare e submontano.

L’immissione di ittiofauna, in particolare salmonidi, nei corsi d’acqua frequentati dalle salamandrine andrebbe assolutamente evitata.

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Come le impronte digitali umane, i disegni ventrali sono tipici di ogni individuo, ma gli esemplari che vivono nella stessa zona tendono a condividere vari dettagli della colorazione © Giorgio Venturini

Il genere è protetto da normative internazionali, comunitarie e regionali. È incluso nell’Allegato II della «Convenzione di Berna» e negli Allegati II e IV della Direttiva Habitat 92/43/CEE. Peraltro, secondo la IUCN è classificato LC ovvero a “minor preoccupazione”, risultando ancora abbondante e diffuso in tutto l’areale. Sono note popolazioni di habitat in buone condizioni di naturalità che, sulla base di censimenti prolungati, ammonterebbero ad alcune migliaia di individui adulti.

Morfofisiologia

Adulti. Aspetto generale snello e gracile, le coste e le vertebre sono talmente evidenti che l’animale può ingenerare l’impressione di essere disidratato o denutrito. Lunghezza compresa tra 70 e 100 mm; lunghezza massima 134 mm nelle femmine e 92 mm nei maschi; peso massimo di poco superiore a 3 g nelle femmine con uova.

Per Salamandrina terdigitata, i dati disponibili suggeriscono dimensioni minori.

I sessi sono simili fra loro; nei maschi il rilievo cloacale è leggermente più accentuato, la coda mediamente più lunga, la testa in proporzione più grande, gli arti più lunghi ed il tronco più breve.

Dorso brunastro scuro-nerastro. Sulla testa, fra gli occhi, è presente una macchia biancastra, giallastra o rosata a forma di V rovesciata o di triangolo che, per la sua conformazione, ricorda un paio di occhiali, caratteristica di riferimento sia del neologismo latino della specie perspicillata (perspicillum = occhiale) e sia del nome vernacolare italiano.

Peraltro, mentre in Salamandrina terdigitata gli “occhiali” sarebbero costituiti da un’unica macchia, in Salamandrina perspicillata ciò risulterebbe meno frequente.

Parti ventrali macchiate di rosso vivo, bianco o color avorio e nero, in misura variabile da individuo a individuo. La colorazione definitiva è per lo più raggiunta entro il primo anno di vita; a questo punto, il pattern cromatico ventrale rimane sostanzialmente costante per tutta la vita.

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Il dorso è nerastro, ma come per tutti gli anfibi, si notano casi d’albinismo, o quasi © Luca Tringali

L’analisi delle variazioni può essere pertanto utilizzata per l’identificazione individuale oltre che per l’identificazione tra popolazioni diverse: individui di una stessa popolazione tendono a condividere la stessa colorazione; risulta infine utile ai fini della discriminazione tra Salamandrina perspicillata e Salamandrina terdigitata.

Sono pure noti individui con le parti superiori del corpo integralmente rosse come pure soggetti albini e semialbini. Gli organi della linea laterale, sempre vestigiali nei maschi dopo la metamorfosi, si riattivano nelle femmine nel corso della ovideposizione in ambiente acquatico; si tratta nondimeno di un carattere rilevabile solo con LM e dopo opportuna colorazione.

Mano e piede provvisti di quattro dita, da cui l’epiteto specifico terdigitata, a differenza degli altri caudati italiani che hanno il piede pentadattilo.

Uova e stadi larvali. Le uova hanno diametro di circa 5 mm comprendendo anche la capsula gelatinosa le cui proprietà facilitano l’adesione al substrato, comunemente costituito da pietre, ramoscelli e foglie completamente sommersi. Le larve anch’esse tetradattile, carattere utile ai fini della discriminazione da quelle di altri salamandridi italiani, di lunghezza 7-13 mm alla schiusa e 20-35 mm alla metamorfosi, dotate di branchie mediamente sviluppate, hanno di norma le parti dorsali di colore dal giallastro - rosato al bruno e le ventrali biancastre o bianco - giallastre. Sul tronco delle larve è presente una cresta vertebrale che, con il progredire dello sviluppo, si riduce sino a scomparire completamente.

Etologia-Biologia riproduttiva

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La Salamandrina perspicillata caccia di notte ma anche nelle ore crepuscolari e di giorno nei periodi umidi e nuvolosi. Gli adulti si nutrono principalmente di aracnidi, anellidi, collemboli ed altri piccoli insetti che bloccano con la lingua appiccicosa, mentre le larve catturano invertebrati acquatici con scatti repentini del capo © Tringali

Nel caso di manipolazione relativamente prolungata da parte dell’uomo o di altri animali o in caso di caduta durante gli spostamenti, Salamandrina può assumere una postura denominata "Unkenreflex" ( in analogia con gli anuri del genere Bombina ) che consiste nell’inarcamento del tronco e della coda che, in caso di massima intensità, porta l’animale ad assumere la forma di un arco completo; la coda arriva a toccare il capo, gli arti sono sollevati, il solo ventre resta in contatto con il substrato.

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Schiva e prudente, fra le foglie del sottobosco passa spesso inosservata, quasi un rametto caduto al suolo, magra com’è, con le coste e le vertebre evidenti che danno l’impressione di un essere disidratato o denutrito © L. Tringali

Talvolta, uno stato di tanatosi persiste per qualche secondo. Infine, sono stati riscontrati comportamenti meno frequenti tra cui individui con postura semieretta ovvero sollevati sugli arti posteriori.

Il genere Salamandrina presenta abitudini spiccatamente terrestri, nei metamorfosati le femmine si recano all’acqua per il periodo dell’ovide- posizione, attività che avviene sia di giorno sia di notte e la cui durata varia da 7 a 9 giorni (la “fase acquatica” può essere tuttavia prolungata sino ad oltre 40 giorni effettuando a più riprese il ritorno al sito di ovideposizione); gli individui osservati in acqua sono, con rare eccezioni, di sesso femminile.

L’ovideposizione avviene tra la fine di dicembre e l’inizio di luglio ma soprattutto fra marzo e maggio; peraltro, in alcuni siti dei Monti Lepini (Lazio) l’ovideposizione avviene dalla fine di settembre alla primavera successiva.

Sono deposte 20 - 60 uova sulla faccia inferiore di pietre, cavità nella roccia, radici flottanti, steli, ramoscelli, foglie in torrenti, ruscelli, fossi, fontanili-abbeveratoi, sorgenti, a volte nel tratto iniziale di grotte calcaree; le masse di uova vicine, prodotte da più femmine, possono unirsi dando luogo ad aggregati coalescenti di alcune centinaia di unità.

La schiusa (2-5 settimane) e la metamorfosi (dopo 2-5 mesi) sono funzione della temperatura dell’acqua e, per le larve, della quantità di cibo a disposizione. Longevità massima: femmine 14-15 anni.

Nelle femmine la maturità sessuale è raggiunta a 4-5 anni; la crescita annuale della lunghezza muso-cloaca è compresa tra 0 e 4 mm ovvero 0 - 10%. I maschi presentano le gonadi completamente svuotate già dalla fine dell’estate, gli spermatozoi si accumulano nei dotti di Wolff sino alla primavera successiva.

Le femmine presentano una spermateca che mantiene gli spermatozoi vitali dall’autunno alla primavera; la pressione che si determina nella regione cloacale la quale provoca la fuoriuscita degli spermatozoi dalla spermateca al passaggio delle uova, ne consente la fecondazione al momento della deposizione.

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L’ovideposizione della Salamandrina perspicillata avviene tra la fine di dicembre e l’inizio di luglio, ma soprattutto fra marzo e maggio. In alcuni siti dei Monti Lepini (Lazio) può protrarsi dalla fine di settembre alla primavera successiva. Vengono normalmente deposte 20-60 uova sulla faccia inferiore delle pietre sommerse, cavità nella roccia, radici flottanti, steli, ramoscelli, foglie in torrenti, ruscelli, fossi, fontanili-abbeveratoi, sorgenti, a volte nel tratto iniziale di grotte calcaree © Luca Tringali

Sinonimi

Salamandrina perspicillata Savi, 1821; Seyranota condylura Barnes, 1826.

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Due femmine, quasi abbracciate, al termine della deposizione. Le masse di uova vicine, prodotte da più femmine, possono unirsi fra loro dando luogo ad aggregati coalescenti di alcune centinaia di unità. La schiusa (2-5 settimane) e la metamorfosi (2-5 mesi) sono strettamente legate alla temperatura dell’acqua © Luca Tringali

 

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