Strophanthus preussii

Famiglia : Apocynaceae

Testo © Pietro Puccio

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Sempreverde con fiori insoliti. Virtù medicinali © Giuseppe Mazza

Lo Strophanthus preussii Engl. & Pax (1892) è originario dell’Africa tropicale (Angola, Benin, Camerun, Congo, Costa d’avorio, Gabon, Gana, Guinea, Guinea Equatoriale, Liberia, Nigeria; Sierra Leone, Tanzania, Togo, Uganda).

Il nome generico deriva dalla combinazione dei termini greci “strophos” = cordone ed “anthos” = fiore con riferimento alle lunghe estremità dei petali attorcigliati, specie quando ancora in boccio; la specie è dedicata al suo raccoglitore, il botanico P.R. Preuss.

Nomi comuni: “poison arrow vine”, “Preuss strophanthus” (inglese); “Westafrikanische korkenzieherblume” (tedesco).

Arbusto sarmentoso sempreverde con fusti porpora scuro e foglie opposte ovate, con apice acuminato, lunghe fino 18 cm e di colore verde scuro lucido. Infiorescenze terminali portanti fiori campanulati, profumati, di colore bianco virante al giallo ed arancio, punteggiati e striati di rosso e con l’estremità dei petali assottigliata e pendente, di colore rosso bruno, che si prolunga fino a circa 18 cm. I frutti sono follicoli cilindrici di colore bruno, lunghi fino a 28 cm circa, contenenti numerosi semi di circa 2 cm di lunghezza, pubescenti, con un ciuffo di peli atti a favorirne la dispersione. Si riproduce per seme e per talea semilegnosa.

Specie dai fiori molto appariscenti per la forma inusuale, adatta a climi tropicali e subtropicali in posizione semi ombreggiata ed in terreni umiferi mantenuti umidi, ma ben drenati; da coltivare altrove in serra non sopportando temperature già di qualche grado sopra 0°C. Tutte le parti della pianta contengono sostanze potenzialmente tossiche, tra cui alcuni glucosidi cardioattivi.

Sinonimi: Strophanthus bracteatus Franch. (1893); Strophanthus preussii f. crebrinervis Monach. (1951); Strophanthus preussii f. multinervis Monach. (1951); Strophanthus preussii f. paucinervis Monach. (1951); Strophanthus preussii var. scabridulus Monach. (1951).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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