Sterna paradisaea

Famiglia : Charadriidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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La Sterna paradisaea migra da un polo all’alto coprendo 90.000 km all’anno © G. Colombo

Erik Pontoppidan storico, antiquario nonché Vescovo danese, nel 1763 classificò questo uccello distin- guendolo dalla molto simile Sterna comune ( Sterna hirundo ) ma la storia ricorderà questo personaggio molto di più per la sua fantasia naturalistica che non per la conoscenza tecnica della materia ornitologica.

Infatti qualche tempo prima di quella data, raccolse testimonianze e avventure naturalistiche fantasiose che inserì in un libro che parlava di mostri marini di cui ormai, in una fase illuminista del mondo occidentale, si dubitava della reale esistenza.

Descrisse il mostruoso serpente di mare che provocava onde gigantesche, il kraken il cefalopodo gigante che trascinava le navi in fondo al mare, il mermen e la mermaid gli esseri metà uomo e metà pesce e lo raccontò con tale convinzione che per decenni ancora e fino a metà 900 si credette della loro esistenza.

La Sterna artica o Sterna codalunga ( Sterna paradisaea – Pontoppidan, 1763 ) non aveva certamente nulla di fantasioso a quel tempo ma secoli dopo, con i mezzi messi a disposizione dalla moderna tecnologia, si è capito che il Pontoppidan aveva inconsciamente classificato un uccello le cui capacità aeree avrebbero lasciato un segno nella storia naturalistica, proprio come le sue bestie immaginarie.

Questa rondine di mare appartiene all’ordine dei Charadriiformes ed alla famiglia dei Laridae e si caratterizza principalmente per la frequentazione di aree particolarmente fredde.

E’ facile parlare di migrazione in un mondo dove gli esseri che ne sono coinvolti si chiamano uccelli e la quasi totalità di essi ha ali adatte al volo.

C’è chi migra sulla rotta nord-sud sfuggendo nella brutta stagione a temperature che diventano insopportabili, chi dall’alto in basso scendendo in valli da montagne altissime per sopravvivere agli stenti invernali, chi attraversa oceani per raggiungere isole su cui nidificare e chi, nell’ambito di vasti continenti, si sposta in tutti i sensi seguendo la stagione delle piogge.

Tra questi migratori alcuni voleranno per brevi tratti, altri per distanze molto lunghe ma mai nessun altro uccello riuscirà ad assommare le incredibili distanze che questa piccola sterna percorrerà nella sua vita.

A circa un mese dalla nascita, avvenuta su qualche spiaggetta della tundra artica, questo uccello si mette in volo e si fermerà solo dopo un anno quando ritornerà sui propri passi per cercare un luogo per nidificare. Alcuni di loro lo faranno in anni successivi bighellonando ancora di più per mari ed oceani. Volerà incessantemente verso sud fino in Antartide sul bordo della banchisa polare e sui mari prospicienti ma seguendo itinerari stravaganti che la porterà in ogni angolo del mondo, coprendo percorsi annuali anche di 90.000 km.

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Eccola, per nidificare nell’estate artica. Si nutre di piccoli pesci con grande maestria, tuffandosi da una decina di metri dalla superficie ed immergendosi anche totalmente © Gianfranco Colombo

Nessun altro uccello fa di meglio ! Se consideriamo che questo essere è molto longevo ed è in grado di vivere facilmente oltre venti anni, un semplice calcolo porta ad un totale di ben oltre 2 milioni di chilometri percorsi da questo uccello nella sua vita. E pensare che pesa meno di 100 g.

Due primati invidiabili, la maggior distanza percorsa da un essere volante ed il maggior numero di ore di sole godute fra tutti i suoi simili. Gode infatti di 24 ore di luce al giorno nella nostra estate Artica e di altrettante in Antartide durante l’estate australe.

La sterna artica migra standosene ben al largo dalla costa per cui è raro osservarla in migrazione. I primi esploratori antartici avevano segnalato la presenza di questi uccelli in quelle terre lontane durante l’estate australe, uccelli simili a quelli che si riproducevano nei loro paesi natii ma si ponevano umanamente dei dubbi se fossero gli stessi. La conferma sul tragitto e le distanze percorse si è potuta avere solo attraverso l’ausilio dei moderni rilevatori satellitari.

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Nidifica in tundre desolate, arenili sassosi, sponde di corsi d’acqua, praterie brulle, fianchi di colline che costeggiano fiordi e vari luoghi abitati dell’Islanda o della Groenlandia © Gianfranco Colombo

Si è così avuta certezza di sterne inanellate in Inghilterra ritrovate a tre mesi dall’involo in Australia, altre della Groenlandia ritrovate dopo quattro mesi in Sud Africa e di un gruppo di giovani inanellati in Olanda e seguiti in un itinerario da fantasia che li ha portati lungo l’Atlantico fino al sud Africa poi fino all’Australia e la Tasmania, con una virata verso sud fino alla banchisa Antartica e costeggiando i ghiacci fino all’estremo sud dell’oceano Atlantico per riprendere poi la strada di ritorno fino al luogo natio.

L’etimologia del genere Sterna, usato abitualmente sia nel termine scientifico sia in molti nomi volgari, deriva dall’antico norvegese “terne” e svedese “tӓrna”.

Più accattivante la definizione di “paradisaea”, un termine latino mutuato dall’antico greco “paradeisos” ma derivato a sua volta dal primitivo persiano “pairi-daeza”, che con questo appellativo definiva “la terra del piacere dei Re Persiani”. Un riferimento per descriverne la delicatezza, la signorilità, la leggerezza e l’eleganza del volo di questo uccello.

Altri nomi popolari sono: Arctic Tern in inglese, Küstenseeschwalbe in tedesco, Charrán ártico in spagnolo, Sterne arctique in francese, Andorinha-do-mar-árctica in portoghese ed un simpatico Kyokuajisashi in giapponese.

Zoogeografia

La sterna codalunga nidifica nella fascia artica dell’emisfero boreale, scendendo a latitudini più meridionali solo in Inghilterra, sulle coste del mare Baltico e sulle sponde Atlantiche sud orientale del Canada.

E’ in pratica la corrispondente artica della più comune rondine di mare ( Sterna hirundo ) tanto frequente nelle zone temperate del pianeta e con la quale sovrappone gli areali nei punti di contatto.

Tenendo in considerazione la posizione remota dei luoghi di nidificazione, quelli toccati dalla lunghissima migrazione ed assommati all’imprevedibile peregrinare sulle rotte di tutto il mondo, si può affermare che questo uccello sia presente, nelle diverse stagioni, in tutti i mare ed oceani del nostro pianeta.

La sterna artica arriva sui luoghi di nidificazione nel tardo mese di maggio ma anche in pieno giugno e rimane sul territorio di riproduzione dilatando nel tempo le partenze secondo le latitudini, fino a settembre inoltrato.

Per quanto breve il suo soggiorno in questi luoghi, questa sterna usufruisce di un numero di ore di luce giornaliera eccezionale che la facilita notevolmente nella crescita della prole. Da questo mese inizierà di nuovo quell’instancabile peregrinare verso sud che durerà fino al maggio successivo quando l’istinto la riporterà di nuovo sui territori natii.

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Un maschio di vedetta sorveglia gli eventuali predatori © Gianfranco Colombo

Ecologia Habitat

Quando a terra per la nidificazione frequenta tundre desolate, arenili sassosi, sponde di laghetti e di corsi d’acqua, praterie brulle, fianchi scoscesi di colline che costeggiano fiordi e, in luoghi abitati come l’Islanda o la Groenlandia, anche nei prati a ridosso di fattorie o ricoveri per animali.

Morfofisiologia

Le differenze che distinguono la codalunga dalla sterna comune ( Sterna hirundo ), sono pochissime e difficilmente rilevabili quando in volo. Solo l’occhio esperto e tanti anni di esperienza specifica su questa specie, riescono a dare garanzia di una corretta classificazione dell’animale che state osservando. Vi è un detto fra gli ornitologi, quando impossibilitati a classificare con esattezza quale delle due specie hanno di fronte, che identifica scherzosamente questa difficoltà. Dicono beffardamente che si tratta di una "Commic Tern" un mix fra sterna comica o comune, evitando così ogni rischio di confusione ed una eventuale pessima figura.

La sterna artica è un uccello di 40 cm di lunghezza, con un peso di circa 100 g ed un’apertura alare di 75 cm, una misura che da sola è sufficiente a far capire come è facilitata nel volo.

Ha ali slanciate a forma di falce, tipiche degli uccelli migratori, una forma che favorisce l’aerodinamica e la portanza in volo planato, permettendo lo sfruttamento della minima brezza senza alcuna fatica.

In abito nuziale la colorazione generale è di un grigio azzurrognolo molto tenue, più accentuato sulle ali mentre il petto ne mostra solo una traccia. In certi individui questa sfumatura grigia sul petto è abbastanza accentuata.

Il corpo molto slanciato e la coda alquanto biforcuta, sono invece di un bianco candido.

Sulla testa porta un cappuccio nerissimo che partendo dalla fronte e rimanendo al di sopra della linea degli occhi, scende a coprire la nuca. Il becco è di colore rosso sangue, come pure le zampe palmate. Non c’è dimorfismo sessuale. Durante l’inverno il cappuccio nero scompare sulla parte frontale e diviene semplicemente una macchia bilaterale che partendo dai globi oculari si riunisce sulla nuca. Il becco e le zampe divengono nerastre.

Le differenze più evidenti con la sterna comune, sempre di difficilissima rilevazione e verificabili solo osservando contemporaneamente le due specie, si possono riassumere in tre punti.

Nella sterna comune il becco è di colore rosso più scuro con la punta generalmente nera. Le zampe sono leggermente più lunghe anche se entrambe quando a terra ne sembrano sprovviste tanto sono corte. Il petto della comune è completamente candido. Purtroppo quasi nulla da fare quando sono in abito invernale anche se gli habitat difficilmente si sovrappongono.

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Anche l’uomo, come tutti gli intrusi, è attaccato senza paura con sonore beccate dolorosissime, spesso sanguinanti © Gianfranco Colombo

Altra specie molto simile ma più facile da riconoscere è la sterna rosata o di Dougall ( Sterna dougallii ) che ha i fianchi leggermente rosati ed il becco nerastro. In certi casi il miglior conforto sulla classificazione della sterna artica è dato dalla localizzazione dell’avvistamento. Più ci si trova vicini alle calotte polari e più probabile si tratti di una sterna artica.

Ma anche di questa certezza occorre spesso dubitare, vista la presenza nei mari polari dell’emisfero australe di tre specie alquanto simili, la Sterna hirundinacea, la Sterna vittata e la Sterna virgata.

Etologia-Biologia riproduttiva

La Sterna codalunga è fra le piccole sterne, la più temeraria ed aggressiva quando in difesa del territorio e del nido. Questa caratteristica fa si che molti altri uccelli spesso si aggreghino a queste colonie per poter usufruire della difesa creata da questo mutuo soccorso.

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Femmina corteggiata al suolo. In Europa arriva in maggio-giugno e parte in settembre © G. Colombo

Parlare di aggressività è dir poco per questo uccello. Tutte le aggregazioni animali formano istintivamente una forza di difesa quando si sentono aggredite da persecutori esterni ma vi sono dei limiti oltre i quali nessun essere osa oltrepassare per non mettere a rischio la propria incolumità.

Nella sterna codalunga questo limite è ben superato ed a volte è perfino impressionante. La sterna attacca tutti gli intrusi che mettono a repentaglio la sicurezza del suo territorio, indistintamente dalla dimensione e dalla aggressività del predatore ma a volte eccede senza ragione ed inspiegabilmente.

Vengono assalite pecore e mucche, cani e gatti, cavalli ed animali selvatici nonché uccelli di rapina ma anche oche, anatre e gabbiani. Proprio tutti, inesorabilmente, perfino noi umani.

E’ sufficiente transitare vicino al loro territorio anche a bordo di una vettura che subito si viene assaliti da ogni parte da nugoli di queste rondini, con il rischio di vedersele entrare anche dai finestrini.

Arrivano da ogni parte, volando rapidissime e quasi invisibili, trasportate dalle fortissime folate di vento, con picchiate vertiginose a volo battuto e colpiscono con una precisione assoluta la testa con il loro becco appuntito. Dimostrano con beccate sonore e dolorosissime e spesso sanguinanti, il loro modo di accogliere i visitatori.

La sterna artica si nutre di piccoli pesci che pesca con grande maestria tuffandosi da una decina di metri dalla superficie ed immergendosi anche totalmente. Pesca anche sfiorando delicatamente la superficie ed acciuffando con precisione piccoli animaletti o crostacei galleggianti e quasi invisibili all’occhio umano. Sui luoghi di nidificazione rincorre anche insetti catturandoli in volo o raccoglie sulla battigia piccoli granchi e altri molluschi marini.

La maturità sessuale della sterna artica viene raggiunta dopo il terzo anno di età anche se d’abitudine ritorna nei luoghi natii ogni anno seppur non nidificando. La coppia è stabile e si pensa duri per tutta la vita. Ciò non toglie che i partner al loro arrivo nel territorio di nidificazione, procedano all’usuale corteggiamento, naturalmente aereo, che prevede voli in parata con l’offerta di minuti pesciolini alla femmina.

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Il nido è un semplice avvallamento del terreno, con in genere 1-2 uova covate per un mese © G. Colombo

La scelta del nido è cosa facile visto che in pratica si tratta di una leggera depressione del terreno senza alcun apporto di materiale se non a volte piccoli sassi, alghe o legnetti che la femmina porta vicino al nido mentre è in cova.

La sterna artica non è molto prolifica visto che depone solo una o due uova e molto raramente tre, considerata la vita avventurosa e soggetta a rischi a cui è abitualmente sottoposta.

La cova dura circa tre settimane ed il compito è suddiviso fra i partner ma la loro aggressività verso chiunque attraversi la loro aerea li porta spessissimo ad allontanarsi anche di pochi minuti dal nido per cui la schiusa può arrivare anche dopo oltre 30 giorni.

I piccoli nascono con un piumino folto e ben criptico e lasciano quasi subito il nido per spostarsi a pochissima distanza, giusto per raggiungere qualche lichene o ciuffetto di erba per mimetizzarsi. Si involano e si rendono indipendenti dopo altre tre settimane.

I nemici naturali sono molti, in particolare dal cielo ed includono labbi, skua, mugnaiacci e zafferani ma anche volpi, donnole, gatti e topi.

Anche a fronte di questa situazione, assommata alla poca prolificità, la specie è considerata abbondante e non è quindi inclusa tra le specie a rischio.

Sinonimi

Sterna macrura - Nitzsch, 1820; Sterna arctica - Temminck, 1820; Sterna argentata - Brehm, 1822; Sterna brachytarsa - Graba, 1830; Sterna oceani - Brehm, 1831; Sterna senegalensis - Swainson, 1837; Sterna pikei - Lawrence, 1853; Sterna longipennis - Coues, 1872: Sterna portlandica - Ridgway, 1874.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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