Spathiphyllum wallisii

Famiglia : Araceae

Testo © Pietro Puccio

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E’ una delle piante d’appartamento più diffuse © G. Mazza

Lo Spathiphyllum wallisii Regel (1877) è originario delle foreste della Colombia e Venezuela dove cresce in aree particolarmente umide.

Il nome generico è la combinazione dei termini greci “spatha” = spata e “phyllon” = foglia con riferimento alla spata dell’infiorescenza che ha l’aspetto di una foglia; la specie è dedicata al botanico, esploratore e raccoglitore tedesco Gustav Wallis (1830-1878).

Nomi comuni: “peace lily”, “spathe flower”, “white flag”, “white sail”, (inglese); “fleur de lune”, “lis de la paix”, “spathiphylle de Wallis” (francese); “spatifillo” (italiano); “lirio-da-paz” (portoghese); “cuna de Moisés”, “bandera blanca”, “espatifilo”, “espatifilum” (spagnolo); “einblatt” (tedesco).

Specie erbacea sempreverde rizomatosa, acaule, cespitosa, con foglie oblungo-lanceolate ricurve di colore verde scuro lucido, piuttosto coriacee e dai margini ondulati, lunghe 10-25 cm e larghe 5-10 cm, su piccioli di pari o maggiore lunghezza.

Infiorescenza di lunga durata su un peduncolo lungo fino a circa 45 cm costituita da una spata bianca, tendente al verde al passare del tempo, concava e dall’apice appuntito, lunga 6-18 cm e larga 4-8 cm, e da uno spadice bianco crema lungo 4-10 cm; i fiori, leggermente profumati, sono ermafroditi protogini (lo stigma, la parte femminile, è ricettivo prima della maturazione degli stami, ciò impedisce l’autofecondazione); i frutti sono bacche ovoidi verdi lunghe circa 4 mm. Si riproduce per seme e divisione, industrialmente per micropropagazione.

Specie coltivabile all’aperto nelle zone a clima tropicale e subtropicale umido in posizione ombreggiata su substrati molto porosi ed organici. Altrove va coltivata in vaso e come tale è una delle piante da interno più diffuse con le sue varietà ed ibridi; necessita di substrati molto aerati, drenanti e ricchi di sostanza organica e va collocata in luogo senza correnti d’aria, luminoso, ma sopporta anche posizioni piuttosto ombrose, evitando anche occasionali e brevi esposizioni al sole diretto che danneggia facilmente le foglie; le temperature è bene si mantengano superiori ai 16°C, ottimali intorno a 20-24°C, senza brusche variazioni.

Le innaffiature devono essere frequenti, evitando sempre ristagni d’acqua che possono provocare marciumi, con il substrato che non deve mai asciugarsi completamente, e l’umidità ambientale piuttosto elevata, incrementata eventualmente con nebulizzazioni in presenza di aria secca ed alte temperature, utilizzando acqua a temperatura ambiente e non calcarea per evitare antiestetiche macchie sulle foglie.

Si adatta bene anche alla idrocoltura.

Tutte le parti della pianta contengono sostanze tossiche, in particolare ossalato di calcio, che possono provocare dermatiti per contatto in individui particolarmente sensibili e reazioni, anche gravi, se masticate ed ingerite.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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