Struthio camelus

Famiglia : Struthionidae

 

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Testo © Dr. Gianni Olivo

 

 

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Spettacolare parata amorosa di uno Struthio camelus maschio © Giuseppe Mazza

Lo struzzo ( Struthio camelus ) Linnaeus, 1758 é l’unico rappresentante dell’ordine degli Struziformi ed é anche il più grande uccello oggigiorno esistente sulla Terra.

Sebbene superato, in passato ed ancora in tempi storici, quanto a dimensioni, da alcuni grandi uccelli non volatori, come il moa, lo struzzo, presente esclusivamente nel conti- nente africano, é indubbiamente un animale di dimensioni e peso ragguardevoli, non solo per il mondo degli uccelli, ma anche se paragonato a molti mammiferi.

Un grande maschio di struzzo può arrivare, con la testa, a 280 cm di altezza, anche se la media si attesta intorno ai 220 cm, e può pesare fino a 150 Kg, mentre le femmine misurano generalmente da 180 a 200 cm per un peso di 100 o 110 Kg.

Forse non tutti gli zoologi sono d’accordo, ma qualcuno distingue tre sottospecie di Struthio camelus, facendo riferimento principalmente al fatto che la pelle del lunghissimo collo, che si presenta nuda, può assumere, nei maschi e nel periodo riproduttivo, una brillante colorazione che può essere diversa a seconda delle aree geografiche.

Lo struzzo del Masai ( Struthio camelus massaicus ) tende, solitamente, ad assumere, nel periodo del corteggiamento, una colorazione della cute del collo di un rosa-arancione brillante, mentre la sottospecie somala ( Struthio camelus molybdophanes ), presente non solo in Somalia ma anche nel Kenya settentrionale, sfoggia generalmente un colore azzurrino o grigio-azzurro.

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Un maschio, con la sua favorita, accanto al nido © Giuseppe Mazza

La sottospecie meridionale, infine, ( Struthio camelus australis ) corteggia la femmina esibendo un colore rosso più o meno vivo.

Come esperienza personale posso, tuttavia, dire di aver visto esemplari il cui colore esulava da questi schemi, ma non mi sento certo, con questo, di mettere in discussione classificazioni né suddivisioni di sorta.

Esiste un certo dimorfismo sessuale, a parte la differenza di dimensioni: il maschio ha piumaggio nero, con ali e coda bianche, mentre la femmina presenta una colorazione tendente al marrone o al grigio ed il bianco delle ali e della coda é meno candido e più…sporco.

Lo struzzo ha piume molto soffici e prive della struttura rigida tipica delle penne di altre specie, d’altra parte, essendo un uccello inetto al volo, tale struttura non gli é indispensabile.

Le piume di alcune zone del corpo sono di dimensioni e lunghezza tali da poter essere utilizzate per vari scopi e, soprattutto in passato, rappresentavano un ornamento molto richiesto dalle esigenze della moda femminile.

Gli arti (specificare inferiori sembrerebbe ovvio ma, d’altra parte, le ali possono essere considerate come arti modificati) sono lunghi e nudi, privi di qualsiasi rivestimento di piume, le cosce sono estremamente forti, con muscoli potenti, e le zampe terminano con un piede di aspetto unico tra gli uccelli, dotato solo di due dita (di cui il mediale più sviluppato) armate di robusti unghioni, che facilitano la presa sui terreni polverosi o poco consistenti, aiutando l’animale nello scatto e nella corsa.

La forza e la velocità delle struzzo ha fatto si che l’inventiva umana arrivasse ad organizzare gare di velocità, in cui spericolati fantini cavalcavano struzzi purosangue “da corsa” in appositi… struzzodromi.

Come altri uccelli non volatori, la cassa toracica di questi animali non ha uno sterno con la caratteristica conformazione carenata, che fornisca attacco ai robusti muscoli pettorali necessari per il volo, ma uno sterno appiattito.

Tuttavia questo non significa che le sue ali siano deboli, anzi, sono mobili e robuste e vengono utilizzate per molti scopi, dal corteggiamento all’intimidazione, all’uso come ausilio nel mantenere l’equilibrio, ed infine anche come “ombrelli”.

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Per non farsi notare dai predatori, la femmina cova appiattita al suolo © Giuseppe Mazza

Quando le temperature ambientali salgono a livelli eccessivi, l’uccello apre le ali ed incanala ogni minimo soffio di brezza lungo le cosce, la cui pelle é nuda, e lungo la parte inferiore del corpo, abbassando, così, la temperatura corporea e favorendo la dispersione del calore in eccesso.

La testa é nuda anch’essa, ma presenta una rada “peluria” che, soprattutto sulla sommità, può presentarsi più lunga e che, in alcuni individui, fa pensare ad un curioso taglio di capelli “alla marine”.

L’occhio é molto grande, con diametro fino a 5 cm, il più grande, sicuramente, nel regno degli uccelli, ma che fa concorrenza anche ad animali di taglia ben maggiore, e ciò rende conto dell’ottima vista degli struzzi: una retina di ampia superficie può captare più luce ed un numero maggiore di particolari.

Le dimensioni generose del bulbo oculare, l’attitudine alla corsa, l’habitat, spesso caratterizzato da zone con alberi e cespugli spinosi, potrebbero mettere a serio rischio l’occhio, per cui la natura lo ha fornito di una membrana nittitante, una sorta di palpebra trasparente, a protezione dell’apparato visivo.

Lo struzzo, presente in buona parte del continente africano, predilige zone aperte e pianeggianti ed é assente dalla foresta, mentre non disdegna aree subdesertiche ed aride, per la sopravvivenza nelle quali é ben equipaggiato.

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Il maschio cova di notte. Il suo piumaggio nero è mimetico e fronteggia meglio i predatori © G. Mazza

A somiglianza del cammello e del dromedario, lo struzzo é l’unico animale a sangue caldo che non elimini umidità con il respiro, a differenza di quanto accade in ogni altro mammifero ed uccello, e questa é una strategia per limitare le perdite di liquidi. Il lunghissimo collo e le narici cavernose consentono un valido raffreddamento dell’aria espirata dai polmoni, il che riduce la percentuale di vapore acqueo emesso con la respirazione e, di conseguenza, la perdita di liquidi, proteggendolo dalla disidratazione, rischio sempre in agguato in certi habitat caratterizzati da alte temperature ed aridità.

Un altro accorgimento per disperdere calore é quella sorta di “palpitazione” della gola che spesso si nota osservando uno struzzo. La zona sotto il becco presenta una cute elastica e ricchissima di capillari, che l’uccello distende come un gozzo, facendola contrarre e decontrarre mentre tiene il becco semiaperto: questo corrisponde al fenomeno del “panting” (ansimare), che chiunque avrà osservato nel proprio cane, un sistema sostitutivo alla sudorazione per disperdere calore. Animale longevo, che facilmente arriva a 40 anni, lo struzzo é un uccello tendenzialmente gregario e spesso si osservano “branchi” costituiti da numerosi individui, gruppi che possono anche convergere in raggruppamenti più numerosi, ma scarsamente stabili.

Non é raro vedere gruppi di questi uccelli associati, almeno temporaneamente, alle zebre, agli gnu o ad altri ungulati, presumibilmente allo scopo di trarne un vantaggio ed un incremento della sicurezza, derivante dalla difficoltà, per eventuali predatori, di avvicinarsi senza essere notati da tanti occhi ed orecchi.

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I pulcini devono spezzare un solido guscio di 2 mm che può sosterere un uomo © Mazza

La principale difesa nei confronti di questi ultimi é sicuramente la velocità nella corsa: una media di 50 Km all’ora può facilmente essere tenuta per almeno mezz’ora, ma con spunti, ove necessario, di 75 Km orari, e con una falcata degna degli stivali delle sette leghe: in un caso, mentre preparavo un libro sulle tracce degli animali africani, misurai una distanza di ben 350 cm tra le impronte lasciate da un maschio in piena corsa.

Tuttavia la fuga non é la sola arma a loro disposizione. Le lunghe e potenti zampe, la mole, l’agilità, possono far optare uno struzzo messo alle strette per l’attacco, ed in tal caso i potenti unghioni, soprattutto quello del dito mediale (interno), sono un’arma temibile e potenzialmente letale, anche per animali di notevoli dimensioni, come testimoniano i casi, non rari, di attacchi all’uomo, anche ad esito infausto.

Tale evenienza é più frequente nelle ostrich-farms, negli allevamenti, ma anche in parchi e riserve naturali, dove questi uccelli non hanno paura dell’uomo.

Spesso gli attacchi sono scatenati da un casuale o voluto avvicinamento alle uova, mentre di solito, in altre zone, la femmina cerca di sviare l’attenzione dell’intruso attirandolo lontano, spesso trascinando un’ala e fingendosi ferita.

Ma vi sono anche casi, ben documentati, di attacchi senza motivo apparente.

Nei pressi della mia riserva, nel parco naturale di Ben Levin, un turista venne attaccato mentre camminava lungo un sentiero: il grosso maschio di struzzo lo buttò a terra con un balzo a piè pari, e poi iniziò ad infierire sul corpo disteso, zappando a tutta forza con le zampe. L’uomo riuscì a salvarsi solo infilandosi sotto un fitto cespuglio di spine, riportò serie ferite ma almeno salvò la pelle.

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I pulcini, con le loro penne acuminate, fanno pensare alla preistoria © G. Mazza

Uno struzzo, quando aggredisce, compie un balzo in alto ed in direzione del nemico, protende, poi, le lunghe zampe, e scalcia violentemente, falciando verso il basso, come brandendo un paio di picconi, e tali fendenti possono facilmente sventrare un uomo adulto o spezzargli la colonna vertebrale.

In caso di attacco, se non é possibile trovare un riparo come l’escursionista cui accennavo, l’unico tentativo di difesa possibile se non si é armati é sdraiarsi a terra a faccia in giù, proteggersi con le mani collo e testa e pregare che l’aggressore si stufi o che qualcuno gli spari, in caso contrario può andare a finire molto male.

Il maschio, territoriale, ha spesso un harem, che comprende una ….favorita ed una o più concubine secondarie, e non è raro che più femmine depongano le uova nello stesso “nido”.

Il corteggiamento é spettacolare: a parte la vivace colorazione del collo e del becco esibita dai maschi, questi si danno un gran daffare a scacciarsi ed inseguirsi l’un l’altro, in una frenetica sarabanda, poi il più forte pare eseguire una vera danza per attirare l’attenzione della femmina, avvicinandola con un passo “esagerato” e steppato, da ballerino consumato, allargando e facendo ondeggiare le ali, contorcendo il collo come un cavatappi ed infine cadendo letteralmente in ginocchio davanti alla dama prescelta, come un devoto spasimante di due secoli fa.

Il sistema riproduttivo é quasi unico, tra gli uccelli, per cui gli struzzi vengono spesso definiti “communal breeders”: il maschio é poligamo per eccellenza, come abbiamo visto, ma vi é solo una favorita nell’harem e solo questa coverà le uova, in una buca nel terreno, a forma di catino, poco profonda ma di due metri di diametro, alternandosi con il maschio che, pur se poligamo incallito, non può essere accusato di essere un padre lavativo.

Alle uova della Prima femmina (in media da 8 a 10), le femmine secondarie aggiungeranno le proprie, fino ad arrivare a 30 o 40.

In genere quelle della favorita saranno nel centro, mentre le altre vengono spostate alla periferia, ma, in ogni caso, la ..Pompidou di turno coverà almeno una ventina di uova, mentre quelle in eccesso possono venir scartate e fatte rotolare fuori dal “nido” per finire poi in pasto alle iene o ad altri animali opportunisti.

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Uno Struthio camelus australis maschio col piccolo © Giuseppe Mazza

Abbastanza stranamente, per essere uccelli che nidificano a terra, le uova di struzzo sono di colore bianco (in genere i “ground nesters” depongono uova dai colori criptici per rendere più difficile ai predatori il reperimento delle uova stesse), d’altro canto non sarebbe facile comunque far passare inosservate delle uova di Pasqua di un chilo e mezzo, pur se fossero vestite in…. tenuta mimetica.

Le uova, che presentano un guscio spesso 2 millimetri e che sono tanto robuste da sopportare il peso di una persona (provato e fotografato personalmente), pesano, appunto, da 750 a 1600 grammi ma, pur essendo in assoluto le uova d’uccello più voluminose, rappresentano solo dall’1% al 2% del peso della femmina che le ha deposte, per cui, in rapporto alla mole, sono abbastanza piccole (per fare un esempio all’estremo opposto, il kiwi depone uova che sono un quarto del peso dell’uccello).

Comunque, la formazione di un uovo di tal fatta, nel corpo della femmina di struzzo, richiede circa due giorni, soprattutto per lo spessore del guscio, mentre nella maggior parte degli uccelli si forma in un giorno o anche meno.

In natura, alcuni fatti, apparentemente casuali o attribuibili solo al dimorfismo sessuale a scopo rituale e di corteggiamento, per non parlare poi di certe credenze, hanno, alla fine, una spiegazione semplice e razionale, e lo struzzo può essere citato come esempio, proprio parlando del periodo della cova.

La femmina, di colore marrone o grigio, variegato, cova durante le ore diurne, appiattendosi a « pelle di leone » sulla buca che funge da nido, e questo serve tanto ad incubare le uova quanto a nasconderle: appiattita a terra, in mezzo all’erba, il lungo collo disteso parallelo al terreno affinché non risalti come una bandiera, la madre può essere scambiata per un grosso ciuffo d’erba o per un masso (mimetismo diurno).

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Anche uno struzzo domestico non è facile da catturare © Giuseppe Mazza

Il collo che scompare nell’erba potrebbe, poi, aver generato la leggenda secondo cui lo struzzo nasconde la testa sotto terra. Nelle ore notturne, il maschio dà il cambio alla compagna nella cova, ed il suo colore nero lo mimetizza molto bene nell’oscurità.

La cova non ha solo lo scopo di trasmettere calore alle uova ma, nelle ore della canicola, le protegge dall’eccessivo riscaldamento, ugualmente pericoloso, vi sono momenti, tuttavia, in cui entrambi i genitori lasciano la cova, sebbene per poco, ma il colore bianco riflette il calore e non vi é rischio di eccessivo riscaldamento sotto i raggi del sole. La schiusa delle uova é un processo lungo e l’uscita é il primo lavoro, faticoso e laborioso, che attende il pulcino, una vera e propria lotta, che però ha un suo preciso scopo.

Durante tale fatica, il pulcino letteralmente “aspira” nel suo corpo il sacco vitellino (potremmo parlare di tuorlo) che costituirà, per le sue prime 24 ore di vita, l’unico alimento e fonte di energia.

Una volta assistetti alla schiusa delle uova di struzzo, non in una ostrich-farm ma in piena savana, e mi fermai per ore ad osservare e fotografare.

La madre cercò di attirare me ed il mio tracciatore lontano dalla covata (alcuni pulcini erano già sgusciati), fingendosi ferita e trascinando un’ala. Dovetti fermare il mio tracker mentre si accingeva ad aiutare un pulcino che pareva stentare a completare la breccia nello spesso guscio dell’uovo.

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Corse fra struzzi, con fantini, in Sud Africa © Giuseppe Mazza

Toccare l’uovo, infatti, sarebbe stato come con- dannarlo a morte.

Tanto le uova sono bianche e visibili, tanto i pulcini sono criptici: una livrea marrone o color ocra, con macchie nere sul dorso e sul collo, che non é ancora nudo come quello dell’adulto, li mimetizza nell’erba alta, dove sono estrema- mente esposti alla predazione, soprattutto ad opera del caracal, del serval, dei serpenti, dei varani, degli sciacalli e delle iene.

Un grave pericolo sono anche alcuni rapaci tra cui, soprattutto, l’aquila marziale.

Contro predatori di piccole e medie dimensioni, spesso entrambi i genitori intervengono aggres- sivamente, ma la mortalità infantile è comun- que piuttosto elevata.

Quando iniziano a nutrirsi, i pulcini sono praticamente onnivori e la loro dieta comprende vegetali, invertebrati, piccoli rettili e sassi, necessari alla digestione in quanto agiscono da sminuzzatori e da apparato masticatore interno.

Tale abitudine alimentare é comune anche agli adulti e rende conto del famoso detto “uno stomaco da struzzo”.

 

Per informazioni generali sugli STRUTHIONIFORMES vedere qui.

→ Servizi sugli struzzi

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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