Senna alata

Famiglia : Leguminosae

Testo © Pietro Puccio

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La Senna alata è un arbusto tropicale a crescita veloce di 2-5 m © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’America Meridionale tropicale (Brasile, Colombia, Guyana, Guyana Francese, Suriname e Venezuela), dove cresce prevalentemente ai margini delle foreste, sulle rive dei fiumi e dei laghi ed in aree disturbate, aperte, a basse e medie altitudini.

Il nome del genere deriva dall’arabo “sanā” con cui veniva chiamata la Senna alexandrina Mill.

Il nome specifico latino “alata” = alata, fa riferimento ai legumi alati.

Nomi comuni: candelabra bush, candlebush, candlestick senna, Christmas-candle, craw-craw, emperor’s candlesticks, empress-candleplant, king of the forest, ringworm senna, ringwormbush, ringwormshrub, seven-golden-candles, seven-golden-candlesticks (inglese); bois dartre, casse ailée, dartres, plantes des cros-cros (francese); café-beirão, fedegosão, fedegoso-gigante, fedegoso-grande, mangerioba-do-pará, mangerioba-grande, mata-pasto (portoghese – Brasile); bajagua, flor del secreto, guacamaya francesa, mocoté (spagnolo); upupu wa mwitu (swahili).

La Senna alata (L.) Roxb. (1832) è un arbusto di veloce crescita alto fino a 5 m, ma che solitamente non supera 2 m, ramificato alla base, con fusti eretti dalla corteccia grigiastra su cui sono evidenti le tracce delle foglie cadute e le stipole persistenti.

Le foglie, disposte a spirale su un picciolo scanalato, sono paripennate, lunghe circa 60 cm, con 8-18 paia di foglioline da lineari a oblunghe di dimensioni crescenti, lunghe 5-16 cm e larghe 3-9 cm.

Le due foglioline della coppia più bassa sono distanziate dalle altre e retroflesse.

Le infiorescenze sono racemi terminali eretti, lunghi 20-50 cm, con numerosi fiori ravvicinati di colore giallo brillante di circa 3 cm di diametro. I bocci sono coperti, prima dell’apertura, da una brattea caduca di colore arancio.

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Le infiorescenze sono racemi di 20-50 cm con corolle di 3 cm © Mazza

I frutti sono legumi deiscenti (che si aprono spontaneamente a maturità) a sezione quadrangolare, prima verdi, poi nerastri a maturità, disposti pressoché orizzontalmente, lunghi 10-16 cm e larghi, compreso le “ali”, 2-2,8 cm, carenati lungo la linea di sutura e con due ali, verso la metà di ciascuna valva, alte 4-8 mm, dai bordi leggermente ondulati.

I semi, numerosi, sono di forma pressoché quadrangolare, piatti, fino a circa 8 mm di larghezza.

Si riproduce per seme, da tenere in acqua per un giorno per favorirne la germinazione, prima della messa a dimora in un substrato sabbioso, ricco di humus, alla temperatura di 22-24 °C.

Si riproduce anche per talea, sia legnosa che semilegnosa.

Specie molto ornamentale per il fogliame lussureggiante e le caratteristiche infiorescenze, adatta a climi tropicali e marginalmente subtropicali, non sopportando temperature inferiori di qualche grado a 0 °C.

Nel caso di temperature intorno a 0 °C, per breve periodo, muore la parte aerea, ma ricresce in primavera dal piede della pianta.

Predilige il pieno sole e suoli fertili, sabbiosi, da fortemente acidi a debolmente alcalini, mantenuti umidi, anche se piante ben radicate possono sopportare periodi di secco.

Dopo la fioritura è opportuna una drastica potatura per mantenere compatta la vegetazione e favorire le successive.

Dove il clima non consente la coltivazione in permanenza all’aperto, può essere facilmente coltivata come annuale, data la velocità di crescita, seminando in primavera in ambiente protetto; la fioritura inizierà a fine estate e si protrarrà fino ai primi freddi.

La pianta è ampiamente utilizzata nella medicina tradizionale, in particolare le foglie sono utilizzate come lassativo e nelle malattie della pelle, oltre che per diverse altre patologie; l’attività antimicotica e antitumorale degli estratti di foglie è stata confermata da prove di laboratorio.

Sinonimi: Cassia alata L. (1753); Cassia herpetica Jacq. (1767); Cassia bracteata L.f. (1782); Cassia rumphiana (DC.) Bojer; Herpetica alata (L.) Raf. (1838); Herpetica alata Cook & Collins (1903).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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