Schlumbergera x buckleyi

Famiglia : Cactaceae

Testo © Pietro Puccio

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Si riproduce facilmente tramite i singoli segmenti © Giuseppe Mazza

La Schlumbergera x buckleyi (T. Moore) Tjaden (1966) è un ibrido tra Schlumbergera truncata e Schlumbergera russelliana, epifite originarie delle foreste del Brasile, ottenuto per la prima volta intorno al 1840 dal floricultore londinese Wilbraham Buckley.

Le due specie sono originarie della stessa area, la Serra dos Orgaos nello stato di Rio de Janeiro, ma vivono ad altitudini differenti, la truncata tra 700 e 1000 m, la russelliana tra 1300 e 2200 m, anche il loro periodo di fioritura è diverso, maggio-giugno per la truncata , luglio-settembre per la russelliana , pertanto non esistono ibridi naturali tra le due specie.

Il genere è dedicato al collezionista di succulente francese Frédéric Schlumberger (1823-1893).

Nomi comuni: “Christmas cactus”, “true Christmas cactus” (inglese); “cactus de Noël” (francese); “cactus di Natale” (italiano); “cacto de Natal” (portoghese); “cactus de Navidad” (spagnolo); “Weihnachtskaktus” (tedesco).

Cactacea epifita molto ramificata, ricadente, che può raggiungere nei vecchi esemplari un diametro di 50-60 cm.

Presenta segmenti (fillocladi) lunghi 3-4 cm, quelli inferiori arrotondati con epidermide bruna, quelli superiori, più giovani, obovati, piuttosto piatti, larghi 1,5-2 cm e spessi 3-8 mm, di colore verde, margine crenato (ossia con dentellature arrotondate, non appuntite come nella Schlumbergera truncata, con cui viene molto spesso confusa), apice troncato e areole, negli incavi dei margini, dotate eventualmente di qualche corta setola.

I fiori sono terminali, pendenti, campanuliformi, simmetrici, lunghi 4-5 cm e larghi 3-4 cm; i tepali sono retroflessi e tutti dello stesso colore magenta o rosa, ma di diverse dimensioni, quelli esterni più corti, gli interni più lunghi e larghi, disposti in modo tale da dare l’impressione di una sequenza di più fiori uno dentro l’altro.

Fiorisce di norma, nell’emisfero boreale, tra fine dicembre e marzo, da cui il nome comune con cui è generalmente nota in Europa e Nord America, tra maggio e agosto in quello australe. L’ibrido è fertile, ma auto incompatibile, come i genitori.

Si riproduce facilmente tramite singoli segmenti lasciati asciugare per 1-2 giorni e messi a radicare in un substrato molto areato, composto prevalentemente da sabbia silicea o agriperlite.

Ibrido ampiamente utilizzato nei programmi di ibridazione per l’ottenimento di nuove varietà, attualmente oltre il centinaio, genericamente indicate con lo stesso nome o col nome comune di “cactus delle feste” o “cactus di Natale”, dato che la loro copiosa ed appariscente fioritura avviene di norma, nell’emisfero nord, nel periodo delle feste natalizie, ciò ha dato origine ad una intensa produzione e commercializzazione, che solo in tempi recenti ha avuto un leggero rallentamento.

Non presenta difficoltà di coltivazione e può fiorire anno dopo anno se si rispettano alcune semplici regole che tengono conto dell’habitat e del ciclo annuale di vegetazione dei genitori, di cui presenta caratteristiche intermedie.

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Se si sposta la pianta in boccio, i fiori cadono © Giuseppe Mazza

Entrambi i genitori vivono nella foresta nebbiosa, sugli alberi o nella fessura delle rocce, su substrati che derivano dalla decomposizione di residui vegetali, sono brevidiurni, cioè la fioritura è stimolata quando le ore di buio superano quelle di luce, ed hanno un periodo di riposo, piuttosto secco e fresco, nell’autunno (australe) che ne stimola anch’esso la fioritura.

L’ibrido e le sue varietà vanno pertanto coltivati in ambienti luminosi, ma lontano dal sole diretto, o al più per una due ore in inverno, in substrati leggermente acidi o neutri, perfettamente drenanti e molto aerati, che possono essere costituiti da torba grossolana alleggerita con agriperlite o sabbia silicea; le innaffiature devono essere regolari, ma lasciando asciugare lo strato superficiale tra esse, tenendo sempre presente che l’eccesso d’acqua può facilmente provocare marciumi.

In estate può essere collocato all’aperto in luogo ombroso, umido e fresco, non gradendo un eccessivo calore estivo, in autunno-inverno, la temperatura ideale è compresa tra 10 e 20°C, anche se può resistere per brevissimo periodo a temperature di qualche grado sotto 0°C, ma temperature inferiori a 10°C inibiscono la formazione dei bocci, pertanto vanno evitate.

Per ottenere la fioritura nel periodo natalizio, se la pianta è collocata in un ambiente senza luce artificiale che prolunghi le ore di luce, non occorre alcun intervento, la naturale differenza nel periodo tra giorno e notte nell’emisfero nord è sufficiente a stimolare la fioritura, altrimenti occorre fare in modo che dall’inizio autunno la pianta riceva per 6-7 settimane non più di 9-10 ore di luce al giorno, periodo sufficiente perché inizi la formazione dei bocci, da questo momento non sarà più necessario questo regime.

In alternativa, e indipendentemente dalla durata delle ore di luce, la fioritura può essere stimolata mantenendo nello stesso periodo e per la stessa durata, la pianta ad una temperatura compresa tra 10 e 15°C, anche in questo caso, iniziata la formazione dei bocci, la pianta potrà essere collocata in un ambiente più caldo, ma senza superare 22-24°C.

Eventuali concimazioni vanno effettuate, una-due volte al mese, dalla ripresa vegetativa (intorno a marzo) fino a settembre, con un concime idrosolubile bilanciato (tipo 10-10-10), a metà dose di quella consigliata, da settembre alla fioritura con un concime ricco in potassio, quindi sospendere dalla fine della fioritura alla ripresa vegetativa, quando la pianta ha un breve periodo di riposo.

Uno dei problemi più frequentemente riscontrati è la caduta dei bocci durante la loro fase di crescita, ciò può avere diverse cause, temperature troppo basse o troppo alte, al di fuori dell’intervallo ideale sopra riportato, substrato troppo secco o eccessivamente umido e poco aerato, ma soprattutto repentine variazioni ambientali.

Dopo che è iniziata la formazione dei bocci la pianta non va più spostata dal luogo in cui è stata collocata, o girata, luogo che deve essere lontano da correnti d’aria e da fonti di calore.

La pianta viene a volte innestata su Pereskia aculeata per esaltarne il portamento ricadente.

Sinonimi: Epiphyllum × buckleyi T. Moore (1852).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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