Streptopelia decaocto

Famiglia : Columbidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Ecco il generale Streptopelia decaocto, detto sul campo Tortora dal collare o Tortora orientale © Giuseppe Mazza

Si può facilmente paragonare la campagna di conquista dell’Europa da parte di questo uccello di origine asiatica, ad un piano militare di occupazione ben dettagliato e programmato. Un movimento graduale, metodico, continuo, senza scossoni o puntate improvvise a lungo raggio ma inesorabile e totale.

Nelle prime decadi del XX secolo, l’unico caposaldo in Europa della tortora dal collare orientale, era una piccola colonia che nidificava sulle sponde del Danubio, nel tratto sud balcanico e per tanti anni nulla faceva pensare a quello che sarebbe poi accaduto.

Negli anni ‘30 si videro le prime avvisaglie con colonizzazioni verso nord in un largo abbraccio circolare che avrebbe poi avvolto da ovest l’intera Europa e parte della costa mediterranea dell’Africa.

Nel 1947 raggiunsero l’Olanda, nel 1948 la Danimarca, nel 1949 in Svezia, nel 1952 in Belgio e nello stesso anno il primo esemplare fu avvistato in Inghilterra, nel 1955 si ampliò l’areale britannico e nel 1957 raggiunse la Scozia e poi scendendo via via a sud in tutte le nazioni europee.

In Italia la vera esplosione si ebbe nella seconda metà degli anni 60 ma fu più repentina del solito, forse perché con una manovra a tenaglia, venne attaccata sia da est che da ovest ed in pochissimi anni divenne uno dei territori più abitati da questa nuova specie.

Infine negli anni 70 ha completato l’invasione occupando l’ovest della Francia, la penisola Iberica, l’Irlanda, il nord della penisola scandinava e la fascia ad est dall’Ucraina alla Finlandia. E’ stata avvistata anche nella Terra di Francesco Giuseppe e Svalbard.

L’ultimo studio approfondito e completo sulle popolazioni aviarie nidificanti nel continente europeo, risalgono a circa una ventina di anni orsono e quantificavano in oltre 11 milioni di coppie le tortore dal collare orientali presenti sul nostro continente.

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Ed ecco le sue truppe, in bell’ordine, pronte per la conquista del mondo © Gianfranco Colombo

Un numero grandioso che già superava di poco quello della nostra tradizionale Tortora migratrice dall’Africa ( Turtur turtur ) ma assolutamente imparagonabile con quello della popolazione attuale stimata da alcuni ad oltre 50 milioni di esemplari.

La nostra Tortora dal collare o Tortora orientale ( Streptopelia decaocto - Frivaldszky, 1838) è un uccello appartenente all’ordine dei Columbiformes ed alla famiglia dei Columbidae, fresco invasore del nostro territorio ma ormai di diritto annoverato fra le specie appartenenti alla nostra fauna locale.

Era abitudine nel secolo scorso tenere in gabbia delle tortore dal collare, uccelli molto timidi ma facilmente addomesticabili ed allevabili, molto simili a questa tortora ma appartenenti ad un’altra specie molto simile, la Tortora dal collare africana ( Streptopelia risoria ). Specie pressoché indistinguibile dall’altra, oltretutto per la facile ibridazione.

L’etimologia del genere Streptopelia trae origine dall’antico greco.

Deriva infatti da "streptos" = collare e "peleia" = tortora appunto per il semi collare che le cinge la nuca; la specie decaoto ha invece una derivazione mitologica alquanto triste quanto è il suono del suo lamentoso canto.

Narra la storia di una serva dell’antica Grecia che lavorava instancabilmente tutti i giorni effettuando i lavori più umili e faticosi, ricevendo come paga solo 18 pezzi di moneta all’anno.

Le sue amare e continue lamentele furono ascoltate dagli Dei che per liberarla dalla schiavitù la trasformarono in un uccello che avrebbe però ripetuto il medesimo e lamentoso canto per rammentare le vicissitudini in vita.

"Decaocto" dall’unione dei due termini latini “deca””=dieci e “octo” = otto per rammentarne appunto l’amarezza in terra.

Infatti il suo verso contempla la ripetizione della terzina "ku kùùùù ku", accentata sul secondo suono, per sei volte per un totale di 18 sillabe.

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Un tempo l’areale di questo uccello andava dal Medio Oriente fino alla Manciuria. All’inizio del XX secolo, quatta quatta, senza troppo clamore, la tortora dal collare si affaccia sul Danubio, nel 1947 occupa come testa di ponte l’Olanda, l’anno seguente la Danimarca, nel 1949 la Svezia, nel ’52 il Belgio e l’Inghilterra, nel ’57 la Scozia © Giuseppe Mazza

In Europa, paese di adozione, questa tortora viene chiamata in inglese Eurasian Collared-Dove, in tedesco Türkentaube, in spagnolo Tórtola Turca, in francese Tourterelle turque ed in portoghese Rola-turca.

Come si può notare, tutti i nomi volgari rammentano la sua origine medio Orientale.

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Puntando a Sud, nella seconda metà del XX secolo conquista poi l’Europa mediterranea: Italia, Francia e Spagna fino alle coste africane, mentre sul fronte Nord cadono sotto il suo becco la Scandinavia, parte dell’Ucraina e la Finlandia con occasionali presenze nella Terra di Francesco Giuseppe ed alle isole Svalbard © Giuseppe Mazza

Zoogeografia

L’areale originale di questo columbide è l’area temperata secca asiatica che corre dal Medio Oriente fino alla Manciuria con un’escursione verso sud solo nel subcontinente indiano.

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Ed eccola qui, opportunista e urbanizzata, nei giardini pubblici, concorrente di merli, piccioni e passerotti © Giuseppe Mazza

Manca nella Cina meridionale, penisola Indocinese, Indonesia ed Australia.

E’ presente sulla costa mediterranea africana ed anche nel nord e centro America, dove è stata introdotta nella seconda metà degli anni 70.

In effetti i nuovi territori occupati sono di gran lunga più vasti dell’area originariamente coperta, con conseguenze dirette sulla consistenza delle popolazioni.

Sono state classificate due sottospecie la Streptopelia decaocto decaocto, la sottospecie colonizzatrice e la Streptopelia decaocto xanthocycla che occupa la parte più orientale dell’areale.

La specie è considerata stanziale anche se come si è visto, è molto propensa ad inspiegabili dispersioni territoriali.

Ecologia-Habitat

Come tutte le tortore anche quella dal collare ama territori secchi e semi aridi e spesso si inoltra addirittura in ambienti semidesertici ma con l’occupazione di nuovi territori strutturalmente diversi, non ha trovato alcuna difficoltà ad adattarsi alle nuove esigenze sia di ambiente che climatiche.

Anzi, ha occupato aree fortemente antropizzate, territori a coltivazione intensiva, con grandi allevamenti di animali, aree industriali, parchi e centri cittadini.

E’ ormai divenuta una comune presenza sui balconi di casa, nei giardini, sui tetti dimostrando un attaccamento più forte verso gli ambienti antropizzati che non nella campagna.

Ne ha tratto certo beneficio dalla grande disponibilità di alimenti e dal grande opportunismo che dimostra nel convivere e spartirsi il cibo con i passerotti, gli storni ed i merli ma ancor più con i piccioni ormai onnipresenti.

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Si nutre di granaglie, insetti e frutti, ma oggi col suo insistente “ku kùùùù ku” ripetuto 6 volte, come indica contando i suoni, il nome scientifico, tiene d’occhio l’uomo © Alvaro Dellera

Non ama zone boscose ed aree fortemente alberate e neppure aree di montagna tantomeno spoglie e prive di vegetazione.

Morfofisiologia

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Circa 30 cm di lunghezza, 150-200 g e 45 cm d’apertura alare. Colore della livrea "il tortora”, guarda caso il nome di questo ormai ben noto uccello © Giuseppe Mazza

La dimensione delle tortore del collare è quasi simile in ogni altra congenere. Circa 30 cm di lunghezza, 150-200 g di peso e 45 cm di apertura alare. Il colore della livrea è crema caffelatte molto attenuato e uniforme, con una leggera sfumatura più chiara sul petto ed il ventre. Il cosiddetto color “tortora” che ha preso appunto il nome dello stesso uccello.

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Caratteristico il nerissimo anello incompleto © Alvaro Dellera

Sul collo spicca un collarino nerissimo ad anello incompleto che ha dato il nome scientifico a questo genere.

La coda è discretamente lunga e mostra nella pagina inferiore delle penne una estesa colorazione biancastra con una larga fascia di color nero.

Gli occhi sono neri con forte nuance di rosso cupo non sempre visibile a distanza.

Non c’è differenza fra i sessi se non una leggerissima maggior dimensione nel maschio.

Anche i giovani hanno una livrea molto simile agli adulti pur mancando in parte del collarino nero che si evidenzia con l’età.

Zampe corte e robuste di color rosso vinaccia.

Ecologia-Biologia riproduttiva

Non è raro vedere nidificazioni di tortora anche in pieno inverno in special modo in aree antropizzate e agricole dove non manca mai il cibo.

Al contrario della Tortora africana ( Turtur turtur ) che durante la brutta stagione se ne scappa nell’Africa profonda, quella dal collare ha imparato a convivere con qualsiasi situazione metereologica restando indifferente anche a forti nevicate o a temperature molto ridotte.

Del resto questi columbidi sono forniti di uno strato notevole di piume e piumino tali da permettergli la sopportazione di condizioni molto sfavorevoli. Importante e determinante rimane la disponibilità di cibo per cui quando possibile si riuniscono attorno a fattorie ed allevamenti dove immancabilmente trovano il nutrimento.

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Eccola nidificare in un vaso di cactus, su un terrazzino milanese, dopo aver mangiato come insalatine tutte le piante appetibili. Ha lasciato stare, chissà perché, il geranio. Forse, come quando nidificava fra i rami, per una protezione mimetica dagli attacchi aerei o semplicemente per far ombra al nido o per l’odore inappetibile delle foglie © Nadia Galli

Sappiamo che i columbidi tubano ed anche la tortora del collare lo fa regolarmente ma in modo molto persistente tanto da diventare spesso molto noiosa ed insopportabile in particolare quando sceglie come luogo per cantare l’antenna di casa o l’alberello di fronte ad una finestra di una abitazione.

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La tortora si riproduce anche tre volte all’anno, in qualunque stagione, talora dirigendo il traffico © Gianfranco Colombo

Dopo un corteggiamento spesso ossessivo, viene costruito un nido generalmente su tronchi con rami orizzontali, tra l’edera selvatica rampicante, su pergole e cespugli ma ormai anche in posti impensabili come vasi di fiori sul balcone, sopra una trave di un porticato, pilastri di colonnati, tettoie, semafori e lampioni stradali.

Non vi è ormai una ben definita scelta del luogo dove nidificare ed ogni supporto può divenire il posto ideale per crescere la propria figliolanza.

Abitualmente sono deposte due uova bianchissime che vengono covate da entrambi i genitori per circa 16 giorni. I giovani rimangono nel nido per altre tre settimane e vengono nutriti principalmente con “il latte di piccione” il tipico cibo predigerito rigurgitato direttamente nel gozzo dei piccoli.

Il numero di nidificazioni annue non è determinabile con esattezza in quanto alcune coppie, in luoghi adatti, ha potuto nidificare a ciclo continuo senza soluzione di continuità. Di certo effettua mediamente due o tre nidificazioni nel corso dello stesso anno.

La tortora dal collare si nutre oltre delle abituali granaglie anche di frutti, di bacche di ogni sorta, di insetti, di trifoglio, di erba medica e, per gli esemplari antropizzati, di qualsiasi avanzo del nostro cibo, contendendolo ai passeri e merli del giardino.

La tortora dal collare ha diversi nemici e predatori fra i quali uccelli come la Cornacchia grigia (Corvus cornix), i gufi (Asio otus) ed i rapaci notturni e il Falco pellegrino (Falco peregrinus). Vista la promiscuità con l’ambiente antropizzato, anche gli animali domestici si dilettano a cacciare questi uccelli.

Non si può certo sostenere che questa specie sia in pericolo ed alcune nazioni europee fra le quali l’Ungheria, comprendendo prima di altre il problema del sovrappopolamento delle aree agricole da parte di questo uccello e dei danni che ne potrebbero sortire in futuro, ha autorizzato la caccia a questa specie, vietando nel contempo quella alla tortora africana che sta segnando invece un sistematico e continuo decremento.

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"Cosa fai nel mio giardino?" sembra dire con spavalderia, e parlare di specie in pericolo per tortora dal collare è davvero una barzelletta © Gianfranco Colombo

Sinonimi

Columba risoria decaocto - Linnaeus, 1758.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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