Strix aluco

Famiglia : Strigidae et avec les chats et les chiens, c’une guerre continue  

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Una grossa civetta o uno strano gufo ? E’ un allocco ( Strix aluco ), Strigidae con areale vastissimo, dall’Europa all’Estremo Oriente e alcune propaggini sul continente africano © Giuseppe Mazza

L’Allocco ( Strix aluco - Linnaeus, 1758 ) appartiene all’ordine degli Strigiformes ed alla famiglia degli Strigidae ed è in Europa uno dei rapaci notturni più conosciuti insieme alla Civetta (Athene noctua).

Considerata anche la sua loquacità, la persistenza del suo canto e la facilità di risposta ad ogni sollecitazione, è tra le voci più sentite e conosciute tra i canti degli uccelli notturni.

In Europa imitare il canto dell’allocco era per i ragazzi un divertimento da sempre praticato, in quanto oltre ad essere di facile esecuzione, aveva da parte dell’uccello sollecitato una reazione quasi immediata.

Bastava accartocciare le mani su se stesse tenendo i due pollici appaiati e parallelli, creando una cavità ben chiusa all’interno dei palmi e soffiare nella fessura creata allargando leggermente i pollici, imitando il tipico suono hu hu hùuu hu, hu hu hùuu hu ed il gioco era fatto.

Se c’era un allocco nei paraggi entro qualche minuto iniziava a rispondere ad oltranza e spesso si avvicinava incredibilmente.

Povero allocco ! Il suo nome è diventato, per fortuna solo in Italia, impropriamente sinonimo di stupidità per quel suo sguardo un po’ svaporato ed ingenuo che lo fa sembrare tanto sciocco.

Sei come un allocco ! Ti comporti come un allocco! All’allocco manca qualche venerdì. Insomma maltrattato dalla tradizione popolare.

Ma la verità è tutt’altra! E’ un animale accorto, previdente e molto attento a tutto ciò che gli passa attorno. Sa calibrare alla perfezione la sua paura tanto da capire quando rimanere immobile al passaggio di eventuali intrusi perché passato inosservato o fuggire, con grande preveggenza, a pericoli da notevole distanza, quando si sente insicuro del nascondiglio scelto.

Poi ha saputo sfruttare al meglio la vicinanza dell’uomo come sicurezza e come maggior disponibilità di cibo, come ha fatto la civetta, spesso sua preda ma a volte convivente, alla dovuta distanza di sicurezza.

Ed a proposito di stupidità, provate poi ad avvicinarvi al suo nido quando è presente la femmina. Abitualmente serena e per nulla perturbata, non è raro il caso che vi voli incontro offrendovi i suoi micidiali artigli quale ostacolo per segnalarvi, graffiandovi la testa o la faccia, che è la direzione sbagliata quella che state prendendo.

Ne sanno qualcosa coloro che lo studiano da vicino. E’ nota l’esperienza di quel fotografo che perse un occhio graffiato da un allocco mentre si avvicinava al nido e sulla cui vicenda ha scritto anche un bel racconto. Con i gatti e con i cani è poi una continua guerra. Eppoi lo chiamano allocco !

L’etimologia del nome scientifico deriva invece dalla sua ripugnanza verso la luce. Appunto da “alux” a privativo e “lux” = senza la luce, poi divenuto in seguito in latino “ulucus”, trasposto poi in un volgare “alocho” ed in seguito “allocco”, appunto un epiteto per indicare un essere sciocco e stupido.

Altri lo fanno derivare addirittura dall’arabo “lokaon” = folle e tonto, poi attraverso la penisola iberica traslitterato in “locco” o “loco” (termine tuttora largamente usato in Spagna) ed arrivato infine in Europa come aluco.

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Si nutre di piccoli roditori, uccelli, nidiacei e grossi insetti, nidificando spesso nel cavo degli alberi © Museo Civico di Lentate sul Seveso

Strix dal latino “strix, strigis” = civetta, gufo che ci riconduce immediatamente a “striga” = strega, ambiente al quale tradizionalmente saranno legati tutti gli uccelli rapaci notturni.

I nomi comuni europei non hanno nessuna connessione con l’interpretazione italiana. In inglese Tawny Owl; in tedesco Waldkauz; in spagnolo Càrabo comun ed in francese Chouette hulotte.

In gran parte dell’Europa l’allocco è considerato, con le civette ed i gufi, uccello del malaugurio e di lugubri presagi.

Zoogeografia

L’allocco ha un areale vastissimo cha va dall’Europa all’estremo oriente con alcune propaggini sul continente africano. In Europa copre totalmente l‘area mediterranea e la temperata, toccando la parte meridionale della penisola scandinava e prolungandosi fino alla bassa Siberia.

Ricompare poi nel sud della Cina e Taiwan ed a est fino all’Himalaya con una buona presenza in Kirghizistan e Uzbekistan mentre risulta assente nel resto dell’Asia centrale ed insulare. Scarso in Medio Oriente ma ben presente nell’area Caucasica e nell’area Caspica dell’Iran. In Africa è limitato alle coste mediterranee occidentali.

E’ un uccello stanziale con rari erratismi non degni di attenzione e con popolazioni ben assestate e stabili.

Anche se l’allocco ha goduto negli ultimi decenni di un forte beneficio derivato dall’abbandono di costruzioni agricole divenute poi loro territorio di nidificazione, in alcune aree si è vista una sensibile riduzione nel loro numero, forse causato dall’uso indiscriminato di rodenticidi nell’agricoltura. Si conoscono circa una dozzina di sottospecie sparse nei diversi areali.

Ecologia-Habitat

L’allocco è un tipico abitante dei vecchi boschi decidui, di antichi giardini con alberi vetusti, contorti, pieni di nicchie ed anfratti, avvolti da rampicanti dove trova rifugio durante il giorno ed il sito per nidificare durante il periodo riproduttivo.

Vive anche in foreste di montagna ma mai a livelli superiori di 1700/1800 m limite nivale sopra il quale lo obbligherebbe a migrazioni altitudinali non sempre gradite. Si è comunque ben adattato a vivere a contatto con l’uomo e sfruttare vecchie abitazioni abbandonate, solai, fienili, camini, cimiteri ed anche vecchi monumenti nei centri storici cittadini. In diverse città del nord Italia si sono rilevate tra le più forti concentrazioni di questi uccelli in Europa.

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Depone in genere 2-3 uova, eccezionalmente fino a 7, covate dalla femmina per circa un mese © Museo Civico di Lentate sul Seveso

Come detto non soffre della vicinanza dell’uomo e tantomeno degli animali domestici con i quali, in ispecie cani e gatti, spesso intavola discussioni alquanto pesanti. Ama cacciare in spazi aperti dove riesce a monitorare, standosene appollaiato su un osservatorio, quanto gli transita al di sotto ma anche cercando di notte fra i cespugli uccelli che riposano che fa involare per poi acchiapparli al volo.

Pur disponendo di occhi estremamente grandi, sembra che la visione notturna di questo uccello non sia ben sviluppata come i suoi consimili. Si ritiene infatti che la maestria nel catturare le prede nel buio più profondo sia dovuta più alla sua capacità auditiva che non visiva, abilità derivata dalla asimmetria dei fori auricolari che gli permette di identificare, come un radar, l’esatto punto di provenienza del rumore.

Inoltre gli occhi frontali, tipici dei rapaci notturni, determinano una visione binoculare della preda. Il volo dell’allocco è pesante, poco ondulato e molto planato ma è assolutamente silenzioso, in quanto anche questo rapace notturno ha le penne remiganti sfrangiate e dotate di barbule che affievoliscono il rumore del battito delle ali.

L’alimentazione principale è data da piccoli roditori, uccelli, nidiacei ma anche grossi insetti e cavallette, prede che ingurgita intere senza sezionarle. Come tutti gli strigidi rigurgita regolarmente borre di consistenza e dimensioni piuttosto grandi che contengono ossi, peli e piume delle vittime ingurgitate.

Morfofisiologia

L’allocco è uno strigide di medie dimensioni, visivamente più vicino ai gufi che non alle civette anche se entrambe le interpretazioni potrebbero avere il loro giusto significato. Una grossa civetta od uno strano gufo ! Mancano i ciuffi auricolari tipici del gufo, è piuttosto tozzo ed ha ali larghe ed arrotondate tipiche delle civette, pur essendo un tipico rapace notturno, caccia a volte al crepuscolo come le civette ma non usa mimetizzarsi, stirando il corpo contro il tronco, come fa il Gufo comune (Asio otus) o l’Assiolo (Otus scops).

E’ comunque inconfondibile al confronto con gli altri strigidi. Corpo tozzo con grossa testa tenuta solitamente incassata nel tronco, occhi grossissimi neri e fissi, becco grigiastro che per quanto forte ed adunco è quasi invisibile perchè ricoperto da una spesso strato di ispide piume e poi un colore da vero campione della mimetizzazione.

Esistono due forme riconosciute nell’ambito della stessa specie. La forma marrone e la forma grigia. La prima è predominante nella parte occidentale dell’Europa, la seconda nel resto dell’areale. Entrambi i piumaggi sono molto mimetizzati avendo un misto di macchie, strisce, aloni, barre e sfumature color nocciola, nero, bianca e marrone e con un disco facciale ben delineato ma non sempre ben visibile. La forma grigia è perfettamente simile con la sostituzione sistematica del bruno con il grigio.

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Una felice nidiata che aspetta il pasto. I piccoli abbandonano il nido a 3-4 settimane dalla nascita © Museo Civico di Lentate sul Seveso

L’allocco ha un’apertura alare di circa 100 cm, una lunghezza totale di 38 cm ed un peso massimo di 600 g. Non vi è dimorfismo tra i sessi se non una leggera predominanza nelle dimensioni della femmina. I giovani hanno una livrea pressochè simile agli adulti con una leggera accentuazione delle macchie e delle striature.

Biologia riproduttiva

Il periodo di nidificazione dell’allocco, nell’area temperata, può iniziare già in febbraio e con termine nel mese di aprile. Già dal tardo autunno, i boschi e le campagne sono ravvivate durante la notte, dal canto incessante di questo uccello intento alla conquista del territorio di nidificazione e alla ricerca del suo partner abituale.

L’allocco è monogamo e la coppia rimane unita per tutta la vita. I partner si allontanano nel periodo post nidificazione, rimanendo probabilmente in contatto, per incontrarsi con puntualità nel periodo dell’accoppiamento. Ha inoltre un comportamento molto territoriale e l’area conquistata viene difesa con tenacia.

Il suo canto è spesso un duetto fra il maschio e la femmina ed è un suono aggraziato, dolce e distensivo. Molti poeti e lo stesso Shakespeare ne hanno fatto accenno nelle loro opere letterarie anche se taluni ricadono poi immancabilmente nella vecchia superstizione di ritenerlo lugubre e malaugurale.

Trovato il luogo ideale, un buco in un albero, un pagliaio abbandonato, una grossa crepa di un vecchio fabbricato, oppure in un camino in disuso o su un pilastro di un cascinale abbandonato, in un nido di cornacchia o un rifugio di uno scoiattolo, depone le sue due o tre uova direttamente sul substrato già disponibile. In casi eccezionali ne può deporre anche fino a sette.

I nidi artificiali, appositamente predisposti allo scopo, sono divenuti ultimamente la loro scelta preferita e non mancano di essere occupati anche se posti a distanze alquanto vicine ed a volte impensabili per un uccello così territoriale.

Le uova sono bianchissime ed alquanto tonde. Già si è parlato dell’eroica difesa che questo uccello mette in atto contro potenziali predatori quando sul nido ma d’altra parte è a sua volta predato da altri animali contro i quali nulla può fare. Gufi reali (Bubo bubo), Poiane (Buteo buteo) ed Astori ( Accipiter gentilis ) riescono spesso a decimare le loro nidiate ma la martora, quando presente, è sicuramente fra i più acerrimi nemici, favorita anche dalla presenza delle cassette nido che ormai ha imparato a visitare regolarmente.

La cova, effettuata unicamente dalla femmina, dura circa una trentina di giorni ed i piccoli nascono coperti da un piumino soffice e bianchissimo che perdono nel corso delle successive settimane sostituite dalle prime penne da immaturo. Si involeranno dopo circa 40 giorni ma già lasceranno il nido dopo 3-4 settimane per sparpagliarsi tutti attorno al nido. Saranno necessari altri due mesi per raggiungere la totale indipendenza e la completa maturità arriverà al primo anno di vita. Non vivono molto a lungo allo stato naturale ma in cattività possono raggiungere e superare i 25 anni di età.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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