Spirobranchus giganteus

Famiglia : Serpulidae

 

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Testo © Andrea Tarallo

 

 

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Conosciuto anche volgarmente, non a torto, come " Verme albero di Natale ", lo Spirobranchus giganteus balza subito all’occhio dei subacquei per i vistosi tentacoli bipinnati di vario colore che sbucano dalle madrepore © Giuseppe Mazza

Lo splendido verme polichete Spirobranchus giganteus, (Pallas, 1776), volgarmente conosciuto come verme “albero di Natale”, appartiene appunto al Phylum Annelida, alla classe Polichaeta, alla sottoclasse Sedentaria, alla infraclasse Canalipalpata, nell’ordine dei sabellidi, famiglia Serpulidae.

In realtà la filogenesi del gruppo non è chiara, anzi, essa è in continua evoluzione, e il dibattito scientifico è molto vivace riguardo all’argomento. Addirittura, se da un lato è ancora in dubbio se i policheti rappresentino un gruppo monofiletico o polifiletico, cioè se derivino o meno da un unico antenato comune, una parte vorrebbe elevarli a rango di Phylum.

Il genere Spirobranchus si traduce essenzialmente come “branchie a spirale”. È questa in effetti la caratteristica più evidente della sua morfologia, ed inoltre l’unica parte del corpo visibile dell’animale nel suo habitat naturale. Il termine specifico giganteus, “gigante”, si potrebbe riferire probabilmente al fatto che è uno dei policheti più grandi tra i serpulidi.

Zoogeografia

Spirobranchus giganteus è diffuso su tutta la costa atlantica tropicale e sub-tropicale del continente Americano, dal Golfo del Messico fino alle coste dell’Uruguay. É stato segnalato anche sulle coste africane del Mozambico e nel Mar Rosso, dal quale probabilmente, grazie al canale di Suez, ha invaso anche il Mar Mediterraneo.

Ecologia-Habitat

Il serpulide Spirobranchus giganteus vive in associazione obbligata di coralli vivi, all’interno dei quali costruisce il tubo, nel quale vivrà la quasi totalità del suo ciclo vitale. La relazione tra il corallo e il suo ospite Spirobranchus giganteus può essere considerata mutualistica, anche se è indubbio che i buchi prodotti dal polichete indeboliscono la struttura del corallo, specie alla morte del verme che lascia il buco vuoto, facilitando pertanto l’insediamento successivo di altri ospiti ancora più dannosi per il corallo. Dall’altro lato però la corrente prodotta dal ciuffo branchiale di Spirobranchus giganteus risulta anche in un aumento della corrente per i polipi del corallo, e quindi un incremento dell’apporto di materiale organico.

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A mano a mano che cresce, si fa strada all’interno del corallo penetrandolo fino a 20 cm. Questo ne protegge il corpo molle, ma in cambio, muovendo senza sosta l’acqua con le sue pinnule e ciglia, alimenta i polipi della madrepora e gli ucini, che usa per salire e scendere dal tubo, scacciano l’ Acanthaster planci che distrugge i reef : una simbiosi che puo durare decenni © Giuseppe Mazza

Oltrettutto è stato osservato che Spirobranchus giganteus, quando viene coperto dalla stella Acanthaster planci, ghiotto predatore di coralli, estroflettendo il ciuffo e gli uncini dell’opercolo riesce ad irritare a tal punto il predatore da indurlo a fuggire, fungendo così anche da protezione al corallo stesso.

Sebbene ancora non è chiaro il rapporto tra i due organismi è certo che la distribuzione di Spirobranchus giganteus non è casuale rispetto alla specie che colonizza, e anzi esiste una preferenza di insediamento su certe specie, scelta dettata anche dallo stato di salute del corallo da insediare.

Morfofisiologia

Spirobranchus giganteus, come tutti i policheti, possiede un corpo vermiforme diviso in una serie di segmenti che, capo e porzione posteriore a parte, possiedono ognuno le stesse strutture, e ogni segmento è identico all’altro. A questa caratteristica è dovuto uno dei nomi volgari “segmented worms” (vermi segmentati). Questa specie possiede sette segmenti toracici. Siccome l’animale conduce la sua vita permanentemente in un tubo calcareo le strutture per il movimento sono ridotte ad uncini usati per aggrapparsi alle pareti interne del tubo. Il prostomio, cioè il segmento anteriore, è l’unica parte visibile dell’animale, e consiste in due ciuffi molto vistosi e vivacemente colorati, dal bianco, all’arancione, al blu. Grazie a questi ciuffi, che fungono sia da organo respiratorio che da filtro per catturare le particelle di materiale organico in sospensione, sono facilmente riconoscibili.

La struttura fine dei ciuffi è molto particolare: consiste in tentacoli bipinnati che portano moltissime ciglia. Assieme pinnule e ciglia creano una corrente che permette l’ottimizzazione del lavoro di setaccio dell’intera struttura. Il ciuffo è una struttura fissa e l’animale produce una sostanza mucillaginosa per lubrificare il tubo e che gli permette di rintanarsi velocemente se viene disturbato. Tipicamente l’animale riemerge circa un minuto dopo e molto lentamente per testare se il pericolo è passato.

Etologia

Spirobranchus giganteus, essendo un polichete tubicolo, cattura le particelle di cibo sospese nella colonna d’acqua con il suo prostomio modificato. Le ciglia laterofrontali sfiorano la superficie frontale delle pinnule, generando così una corrente di alimentazione che entra da sotto la corona tentacolo e esce sopra la corona del tentacolo. Grazie a dei movimenti a spirale o ad U dei tentacoli, le due correnti sono nettamente separate.

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La riproduzione è complessa. Quando è giunto il momento di fissarsi all’ospite, le larve planctoniche sentono l’odore di sostanze secrete dai conspecifici, garanzia di un buon idrodinamismo del luogo © Giuseppe Mazza

Tuttavia, i tentacoli di Spirobranchus giganteus sono disposte in modo da non lasciare spazi vuoti cospicui. Se l’acqua viaggia come nelle altre specie di serpulidi, la stessa acqua viene filtrata più volte, risultando in un meccanismo inefficiente. Molto probabilmente, qualche altro fattore nel comportamento o nelle correnti ambientali in natura devono impedire la filtrazione multipla della stessa acqua. Test in laboratorio e nel loro habitat naturale hanno portato a formulare l’ipotesi che questa specie fa molto più affidamento sulle corrente ambientali per la nutrizione.

Biologia riproduttiva

Spirobranchus giganteus ha un ciclo vitale indiretto, come tutti i lofotrocozoi, un raggruppamento che comprende molti Phylum di animali compresi i molluschi. Questo significa che la prima fase del ciclo vitale è quella larvale.

Nel caso specifico una larva planctonica passa attraverso una serie di trasformazioni fino a che non trova un luogo nel quale potersi fissare. Il luogo è scelto in base all’idrodinamismo dell’area, ma la presenza di conspecifici sembra essere determinante. La larva, attratta dalle sostanze escrete dagli adulti, trova il suo posto integrando tutti i segnali che riesce a percepire dalla superficie del luogo da colonizzare. A questo punto la larva può subire la sua ultima e più drammatica metamorfosi, diventando un animale benthonico e sessile. Comincia a costruire una tubo mucopolisaccaridico che verrà sostituito col tempo da uno calcareo. A mano a mano che l’adulto cresce, esso si fa strada all’interno del corallo, all’interno del quale può penetrare anche fino a 20 cm e vivere anche diverse decine d’anni.

Gli adulti rilasciano contemporaneamente uova e spermi nella colonna d’acqua, dove avviene l’incontro casuale tra i gameti. La fertilizzazione dell’uovo produce la prima fase larvale all’incirca nel giro di 24 ore.

Sinonimi: Cymospira bicornis Abildgaard, 1789; Cymospira cervina Quatrefages, 1866; Cymospira gigantea Pallas, 1766; Cymospira megasoma Quatrefages, 1866; Cymospira rubus Quatrefages, 1866; Olga elegantissima Jones, 1962; Penicillum marinum Seba, 1758; Pomatoceros oerstedi Voss & Voss, 1955; Serpula (Cymospira) gigantea Pallas, 1766; Serpula (Galeolaria) gigantea (Pallas, 1776); Serpula bicornis (Abildgaard, 1789); Serpula gigantea Pallas, 1766; Spirobranchus (Cymospira) giganteus (Pallas, 1776); Spirobranchus giganteus giganteus (Pallas, 1766); Spirobranchus giganteus microceras Mörch, 1863; Spirobranchus giganteus tricornis Mörch, 1863; Spirobranchus megasoma (Quatrefages, 1866); Spirobranchus tricornis Mörch, 1863; Terebella bicornis Abildgaard, 1789.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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