Sitta whiteheadi

Famiglia : Sittidae

 

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Testo © Pierandrea Brichetti - Ornitologo

 

 

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Maschio di Picchio muratore corso (Sitta whiteheadi) © Pierandrea Brichetti

Il Picchio muratore corso ( Sitta whiteheadi - Sharpe, 1884) è un uccello appartenente alla sottoclasse dei Neorniti (Neornithes), ordine dei Passeriformi (Passeriformes), famiglia dei Sittidi (Sittidae). Questo uccello, scoperto in Corsica nel 1883-84 da John Whitehead, appartiene al gruppo dei picchi muratori di origine pan-mediterranea, composto, oltre che dal Picchio muratore corso, dal Picchio muratore di Krueper ( Sitta krueperi ), distribuito in Europa sud-orientale e Asia sud-occidentale e dal Picchio muratore della Kabilia ( Sitta ledanti ), specie endemica delle montagne dell’Algeria settentrionale, sorprendentemente scoperta solo nel 1975 sullo Djebel Babor. Gli appartenenti a questa famiglia hanno modeste dimensioni, struttura corporea tozza e massiccia, coda corta, piumaggio soffice, testa piuttosto grossa e un poco appiattita, becco forte e diritto. Le zampe robuste e le unghie arcuate permettono a questi arrampicatori qualsiasi tipo di spostamento lungo tronchi e rami e, per alcune specie, sulle superfici rocciose e murarie. Scendono a terra poco di frequente, dove si muovono a saltelli. Il volo è ondulato e di solito sviluppato su brevi distanze.

Zoogeografia

Specie endemica della Corsica, dove vive esclusivamente sui principali rilievi montuosi, con una distribuzione che ricalca quella del Pino laricio ( Pinus nigra laricio ), specie arborea diffusa dalla Foresta di Tartagine a nord a quella dell’Ospedale nell’estremo sud, oltre che sulle montagne di Cagna. Questo Sittide è strettamente sedentario e, pur manifestando una spiccata territorialità anche al di fuori del periodo riproduttivo, può compiere in inverno spostamenti verticali verso i fondovalle, raggiungendo a volte le zone costiere dell’isola. Gli individui più mobili sono i giovani ed i soggetti non accoppiati. La popolazione globale del Picchio muratore corso è stata valutata in circa 2000 coppie, la cui sopravvivenza è legata a quella di una gestione forestale che non preveda la frammentazione dell’habitat e l’abbattimento degli alberi morti e marcescenti, per altro già minacciati dagli incendi e dall’azione naturale delle valanghe. La stessa superficie forestale complessiva del Pino laricio potrebbe ridursi in relazione al riscaldamento del clima.

Habitat-Ecologia

Il Picchio muratore corso per la riproduzione è strettamente legato alle foreste montane di Pino laricio ( Pinus nigra laricio ), soprattutto ai settori aperti ricchi di alberi maturi e di tronchi morti o marcescenti ancora in piedi. Le massime densità di coppie si rilevano tra 1000 e 1600 m (con punte massime tra 1100-1500 m), mentre densità inferiori si riscontrano più in basso, in boschi misti di Pino laricio, Abete bianco e Faggio o in fustaie di Pino marittimo a quote di 750-1000 m.

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Maschio con l’imbeccata all’ingresso del nido e piccoli in attesa a destra. In alto un giovane maschio © Brichetti

Nelle foreste allo stato naturale con notevole presenza di tronchi morti, tra i 1100-1500 m di altitudine, il Picchio muratore corso raggiunge una densità media di 1,13 coppie per 10 ettari (con punte massime di 1,5 coppie nei settori ottimali), mentre a quote inferiori, dove il Pino laricio entra in associazione con il Faggio o il Pino marittimo, la densità media decresce sensibilmente a 0,24 coppie per 10 ettari.

Morfofisiologia

Di piccole dimensioni, raggiunge in lunghezza i 12 cm, con un’apertura alare di 21-22 cm ed un peso di 12-14 g. Gli abiti sessuali sono poco differenziati, quelli stagionali sostanzialmente simili. Il maschio si riconosce per il vistoso sopracciglio bianco in contrasto con la sommità del capo nera, quest’ultima di colore grigio scuro nella femmina. Le parti inferiori bianco-fulve, quelle superiori grigio-bluastre; la coda ha timoniere laterali nere con apice bianco.

Le vocalizzazioni più caratteristiche e distintive sono identificabili con un trillo forte e prolungato, composto da una rapida sequenza di circa 15 note al secondo, mentre nei momenti di eccitazione emette richiami più aspri e nasali. L’alimentazione è vegetale in inverno (semi di Pino laricio) e animale nella buona stagione (insetti e ragni). Il cibo viene ricercato alla maniera delle cince (Paridae) tra la corteccia dei tronchi ed i ciuffi di aghi di pino, soprattutto di quelli di Pino laricio.

Etologia-Biologia riproduttiva

Tra la metà di aprile e la prima decade di maggio costruisce un nido nella cavità di un albero, utilizzando spesso un vecchio foro di Picchio rosso maggiore che, paradossalmente, rappresenta anche uno dei predatori più temibili di uova e nidiacei.

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Maschio e femmina a confronto. In quest’ultima, a destra, il colore della parte superiore del capo è quasi simile a quello del dorso © Pierandrea Brichetti

I nidi sono situati di norma in tronchi secchi o marcescenti di Pino laricio, ad un altezza media di circa 10 m dal suolo, con estremi di 1,6 e 26 m. La base del nido è costituita da aghi di pino e trucioli legnosi, mentre l’interno della coppa è foderato con piume e crini. Vengono deposte di solito 5-6 uova bianche finemente macchiettate di bruno-ruggine, alla cui incubazione provvede la femmina. I piccoli divengono atti al volo a 22-24 giorni di età. A differenza del Picchio muratore ( Sitta europaea ) non restringe il foro d’ingresso del nido con il fango. Territoriale durante tutto l’anno, in inverno, per la ricerca del cibo, si associa spesso ad altre specie, come la Cincia mora ( Parus ater ). Il territorio di nidificazione si estende in genere per 7-10 ettari, anche se gran parte delle attività di ricerca del cibo avvengono in un’area centrale di 4-6 ettari. La distanza media riscontrata tra i nidi attivi è di 290 m, con estremi di 210 e 390 m.

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Tipologie di tronchi di Pino laricio, morti o marcescenti, utilizzati per la costruzione del nido (indicato dalla freccia). I tipi maggiormente utilizzati sono i primi tre da sinistra. Nella foto a destra, in alto, si nota il foro d’ingresso di un nido ed il buco praticato dal Picchio rosso maggiore per predare i nidiacei © Pierandrea Brichetti

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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