Serenoa repens

Famiglia : Arecaceae

Descrizione e coltivazione - Testo © Pietro Puccio

La specie è originaria degli U.S.A. (Alabama, Carolina del Sud, Florida, Georgia, Mississippi e Louisiana) dove cresce nei boschi di conifere, praterie e dune costiere, formando spesso fitte colonie, su suoli generalmente sabbiosi e aridi.

Il genere è dedicato al botanico statunitense Sereno Watson (1826–92); il nome specifico latino “repens” è il participio presente del verbo “repo” = strisciare, con riferimento al portamento generalmente prostrato.

Nomi comuni: saw palmetto (inglese).

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La Serenoa repens è originaria degli U.S.A. ( Alabama, Carolina del Sud, Florida, Georgia, Mississippi e Louisiana). Specie monoica cespitosa ha fusti lunghi anche 6 m, per lo più sotterranei o striscianti, che radicano formando fitte colonie sui suoli sabbiosi ed aridi. Foglie pressoché circolari di 40-90 cm di diametro su un picciolo di 60-100 cm © Giuseppe Mazza

La Serenoa repens (W.Bartram) Small (1926) è una specie monoica cespitosa con fusti generalmente sotterranei o striscianti, raramente eretti, lunghi fino a 6 m; i fusti sotterranei o striscianti al suolo possono radicare e produrre nuove piante. Le foglie sono palmate, pressoché circolari, di 40-90 cm di diametro, regolarmente divise fino a oltre la metà in segmenti rigidi con apice appena bifido, di colore generalmente verde o verde giallastro, meno frequentemente verde glauco; le foglie secche persistono a lungo sulla pianta e sono frequente causa di incendi. Il picciolo, lungo 0,6-1 m, è provvisto ai margini di piccole spine e l’hastula (appendice posta nel punto di inserzione della lamina fogliare col picciolo) è presente da ambo i lati della foglia.

Infiorescenze ramificate tra le foglie (interfogliari), che solitamente non superano di molto la lunghezza del picciolo, con una moltitudine di fiori ermafroditi di colore bianco crema disposti a spirale, di circa 5 mm di diametro, con 6 stami, che emanano un intenso profumo che ricorda l’anice.

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Le infiorescenze ramificate superano di poco la lunghezza del picciolo, con una moltitudine di fiori ermafroditi di colore bianco crema disposti a spirale © Giuseppe Mazza

I frutti sono drupe ellissoidi o sub globose carnose, di 2-2,5 cm di lunghezza e 1,4-1,8 cm di diametro, di colore inizialmente verde giallastro, poi blu scuro o nero lucido a maturità, contenenti un solo seme ellissoide di 1,6-2,2 cm di lunghezza e 0,8-1,2 cm di diametro. I frutti presentano un epicarpo sottile e mesocarpo ricco di un olio molto fluido e dall’odore penetrante, piuttosto sgradevole.

Si riproduce solitamente per seme, preventivamente ripulito della polpa e tenuto in acqua per due giorni, in terriccio sabbioso mantenuto costantemente umido, alla temperatura di 22-28 °C; la germinazione è erratica, a partire da un mese, se fresco, fino a diversi mesi. La propagazione per divisione dei cespi dà una percentuale di successi piuttosto bassa, per l’apparato radicale che non gradisce essere disturbato, pertanto si ricorre raramente a questa metodica; per lo stesso motivo non sopporta i trapianti.

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Corolle di circa 5 mm di diametro. I sei stami emanano un intenso profumo d’anice © Pietro Puccio

Specie vigorosa, ma a crescita particolarmente lenta, coltivabile nelle regioni a clima tropicale, subtropicale e temperato, dove può resistere a temperature fino a -10 °C, anche qualche grado in meno se protetta e con danneggiamento del fogliame. Può crescere sia in pieno sole che in ombra parziale e in un’ampia varietà di suoli, anche poveri, pur preferendo quelli sabbiosi e drenanti, da acidi ad alcalini.

Resiste alla siccità, ma anche a suoli moderatamente umidi, alla salinità e molto bene al fuoco. L’uso ornamentale più frequente è quello in massa come copri suolo, eventualmente in associazione con altre specie, con preferenza per gli esemplari a foglia grigio verde.

In Florida, dove è estremamente diffusa, ha rivestito un importante ruolo per le popolazioni indigene come fonte di materiale per oggetti di uso comune, di cibo, il “cuore di palma” (l’apice vegetativo) e di medicine, in particolare i frutti, per diverse patologie, in primo luogo per i disturbi dell’apparato urinario, i cui estratti in epoca moderna hanno avuto, ed hanno, un diffuso utilizzo nella farmacopea ufficiale nel trattamento dell’iperplasia prostatica benigna e della alopecia androgenetica. Fondamentale è il ruolo che la pianta riveste per la sopravvivenza della fauna, cui fornisce cibo e riparo, è inoltre la principale fonte di nettare per le api.

Sinonimi: Corypha obliqua W.Bartram (1791); Corypha repens W.Bartram (1791); Chamaerops serrulata Michx. (1803); Sabal serrulata (Michx.) Schult.f. (1830); Brahea serrulata (Michx.) H.Wendl. (1878); Serenoa serrulata (Michx.) G. Nicholson (1883); Diglossophyllum serrulatum (Michx.) H.Wendl. ex Salomon (1887); Diglossophyllum serrulatum (Michx.) H. Wendl. ex Drude (1889); Serenoa serrulata (Michx.) Hook.f. ex B.D.Jacks. (1895); Serenoa repens f. glauca Moldenke (1967).

 

Effetti farmacologici e tossicologici © Prof. Giorgio Venturini

 

Storicamente la Serenoa repens è stata largamente utilizzata dai nativi americani sia come alimento che per altri usi. I conquistatori spagnoli riferirono infatti che gli “indiani” si cibavano dei frutti e, in primavera, anche delle foglie giovani. Per i nativi della Florida e delle regioni limitrofe questa pianta era una risorsa importante e assai versatile, fornendo cibo, medicina, olio e cera, fibre tessili per stoffe o per costruire cesti e altro, e copertura per i tetti delle abitazioni. Gli archeologi hanno ritrovato antichi manufatti di fibre di Serenoa repens anche in zone settentrionali degli Stati Uniti, come lo stato di New York, a dimostrazione che già prima dell’arrivo degli Europei era attivo uno scambio commerciale di questo materiale. Da un punto di vista alimentare i frutti della Serenoa repens erano preziosi, fornendo principi che risultavano scarsi nella dieta degli indigeni, come trigliceridi e acidi grassi.

Come medicinale le tribù americane usavano questa specie come diuretico, sedativo, anti-infiammatorio, nel trattamento di emicrania, asma, bronchiti, diarrea e per problemi di diuresi, di impotenza e di infertilità maschile.

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Storicamente la Serenoa repens è stata largamente utilizzata dai nativi americani come alimento, per la fibra tessile, l’olio, la cera e le sue numerose virtù medicinali © Giuseppe Mazza

Nella pratica medica ed erboristica occidentale moderna la Serenoa repens è stata introdotta negli anni 1870: H. W. Felter ad esempio, medico eclettico Americano, autore di “King’s American Dispensatory” nel 1898 scrive:

“… è sedativo dei nervi, espettorante, tonico, benefico per il sistema digestivo … la sua azione principale sembra essere quella sugli organi riproduttivi”.

Gli usi prevalenti, tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX erano nel trattamento dell’iperplasia prostatica, della cistite e della gonorrea. L’interesse nei confronti di questa pianta aumentò ulteriormente quando vennero osservati effetti positivi anche sul bestiame. Gli estratti del frutto della Serenoa repens, nota come Saw Palmetto, vennero inclusi ufficialmente come integratori alimentari nella Farmacopea degli USA nel primo decennio del XX secolo. Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale l’uso di questa pianta si è diffuso anche in Europa soprattutto nel trattamento della iperplasia prostatica benigna, nella convinzione che presentasse un buon rapporto tra efficacia terapeutica e reazioni collaterali indesiderate.

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L’apice vegetativo ed i frutti carnosi, lunghi 2-2,5 cm, sono commestibili © Giuseppe Mazza

Altre applicazioni riguardano la calvizie maschile, la scarsa libido e l’impotenza. Oggi gli estratti dei frutti della Serenoa repens, usati soprattutto contro l’iperplasia prostatica benigna e la calvizie, rappresentano negli Stati Uniti un mercato di oltre 50 milioni di dollari e il loro uso si sta diffondendo sempre di più anche in altre regioni.

Negli anni recenti sono stati condotti numerosi studi per verificare la efficacia terapeutica degli estratti di Serenoa repens nelle diverse applicazioni e i risultati sono controversi. Mentre alcuni studi sulla iperplasia prostatica benigna descrivono effetti moderati ma comunque significativi, con riduzione dei sintomi urinari (come ad esempio frequenza delle minzioni, completo svuotamento della vescica e nicturia) ed effetti collaterali scarsi ed inferiori a quelli dei farmaci di riferimento (finasteride), altre analisi, anche più recenti ed ampie, non riescono a dimostrare alcuna efficacia reale. Si deve tener conto nella valutazione di questi studi del fatto che l’estratto di questa specie non è una sostanza pura e di conseguenza i diversi preparati potranno avere una efficacia diversa. Da parte di alcuni produttori o erboristi si è affermato che la Serenoa repens avrebbe una azione curativa sul carcinoma prostatico ma di questo effetto non esiste alcun riscontro. Anche gli effetti sulla calvizie non hanno riscontro dagli studi clinici.

In considerazione comunque degli effetti promettenti evidenziati da alcune ricerche sull’iperplasia prostatica si ritiene che siano necessari altri studi, condotti su maggior numero di pazienti e con controlli stringenti, per poter chiarire definitivamente il reale valore terapeutico di questi prodotti. Attualmente comunque non si può affermare con sufficiente certezza che gli estratti di questa pianta siano efficaci nel trattamento di qualche patologia, l’uso medico di questi prodotti non è approvato dalla FDA (USA Food and Drug Admnistration) e si raccomanda di non utilizzarli in sostituzione di farmaci più sperimentati. Dal momento inoltre che la Serenoa repens è in genere commercializzata sotto forma di estratti vegetale, preparati senza tecniche standardizzate, alcuni prodotti potranno avere diversa efficacia e soprattutto diversi effetti collaterali per la presenza di contaminanti.

Composizione e meccanismo di azione

Nei frutti della Serenoa repens sono state identificate numerosissime sostanze tra cui, oltre a numerosi acidi grassi e lipidi, è importante ricordare dei fitosteroli (molecole vegetali simili al colesterolo) come ad esempio il β-sitosterolo. Acidi grassi e lipidi sono responsabili soprattutto delle qualità nutrizionali e potenzialmente anti-ossidanti attribuite al frutto di questa palma, mentre il sitosterolo svolge un ruolo farmacologico specifico. Questa molecola è un potente inibitore dell’enzima 5-α-reduttasi, che ha la funzione di trasformare l’ormone testosterone in un suo derivato molto più attivo, il diidrotestosterone. Dal momento che la ghiandola prostatica è fisiologicamente stimolata dal diidrotestosterone, l’inibizione dell’enzima ha la potenzialità di ridurre l’ingrossamento (iperplasia) della ghiandola. Uno dei farmaci più utilizzati per l’iperplasia prostatica benigna è il finasteride, una molecola sintetica simile al sitosterolo della Serenoa repens. Oltre al suo effetto sull’enzima 5-α-reduttasi il sitosterolo secondo alcuni autori potrebbe agire interferendo direttamente con il recettore cellulare per il diidrotestosterone.

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Le drupe, nero lucido a maturità, offrono estratti contro l’iperplasia prostatica benigna e la calvizie © Pietro Puccio

Dal momento che il diidrotestosterone svolge nel nostro organismo numerosi ruoli, l’estratto di Serenoa repens, inibendone la produzione e forse interferendo con la sua attività, potrà avere numerosi altri effetti, tra questi il più propagandato è quello sulla calvizie o alopecia androgenetica.

Questa comune affezione è proprio dovuta al fatto che l’enzima 5-α-reduttasi, presente nel bulbo pilifero, produce abbondanti quantità di diidrotestosterone, responsabile della caduta dei capelli. Serenoa repens, inibendo l’enzima, potrebbe prevenire la calvizie, ma gli studi clinici non danno conferma di questo effetto.

Nonostante le scarse prove della loro efficacia terapeutica gli estratti del frutto di questa palma sono ampiamente commercializzati, sia per uso orale che come lozioni per capelli.

Anche altri tra i numerosissimi ipotetici effetti benefici attribuiti alla Serenoa repens, come quelli sulla libido, sull’erezione o sullo sviluppo muscolare potrebbero trovare una spiegazione nell’interferenza del sitosterolo con le funzioni del testosterone. Oltre agli effetti del sitosterolo è stato osservato che la componente in acidi grassi della Serenoa repens è in grado di indurre una inibizione della contrazione della muscolatura liscia della prostata e quindi contribuire a ridurre la sintomatologia della ipeplasia prostatica

Effetti collaterali indesiderati

La presenza di livelli elevati di sitosterolo nel sangue è stata messa in relazione ad un aumento della gravità di patologie cardiache in individui che hanno già subito attacchi cardiaci.

Dal momento che il sitosterolo è un analogo degli ormoni steroidi sessuali non deve essere assunto dalle donne in gravidanza o in allattamento e il suo uso può interferire con l’efficacia della pillola anticoncezionale. Anche se in genere gli estratti di Serenoa repens sono ben tollerati, possono insorgere effetti collaterali indesiderati tra i quali si deve ricordare, solo a titolo di esempi, la possibilità di sanguinamenti, nausea e vomito o problemi sessuali e di reazioni allergiche. In ogni caso la assunzione dovrebbe essere fatta soltanto sotto controllo medico

Mentre in genere gli steroidi di origine vegetale non sono dannosi, individui affetti da una rara anomalia genetica, la fitosterolemia, possono essere ipersensibili a queste sostanze. Inoltre, dal momento che il sitoserolo è un precursore metabolico del farmaco steroide Boldenone che è utilizzato in zootecnia per stimolare la crescita del bestiame ma è anche uno dei più abusati steroidi anabolizzanti nel doping sportivo, il consumo di Serenoa repens può rendere un atleta positivo ai test per il doping.

In teoria la assunzione di estratti di Serenoa repens, in quanto inibitori della 5-alfa-reduttasi potrebbero determinare una diminuzione dei livelli ematici di PSA (antigene prostata specifico), parametro diagnostico per il carcinoma prostatico e di conseguenza potrebbe produrre falsi negativi e ritardare la diagnosi del carcinoma. Secondo alcuni studi comunque la Serenoa repens sarebbe esente da questo effetto.

 

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