Scaphosepalum ovulare

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

La specie è originaria dell’Ecuador dove cresce sugli alberi delle foreste umide sui versanti orientali andini tra 500 e 1500 m di altitudine.

Il nome del genere è la combinazione del sostantivo greco “σκάφος” (scaphos) = cavità e del sostantivo latino moderno “sepalum, i” = sepalo, con riferimento alla cavità formata dai sepali laterali uniti per larga parte; il nome specifico è l’aggettivo latino “ovularis, e” = ovulare, da “ovulum, i” = piccolo uovo, con riferimento alla forma del fiore.

Nomi comuni: egg-like scaphosepalum (inglese).

Lo Scaphosepalum ovulare Luer (1976) è una specie epifita con corti fusti provvisti all’apice di una singola foglia picciolata, eretta, ovato-ellittica con apice appuntito, lunga 1-4 cm e larga circa 0,5 cm, di colore verde chiaro, coriacea. Infiorescenze racemose, inizialmente ascendenti, poi ricadenti, portanti minuscoli fiori non resupinati (con il labello in alto sopra la colonna), di consistenza cerosa e colore giallastro con estese maculature rosso scuro, di circa 6 mm di lunghezza e 4 mm di diametro, che si aprono in successione sul rachide filiforme per mesi o anche anni.

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Orchidea miniatura con fiori ovoidali di 6 mm, lo Scaphosepalum ovulare è un’epifita dell’Ecuador dove cresce sui versanti orientali andini tra 500 e 1500 m d’altitudine © Giuseppe Mazza

I sepali laterali uniti, fin quasi all’apice, formano insieme al sepalo dorsale una cavità a forma di uovo con una minuscola apertura per l’ingresso dell’insetto impollinatore, al cui interno si trovano i petali, il labello trilobato e la colonna.

Si riproduce per seme, in vitro, e per divisione.

Orchidea miniatura dagli insoliti fiori, richiede una posizione ombreggiata, temperature intermedie, 18-26 °C, con valori minimi notturni in inverno non inferiori a 12° C, elevata umidità, 70-90%, e costante ventilazione; l’induzione alla fioritura è favorita da una escursione termica giornaliera di 5-8 °C. Le innaffiature e nebulizzazioni devono essere regolari in modo da mantenere il substrato costantemente umido, ma senza ristagni, utilizzando acqua piovana, demineralizzata o da osmosi inversa. Può essere montata su tronchi, pezzi di corteccia o zattere di sughero o di felci arborescenti, con dello sfagno alla base per mantenere l’umidità, oppure posizionata in piccoli vasi con composto costituito da frammenti di corteccia e carbone vegetale di piccola o media dimensione e sfagno. Trapianti e rinvasi, quando necessari, vanno effettuati alla ripresa vegetativa.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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