Spathiphyllum blandum

Famiglia : Araceae

Testo © Pietro Puccio

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Specie poco diffusa con insolita spata verde © G. Mazza

Lo Spathiphyllum blandum Schott (1857) è originario delle foreste umide del Belize, Guatemala ed Honduras.

Il nome generico è la combinazione dei termini greci “spatha” = spata e “phyllon” = foglia con riferimento alla spata dell’infiorescenza che ha l’aspetto di una foglia.

Il nome della specie è il termine latino “blandum” = attraente, piacevole.

Specie erbacea acaule sempreverde presenta foglie ellittico-oblunghe di 20-35 cm di lunghezza e 10-20 cm di larghezza su sottili piccioli lunghi 20-40 cm.

L’infiorescenza è costituita da una spata a forma di foglia, con apice appuntito, lunga circa 18 cm e larga 6-8 cm, di colore verde chiaro e da uno spadice di colore bianco crema lungo 5-8 cm.

I fiori sono ermafroditi protogini (lo stigma, la parte femminile, è ricettivo prima della maturazione degli stami, ciò impedisce l’autofecondazione).

I frutti sono bacche contenenti semi oblunghi pressoché reniformi.

Si riproduce per seme e per divisione.

Specie poco diffusa è coltivabile all’aperto nelle zone a clima tropicale e subtropicale umido in posizione ombreggiata, altrove deve essere coltivata in vaso su substrati aerati, drenanti e ricchi di sostanza organica e va collocata in luogo con luce diffusa, il sole diretto può danneggiare le foglie, e senza correnti d’aria; le temperature è bene si mantengano superiori ai 16°C, ottimali intorno a 20-24°C, senza brusche variazioni.

Le innaffiature devono essere frequenti, evitando sempre ristagni d’acqua che possono provocare marciumi, con il substrato che non deve mai asciugarsi completamente, l’umidità ambientale in presenza di aria secca ed elevate temperature, può essere eventualmente incrementata con nebulizzazioni utilizzando acqua a temperatura ambiente e non calcarea per evitare antiestetiche macchie sulle foglie. Tutte le parti della pianta contengono sostanze tossiche, in particolare ossalato di calcio, potenzialmente irritanti.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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