Saxicola torquatus

Famiglia : Muscicapidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Il maschio del saltimpalo (Saxicola torquatus) ha colori vivaci ed un suono ticchettante secco come il battere del ferro sull’incudine, tanto da essere soprannominato in alcuni dialetti veneti "piccolo fabbro" © Antino Cervigni

Quante volte accade durante la guida in aperta campagna, attraversando distese di prati e di basse coltivazioni, di vedere improvvisamente sul ciglio della strada, in cima ad un basso arbusto o ad un rametto rinsecchito, un piccolissimo e tozzo uccellino scodinzolante ed agitato, vociante e coloratissimo, un uccellino che per i profani potrebbe sembrare fuggito da qualche gabbia o che sia un accidentale visitatore di qualche mondo tropicale, tanto è dipinto ed inusuale.

Poi improvvisamente eccolo alzarsi in volo con un balzo di un metro verso l’alto ed iniziare a librarsi immobile per qualche attimo poi iniziare una danza altalenante andando su e giù come un grosso insetto alla ricerca del fiore su cui posarsi.

Un battito di ali rapidissimo con spostamenti laterali altrettanto improvvisi e repentini sfruttando la sua tecnica dello Spirito Santo.

Certo non ha l’eleganza di un Gheppio (Falco tinnunculus) che di quest’arte è il maestro ma ci mette tutto l’impegno possibile con ottimi risultati.

Queste azioni frequentissime sono il modo di mostrarsi ai suoi simili ed indicare che questo è il suo territorio ma la tecnica è sfruttata anche come modalità di caccia agli insetti di cui si nutre.

Vivendo in un ambiente poco alberato ma denso di alte erbacce che precludono la vista a chi volesse posarsi sul terreno per cercare il cibo, ha fatto di necessità virtù e sfrutta nel migliore dei modi questa sua capacità svolazzando incessantemente, librandosi come una farfalla e dall’alto di un paio di metri, tuffarsi ed acchiappare con maestria un insetto posato sull’erba sottostante od un’innocua falena alzatesi inavvertitamente.

Il saltimpalo (Saxicola torquatus - Linnaeus, 1766) appartiene all’ordine dei Passeriformes ed oggi alla famiglia dei Muscicapidae visto che in precedenza e per lungo tempo venne collocato fra i Turdidae. Classificato dapprima come Saxicola torquata, ora sinonimo, ha modificato la declinazione del genere mantenendolo invece in alcuni altre specie quale lo Stiaccino (Saxicola rubetra).

È fuor di dubbio che il saltimpalo sia uno dei più colorati volatili delle nostre campagne. È un uccello solitario e molto territoriale anche se in inverno occasionalmente lo si vede accompagnato ad un giovane o ad una femmina, non necessariamente la sua futura compagna. L’etimologia del nome scientifico trae origine per il genere Saxicola, dalla composizione di due termini latini “saxus” = sasso e “cola” da “colere” = abitare appunto per l’habitat abituale frequentato e per la specie torquatus, in latino "dal collare", per quanto mostrato dalla sua livrea. Il perché del nome comune dato dagli italiani al saltimpalo, non è difficile da immaginare.

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La femmina mostra toni aranciati più dimessi, senza il semicollare bianco e la testa nera del maschio © Alvaro Dellera

Il tipico comportamento tenuto da questo uccelletto ha dato origine nelle diverse regioni a nomi tra i più svariati ma grosso modo sempre legati a questo riferimento. Senza un palo per appoggiarsi, una recinzione, un arbusto rinsecchito od un posatoio qualsiasi per quanto basso possa essere, forse non ci sarebbe il saltimpalo. Quindi letteralmente saltare di palo in frasca è divenuto il motto di questo uccello, però inconscio ed incolpevole del peccato umano sottointeso nel detto.

Lo hanno chiamato machèt nustrà, trochetì, spuntacalocchi, nannu, musseto, sappardigli, cacamarruggiu, mastru Pitriddu, cacamargiàle, favareto moro, favrèto, favrut, meneghel nomi forse incomprensibili ai molti ma certamente simpatici ed identificativi del carattere allegro di questo uccelletto. In inglese viene chiamato Stonechat, in tedesco Schwarzkehlchen, in spagnolo Tarabilla Común, in francese Traquet o Tarier pâtre ed in portoghese Cartaxo-comum.

Zoogeografia

Il saltimpalo occupa un territorio vastissimo che comprende tutto il continente asiatico dalla Siberia transuralica alla Cina e alle coste dell’Oceano Pacifico, con esclusione della parte meridionale tropicale che viene però occupata durante il periodo invernale. In Europa occupa totalmente l’area mediterranea, la parte centro occidentale, le isole britanniche, l’area balcanica ma manca quasi totalmente nella parte nord orientale e nella Russia europea fino agli Urali.

È presente diffusamente anche in Africa sulle coste mediterranee dal Marocco alla Tunisia, con altre numerose popolazioni e sottospecie, nella parte est del Continente, dal Corno d’Africa al Sudafrica e saltuariamente risalendo nella parte occidentale fino al Golfo di Guinea. In Italia è largamente diffusa e praticamente presente su tutto il territorio, fatte salve le alture più elevate e le aree boschive.

La vastità del territorio occupato dal saltimpalo, ha dato origine ad un numero notevole di sottospecie più o meno riconosciute ed accettate dalla tassonomia ufficiale e fra queste, diverse sono di origine africana ed altrettante del paleartico. Gran parte di queste popolazioni sono soggette a sovrapposizioni di territori sia durante il periodo di nidificazione sia durante le ondate migratorie per cui possono dar luogo a ibridazioni diffuse che possono creare un’ulteriore confusione nella determinazione di nuove sottospecie. La materia è sicuramente ancora irrisolta e tuttora base di dibattiti.

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Battito d’ali rapidissimo con spostamenti laterali improvvisi e repentini e soste a mezz’aria col volo dello “Spirito Santo” per marcare il suo territorio e localizzare le prede © Gianfranco Colombo

Il saltimpalo è un migratore regolare a corto raggio ammassandosi durante la brutta stagione nella parte meridionale dei suoi areali.

Le popolazioni europee svernano principalmente nella parte meridionale del continente fermandosi alle coste mediterranee anche se occasionalmente in particolari condizioni meteorologiche, può raggiungere le coste africane. La parte orientale europea e parte delle popolazioni centroasiatiche sono invece migratorie a medio raggio e svernano nell’area mediorientale mentre quelle siberiane e orientali svernano nella parte tropicale indiana e del sudest asiatico.

Ecologia-Habitat

Il saltimpalo evita in assoluto le dense foreste, i boschi e le zone fortemente alberate e l’alta montagna ad altitudini superiori mediamente ai 1500 m.

Ama invece aree molto aperte con alberi isolati, bassi arbusti, prati incolti, praterie, greti di fiumi, bordi di coltivazioni e di canali e terrapieni stradali.

Luoghi dove gli insetti sono abbondanti e visibili a distanza, standosene comodamente appostato su qualche prominenza.

In generale preferisce zone aride ed incolte dove l’uso e l’effetto dei diserbanti e degli insetticidi usati in agricoltura risultano meno intensivi e deleteri.

Il saltimpalo era molto più comune alcune decadi orsono, anche se il loro numero variava periodicamente ad ogni inverno, visto che periodi con temperature molto rigide e forti ed improvvisi innevamenti, portavano ad una decimazione micidiale delle popolazioni svernanti con ripercussioni che duravano per diversi anni successivi. Riusciva comunque a recuperare terreno in poco tempo anche se questi incidenti avevano purtroppo una ricorrenza periodica preannunciata.

Nelle pianure del nord Italia la specie ha subito cali consistenti, con sparizioni definitive da aree una volta molto frequentate, causate indubbiamente dalla sostituzione sistematica di una agricoltura diversificata con una monocoltura intensiva che ha cancellato indelebilmente quell’habitat ideale di un tempo. In altri ambienti si notano invece le normali fluttuazioni periodiche tipiche di questa specie.

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Il nido è talmente ben nascosto fra l’erba che occorre spostarla per scorgere 5-6 uova azzurrognole, macchiate di bruno e covate dalla sola femmina per due settimane © Museo Civico di Lentate su Seveso

Morfofisiologia

Il saltimpalo ha colori molto vivaci e sicuramente ben armoniosi fra loro oltre che ben visibili. Sebbene uccellino molto timido che si invola al minimo timore od avvicinamento di chicchessia, ama d’abitudine mostrarsi esposto sul suo abituale posatoio ticchettando con il suo acutissimo “uit tektek, uit tektek” o “sicceccè, sicceccè” come se volesse attirare la curiosità del passante per essere osservato. Un suono secco come il battere di un ferro sull’incudine da parte del fabbro, tanto da essere richiamato in alcuni dialetti veneti favreto e favrut (piccolo fabbro). In effetti è un richiamo di allarme ma lo emette così insistentemente non appena ci si avvicina che dà l’idea che sia più un segnale di presenza che non di allarme.

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Spesso crea un brevissimo tunnel nell’erba per infilarsi nel nido e i piccoli, predatori terrestri a parte, sono praticamente invisibili © Museo Civico di Lentate su Seveso

La testa, la gola e la nuca sono nerissimi tali da rendere quasi invisibili gli occhi che sono del medesimo colore. Le spalle, la copertura alare e la coda sono anch’esse corvine con una macchia bianca sulle spalle, assai visibile quando in volo.

Il collo è bianchissimo e forma un semicollare molto accentuato mentre il petto è di un arancione rossastro acceso che si estende più o meno diffusamente sul ventre secondo la sottospecie. Becco e zampe pure loro nerissime.

Per quanto la coda del saltimpalo sia relativamente corta, se riferita alle sue dimensione e che gli dà una forma piuttosto tozza ed arrotondata, risulta abbastanza diverso dal suo congenere Stiaccino ( Saxicola rubetra ) con il quale è facilmente confondibile ma che l’ha visibilmente ancora più ridotta anche se accompagnata da una corporatura più snella.

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Anche per il maschio è venuto il momento di darsi da fare ed ogni insetto è buono per placare la fame dei piccoli © Luigi Sebastiani

La femmina è di colore quasi uniformemente aranciato senza cappuccio, copritrici nere e collarino bianco accentuato, anche se riflette approssimativamente i medesimi disegni. Anche il maschio durante la stagione invernale perde i suoi colori diventando molto simile alla femmina. I giovani sono molto simili ad una femmina con colori più sbiaditi.

Misura circa 12 cm di lunghezza totale, ha un peso medio di 15 g ed un’apertura alare che non supera i 20 cm. Sono state classificate circa una ventina di sottospecie, accettate da molti ma tuttora in fase di ridefinizione. Alcune probabilmente verranno rivalutate a livello di specie ed altre nuove faranno la loro comparsa, in ogni modo a puro titolo informativo ricordiamo le principali: Saxicola torquatus maurus, Saxicola torquatus rubicola, Saxicola torquatus hibernans, Saxicola torquatus variegatus, Saxicola torquatus axillaris e Saxicola torquatus albofasciata.

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Un giovane involato da poco, quasi senza coda, con la sua livrea mimetica © Gianfranco Colombo

Etologia-Biologia riproduttiva

Abitualmente vengono deposte due covate, occasionalmente tre, con cicli riproduttivi completi abbastanza rapidi.

La coppia è monogama solo per la stagione di nidificazione e molto territoriale.

Il nido viene costruito a terra nascosto fra erbe, a volte su terreno completamente piano ma spesso su sponde spioventi o dislivelli cadenti del terreno o su dossi e terrapieni o sponde di fossati o bordi di stradine di campagna ma sempre collocati nella parte alta della falda ed abitualmente esposto a sud, celato magnificamente alla vista perché coperto dal ciuffo ricadente del cespo d’erba alla cui base è collocato.

Dire nascosto a volte è utopistico perché talmente ben celato da riuscire impossibile scovarlo pur scrutando da pochissima distanza. Spesso per raggiungere l’entrata crea un brevissimo tunnel nell’erba per infilarsi poi nel nido.

Questo è costituito da fili erba, muschio e licheni, paglia, peli e radicette a riempimento di una leggera depressione scavata al suolo, fino a formare una coppa ben definita e abbastanza profonda. Vengono deposte generalmente 5-6 uova, di colore azzurrognolo, a volte intenso, macchiate finemente di bruno e covate dalla sola femmina per due settimane. I giovani rimangono nel nido un altro paio di settimane con fughe precoci che vedono spesso uscire i pulcini e gironzolare nei dintorni finché non abili al volo.

Il saltimpalo è un insettivoro per gran parte dell’anno in particolare nel periodo della nidificazione. Mangia insetti sia alati che terrestri, aracnidi e vermi. I piccoli lepidotteri ed i ditteri sono particolarmente graditi e vengono catturati al volo con abilità, lanciandosi dai suoi abituali posatoi.

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La diffusione della specie è vastissima nel Vecchio Mondo con varie sottospecie che migrano a corto raggio sovrapponendosi e ibridandosi. Qui un maschio di Saxicola torquatus axillaris del Kenya con la macchia arancio decisamente ridotta. È insettivoro per gran parte dell’anno, particolare nel periodo della nidificazione © Colombo

Nella brutta stagione, periodo che trascorre non distante dal territorio estivo, le condizioni metereologiche spesso non garantiscono la presenza di una quantità di insetti sufficienti per la sopravvivenza per cui le necessità alimentari sono integrate con piccoli semi e bacche. Tuttavia l’attaccamento al luogo scelto per lo svernamento e l’impossibilità a spostarsi rapidamente a lungo raggio per evitare repentini cambiamenti delle condizioni climatiche ed il loro perdurare anche per pochi giorni, provocano spesso terribili falcidie.

Sinonimi

Motacilla torquata - Linnaeus, 1766; Saxicola torquata - Linnaeus, 1766; Pratincola pallidigula - Reichenow, 1892; Saxicola axillaris - Shelley, 1884.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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