Tartarughe giganti delle Seychelles - Dipsochelys elephantina

 

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Testo © Giuseppe Mazza

 

 

Basta uno sguardo per capire subito che sono animali di un altro mondo.

Una testa da ET, e un profilo che evoca dinosauri e carri armati da guerre stellari.

Fossili viventi su schegge del Gondwana, sopravvissuti agli sconvolgimenti evolutivi, grazie all’isolamento geografico che li ha protetti per millenni dai moderni predatori.

Solo qualche secolo fa’ le Tartarughe giganti delle Seychelles erano diffuse in varie isole con 4 specie.

Poi arrivò l’uomo. Per i velieri erano una facile provvista di carne fresca. A quei tempi a bordo non c’erano le celle frigorifere, e un animale che poteva stare 6 mesi senza cibo e senz’acqua, era una scorta di proteine preziose per l’equipaggio.

In più le tartarughe giganti erano anche gustose. Tanto che i locali le mangiavano allegramente in famiglia nelle ricorrenze importanti, un po’ come i nostri tacchini di Natale. Strage diretta, quindi, e strage indiretta, perché parallelamente gli animali domestici e i topi sbarcati di soppiatto, davano il colpo di grazia decimando le uova e i piccoli.

Fatto sta che oggi sopravvive solo una specie, la Dipsochelys elephantina, presente in natura con 150.000 esemplari nell’atollo di Aldabra, e in qualche piccola isola granitica come Curieuse, dove ho scattato queste foto.

Qui sono state reintrodotte 30 anni fa’, con l’intento di mostrarle ai turisti in un luogo più accessibile di Aldabra, che dista 1.200 km dalla capitale, e dar loro la possibilità di riprodursi in un ambiente meno ostile del reef, sulla terra dei loro avi.

Con quasi tre generazioni alle spalle, vantano oggi la seconda popolazione mondiale della specie. E un esperimento analogo è in atto nell’isola privata di Fregate, dove è nato un incredibile albergo, stile agriturismo, con 16 lussuose ville per ambientalisti miliardari.

Un modo anche per dividere i rischi d’estinzione.

Ma se la specie rimasta non è più minacciata, tanto da figurare solo come " vulnerabile " nell’annesso II della CITES, dal punto di vista scientifico gli erpetologi non sono ancora riusciti a mettersi d’accordo sul nome.

Fino a qualche anno fa’ la Tartaruga delle Seychelles si chiamava Testudo gigantea, in contrapposizione alla Tartaruga delle Galapagos ( Testudo elephantopus ) leggermente più piccola e senza la grande piastra nucale impari.

Dopo essere stata ribattezzata Geochelone gigantea , nel 2006 esce Turtles of the world, un’opera di riferimento importate di Franck Bonin, Bernard Devaux e Alain Dupre, che la rietichettano Dipsochelys elephantina , mentre un altro sudioso, Jack Frazier parla di Aldabrachelys gigantea , Peter Pritchard di Aldabrachelys elephantina e Ron Gerlach crea addirittura di 3 specie : Dipsochelys dussumieri, Dipsochelys hololissa e Dipsochelys arnoldi .

A Curieuse le tartarughe giganti sono attive principalmente al mattino presto o nel tardo pomeriggio, quando non fa troppo caldo. Non hanno denti, ma solide mascelle, tanto affilate da poter tagliare un filo d’erba. E quando serve, pur essendo sostanzialmente animali sociali, calmi e pacifici, sono capaci d’incredibili sprint e di una certa aggressività.

Durante la mia visita, un maschio adulto, chiamato “ Tyson ” dai guardiani, se la prendeva inspiegabilmente a morsi con uno di loro.

Quando l’avvicinavo per fotografarlo, mi ignorava; ma appena vedeva il ranger che mi era stato affidato, gli si avventava contro con la bocca spalancata e intenti non certo pacifici, incredibilmente agile sui suoi 200 chili.

Forse il ricordo di un torto subito, o forse intolleranza all’autorità per motivi territoriali.

Con quel loro collo lungo telescopico, le Tartarughe delle Seychelles possono arrivare pericolosamente, in un attimo, dove meno te l’aspetti, e brucare senza sforzi in alto e in basso.

Dove sono più numerose, nella baia di Laraie, che accoglie i fuoribordo dei turisti, mangia oggi, e mangia domani, l’erba cresce ormai così bassa, che sembra sia appena passato un tosaerba.

Si nutrono di tutti i vegetali disponibili, senza disdegnare i piccoli invertebrati e gli avanzi di barbecue. Papaie, insalate, manghi e fette di pane.

Amano molto le foglie di mangrovia, e a dispetto della mole, non esitano a spingersi nelle loro intricate formazioni, incuranti delle radici affioranti a mo’ di spuntoni o a forma di gomito.

Qui il bagnasciuga è spesso tappezzato da conchiglie coniche, sgranocchiate allegramente come dessert dopo i festini di foglie, mentre la marea sale a vista d’occhio.

Un ricco apporto di calcio per la corazza. E che importa se arrivano le onde ? Anche in mare le Tartarughe delle Seychelles nuotano benissimo.

Ma per la pennichella il loro posto preferito è all’ombra, accanto alle grandi pozze d’acqua piovana, dove possono bere, e prendono rinfrescanti bagni di fango.

Si è notato che ciascuna ha un posto fisso, preferito, e segue ogni giorno lo stesso percorso. Una vita senza stress, che fa si che superino i 140 anni.

Anche i turisti non sembrano disturbarle più di tanto.

Se vengono accarezzate sul collo o massaggiate sulle zampe posteriori, si drizzano maestose per memorabili foto ricordo; e attente ai cestini, sono diventate maestre d’accattonaggio.

Quando nel 1744 il navigatore francese Lazare Picault scoprì l’isola di Curieuse, questa era abitata solo da tartarughe giganti e coccodrilli.

Nel 1768 Lampériaire, comandante di una goletta francese “ La Curieuse ”, ne prende ufficialmente possesso per conto della Francia, e le da il nome della nave.

Scopre le " Coco de mer ", le famose noci di cocco a due lobi della Lodoicea maldivica l’albero dei frutti proibiti evocatori delle forme femminili, e ne imbarca un buon numero per il governatore dell’isola di Mauritus, il naturalista francese Pierre Piovre.

Crolla il prezzo di questi misteriosi frutti, che si credeva crescessero in fondo al mare, e inizia lo sfruttamento dell’isola, con carichi di 300 noci all’anno, e la distruzione totale degli scomodi coccodrilli, per non parlare delle indifese tartarughe che finivano una dopo l’altra in pentola.

Nessuno si preoccupava certo, a quei tempi, della protezione della natura.

E solo nel 1874 si leva un’autorevole voce di protesta. Il grande naturalista inglese Charles Darwin, che aveva studiato nei suoi viaggi le Tartarughe giganti delle Galapagos, scrive al governatore dell’isola di Mauritius, insistendo sulla necessità di una protezione, dato il " grande interesse scientifico di questi animali preistorici ".

Per salvarle, suggeriva di trasportarne un certo numero da Aldabra alle isole granitiche delle Seychelles.

Ma passerà ancora un secolo.

Dopo anni di discussioni, venne finalmente scelta Curiose come " seconda casa " per le tartarughe giganti. E fra il 1978 e il 1982, dopo che era stato chiuso un lebbrosario, giunsero 248 esemplari da Aldabra.

Tutto sembrava andare per il meglio. Ma pochi anni dopo, in barba all’ottimismo, la popolazione delle tartarughe era di nuovo in rapido declino, a causa del bracconaggio e dei predatori naturali.

Nel 1988 si mobilita anche l’ Associazione Zoologica di Londra, e con l’aiuto internazionale viene costruita una “ nursery per tartarughe ” accanto alla casetta delle guardie.

Le femmine, mi spiega un ranger, depongono per lo più di notte, in nidi profondi anche 30 cm, scavati nella sabbia. Poi li chiudono, e spianano il suolo con cura.

Ma su un’isola di appena un chilometro e mezzo su tre, i luoghi adatti alla deposizione non sono poi tanti. E noi ce ne accorgiamo subito, al mattino, per le caratteristiche impronte sulla sabbia.

Le uova, simili a palle da tennis, vengono raccolte con cura, e messe sotto sabbia nella nursey.

Qui schiudono al riparo dai rischi, e i piccoli vengono poi allevati per 5 anni in grandi recinti.

Troveranno la libertà solo quando il carapace supera i 40 cm, e ormai grandi sono in grado di nutrirsi e cavarsela da soli.

Nel 2001 a Curieuse sono arrivati anche 29 esemplari dall’isola di Sant’Anna, e nell’ultimo censimento del 2006 si contavano 128 capi.

A mio avviso, ci sono oggi tutte le premesse per una sana crescita del branco.

A parte i guardiani, l’isola è disabitata. Niente bracconieri. E protette come sono, ben nutrite, le tartarughe giganti dovrebbero riprodursi in fretta.

In natura, ad Aldabra, raggiungono la maturità sessuale a 15-25 anni. Qui molto prima, perché far sesso, per questi animali, non è una questione d’età, ma di peso.

Si è visto che in genere si accoppiano, e depongono le prime uova, quando la corazza supera la metà della taglia adulta. Qui hanno acqua e cibo a volontà, e il carapace cresce a vista d’occhio.

Anche il turismo pare ben inquadrato. Non esistono alberghi a Curieuse. Gli unici edifici dell’isola sono la “ Casa del dottore ”, il lebbrosario di un tempo, trasformato oggi in museo e centro d’informazione per il parco, ed il quartier generale dei ranger.

I visitatori giungono a metà mattina, con piccoli battelli in provenienza da Praslin, la seconda grande isola dell’arcipelago dopo Mahé. E ripartono verso le quattro del pomeriggio, dopo una visita guidata che si snoda, su passerelle, fra le ricche formazioni di mangrovie.

Spiagge da sogno, incorniciate da fantasiosi roccioni di granito che sbucano, come coltelli, dalla bianca sabbia corallina. Le famose noci di cocco a due lobi. E un picnic ben organizzato con riso, verdure, e gustose grigliate di pesce fresco.

In linea d’aria ci sono appena due chilometri da Praslin, ma percorrerli non è sempre facile, perché occorre tener conto delle maree, dei reef affioranti, delle onde, e del tempo che cambia in un battibaleno.

Nell’andata io e mia moglie abbiamo avuto una traversata facile, anche se a volte stentavamo a tener ferme le borse fotografiche sui materassini dello scafo.

Ma nel ritorno, per schivare una nuvola nera in arrivo, con relativo acquazzone, il fuoribordo si spostava quasi alla verticale, spinto al massimo da due motori, con terribili rimbalzi sui flutti. I materassini ormai non servivano più, e in questa sorta di rodeo marino dovevamo molleggiare le borse “ a braccia ”, proteggendole alla meglio con teli di plastica, mentre ci prendevamo in faccia tutte le onde anomali.

Con noi c’era anche una nutrita troupe della televisione giapponese, che avevamo incontrato la settimana prima a Praslin, nella Vallée de Mai, dove cresce un’antica e densa foresta di Coco de mer.

E contavano d’andar poi a Bird Island, per filmare la più pesante tartaruga al mondo, Esmeralda, che a dispetto del nome è un maschio, e supera i 300 chili.

Pare abbia 170 o addirittura 200 anni. Ma qui entriamo in pieno nelle leggende che circolano sulle Tartarughe delle Seychelles.

Si parla di Jonathan, un esemplare particolarmente longevo che avrebbe abitato con Napoleone all’isola di Sant Elena; e di Adwaitya, regalato al General Maggiore Robert Clive per la Compagnia delle Indie nel 1751, preso poi in carico nel 1875 dallo zoo di Calcutta, e qui morto nel 2006 all’età di 255 anni.

Alcuni raccontano di una tartaruga che era arrivata a nuoto fino in Africa, o di maschi giganteschi con più di due metri di corazza.

Quello che è certo, è che le correnti possono aver trascinato in alto mare un animale ghiotto di mangrovie. Ed anche oggi, in cattività, si trovano eccezionalmente esemplari con un carapace di 160 cm, cui possiamo aggiungere, ed è qui l’equivoco, 40 cm circa di collo, e la coda.

Nei maschi questa è più lunga e grossa alla base.

Ma a parte il fatto che le femmine pesano meno, con corazze di un metro al massimo, l’elemento distintivo fra i due sessi è il piastrone.

Piatto nei giovani, fin verso i 20 cm, e poi nettamente concavo nei maschi.

Un’astuzia evolutiva, che aggiunta alla differenza di peso, permette al sesso forte di per tener ben ferma la femmina durante l’accoppiamento.

I preliminari non sono in genere violenti.

Al massimo qualche colpo col carapace o qualche morso, per indurre la compagna a ritrarre testa e zampe, e a fermarsi.

Così i maschi salgono, e il gioco è fatto.

Stupisce, ad ogni spinta, il loro forte grido brontoloso, udibile anche a 100 m di distanza.

Le Tartarughe delle Seychelles sono animali muti, senza corde vocali, e in questa occasione i maschi “ fischiano ”.

Sembra che una parte della laringe vibri sotto la rapida espulsione dell’aria. Sui lati si notano infatti due strisce di fibre elastiche che risuonano, a mo’ di corda, quando per l’eccitazione il respiro si fa rapido.

Sotto la corazza, in alto, le tartarughe possiedono infatti, come noi, due grandi polmoni.

Ma dato che ingabbiato com’è il torace non può espandersi, la respirazione avviene grazie a speciali muscoli, posti appena sopra gli arti anteriori.

Quando si contraggono, lo spazio della cavità toracica si allarga, creando con la depressione un risucchio d’aria. E quando si espandono, spingono verso l’alto le viscere, e svuotano i polmoni.

Il carapace, non è poi come molti pensano un osso inerte, un’armatura solida come una roccia posata sul dorso, ma una zona molto sensibile e delicata, collegata ai centri nervosi.

Tant’è che toccandolo l’animale reagisce.

Per la mancanza di nemici naturali, quello delle Tartarughe giganti delle Seychelles ha perso infatti, nei millenni, gran parte della sua funzione protettiva, e si è ridotto ad una sorta di scudo cuoioso, molto spesso.

Al di là del rispetto che si deve ad ogni essere vivente, non bisogna quindi cavalcare questi animali, come facevano un tempo i turisti più stupidi, e anche quando bisogna trasportarle, occorre andar cauti, perché possono facilmente subire delle lesioni interne.

A Curiose le Tartarughe delle Seychelles si riproducono tutto l’anno, ma il picco è fra ottobre e marzo, quando le piogge sono frequenti, e il terreno più facile da scavare.

Una volta fecondate, le femmine conservano lo sperma molto a lungo, e possono deporre anche a mesi di distanza, quando si sentono pronte e le condizioni atmosferiche sono perfette.

Per scavare il nido, ammorbidiscono spesso il suolo con litri d’urina. Poi da sotto la coda, una ad una, sbucano le uova. Delle palle bianche di 65-80 grammi, con 5-7 centimetri di diametro.

Vengo adagiate delicatamente, una sull’altra, in fondo alla buca, con le zampe posteriori.

Il loro numero è molto variabile.

In genere si tratta di 9-21 uova, ma anche di più se la femmina ha una buona taglia, e al limite una sola, quando si tratta della prima volta.

Anche gli intervalli fra un ciclo riproduttivo e l’altro, dipendono dall’età, dall’alimentazione, e dalla salute della femmina, e variano fra i 6 mesi e i 2 anni.

Conclusa la deposizione, mamma tartaruga rimette nella buca il terriccio rimosso, spiana accuratamente il suolo col piastrone, e vi trascina sopra le foglie e materiale che vede intorno, affinché nulla possa svelare la presenza del nido.

Questo è l’ultimo atto d’amore, perché poi, quando parte, dei piccoli non se ne occuperà più.

L’incubazione è affidata alla temperatura del suolo. A Curiose occorrono in genere 90-110 giorni.

Quando hanno completato il loro sviluppo, i piccoli perforano anzitutto l’uovo col “ dente ”, un ispessimento corneo tagliente destinato a cadere ben presto.

Poi occorrono diverse ore perché, sotto la spinta dei polmoni, la corazza si dilati, frantumando il guscio.

Lo mangiano a frammenti. Si fanno strada, sbadigliando fra uno sforzo e l’alto, e alla fine riescono a liberarsi del guscio e a rompere il cordone vitellino.

In genere i bebè tartaruga sbucano dalla terra dopo 1-2 giorni di sforzi, ma quando le condizioni atmosferiche non sono propizie, possono aspettare tranquillamente nel buio anche 6 mesi.

Purtroppo una buona metà delle uova non sono feconde, e ancor prima della nascita i predatori sono di ronda.

Il più temibili sono i Granchi terrestri, ( Cardisoma carnifex ), veri e propri carnefici, come suggerisce il nome latino.

Si nutrono prevalentemente di vegetali. L’esemplare qui accanto, per esempio, non scappava nemmeno al mio arrivo, per paura di perdere il frutto di mangrovia che gli era appena caduto a sinistra della tana. Ma hanno un debole per le uova di tartaruga.

Abili come sono nello scavo, raggiungono i nidi sotto terra e fanno stragi.

Un’ultima curiosità. Durante l’incubazione è la temperatura che determina il sesso delle Tartarughe delle Seychelles.

Era lo stesso coi dinosauri. E pare si siano estinti proprio perché, a causa di un repentino cambiamento climatico, nascevano solo maschi.

Testo e foto Giuseppe Mazza

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© Giuseppe Mazza

Vietata la riproduzione anche parziale delle foto e del testo senza il permesso scritto dell’autore.

Un particolare ringraziamento all’Ufficio del Turismo delle Seychelles e all’Air Seychelles.

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