Struthioniformes

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Testo del DrSc Giuliano Russini - Biologo Zoologo

 

 

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Un maschio di Struzzo in corsa a 60-65 km orari © Giuseppe Mazza

L’ordine degli Struzioniformi ( Struthioniformes ), che comprendeva a suo tempo anche il casuario, il nandù e l’emù, conta solo la famiglia degli Struzionidi ( Struthionidae ), visto che oggi i biologi ornitologi, hanno collocato i nandù nell’ordine dei Reiformi ( Rheiformi ) ed il casuario e l’emù in quello dei Casuariformi ( Casuariiformes ).

Uccelli tutti corridori o ratiti, inetti al volo, non carenati, dato che a livello della gabbia toracica manca un osso di saldatura, la “carena”, che è il punto di attacco dei muscoli pettorali e di quelli alari, dediti al volo.

Lo Struzzo ( Struthio camelus ), su cui qui ci soffermiamo, è superiore per mole a qualsiasi altro uccello oggi esistente ( sia esso volatore o ratite ) sul pianeta terra. Una leggenda araba, vuole che sia nato dall’incrocio tra un cammello e un uccello.

Un tempo gli struzzi venivano fortemente cacciati per approvvigionare l’industria della moda femminile, che faceva grande richiesta delle candide piume delle ali e della coda degli esemplari maschi adulti.

Ma a partire dalla fine della prima metà del secolo XX, in seguito all’evolversi della moda e all’allevamento, tale pratica è venuta a cadere e con essa questa minaccia d’estinzione.

Ciò ha permesso alle popolazioni di questi splendidi uccelli, di rinvigorirsi nei loro ambienti naturali.

Purtroppo, dopo le piume, fu il turno della carne e delle uova a livello alimentare-industriale, per non parlare dell’industria della pelletteria.

Il consumo di carne e uova di struzzo era una prerogativa delle popolazioni tribali nella loro area geografica. Prelevavano con parsimonia, per il loro fabbisogno nutritivo, senza uccidere per altri motivi, usando le piume a scopo tribale, ma quando nacque la moda del consumo di carne e uova anche in occidente, di nuovo gli struzzi hanno rischiato il collasso della specie.

Per fortuna sono animali facili da riprodurre, e la crescita di allevamenti in Sudafrica, Europa, Australia e America, ha salvato, almeno per ora, allo stato naturale, questa specie. Comunque sia la IUCN che la CITES e il Wwf, censiscono continuamente il numero dei capi allo stato brado.

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Accoppiamento di struzzi. Il collo del maschio si gonfia infuocato © Giuseppe Mazza

Lo struzzo si era già estinto, alla fine del XIX secolo, in alcune aree geografiche, come l’India occidentale, Persia ( Iran ), dove s’incontrava una razza particolare, e all’inizio del XX secolo è scomparsa anche una razza autoctona dell’Arabia lo Struthio camelus syriacus.

La caccia allo struzzo veniva condotta essenzialmente da uomini a cavallo, che individuato il maschio di un gruppo, dalle piume particolarmente belle, lo isolavano dagli altri membri e lo inseguivano finché il povero uccello, stremato dalla fatica, era costretto a fermarsi o comunque a lasciarsi catturare mediante lazo.

Da alcune popolazioni veniva e, purtroppo ancora viene utilizzato, come animale da traino o addirittura da soma, poiché è molto forte.

Uno struzzo maschio adulto infatti, è in grado di correre portando un uomo in groppa, oppure trainando un carretto carico di merci !

Curiosamente tale impiego non si è sviluppato in Africa, nel paese d’origine, ma nel sudest asiatico, dove questo uccello veniva importato.

Attualmente lo struzzo e le quattro razze in cui la specie si suddivide, s’incontra in una vasta fascia semi-desertica a Sud del Sahara, in parte dell’Africa nordoccidentale a Sud dell’Atlante, dal Sudan alla Tanzania e al Kenya in Africa orientale, fino al corno d’Africa e, nell’area nordoccidentale della repubblica Sudafricana.

Le quattro razze attuali, note ai biologi sono:

- Lo Struzzo australe o sudafricano ( Struthio camelus australis - Gurney, 1868 )

- Lo Struzzo del nord o africano, o subsahariano ( Struthio camelus camelus - Linnaeus, 1758 )

- Lo Struzzo Masai ( Struthio camelus massaicus - Neumann, 1898 )

- Lo Struzzo somalo ( Struthio camelus molybdophanes - Reichenow, 1883 )

Gli struzzi prediligono gli spazi ampi, aperti, tipici delle savane e della praterie africane.

S’incontrano in abbondanza anche nei deserti, o almeno ai loro margini.

In tali ambienti sono agevolati dalla loro velocità, che possono mantenere anche per lunghe distanze a 60-65 km/h, e dall’eccellente vista, che possono ruotare a 360°, un raggio notevole che permette loro di prevenire tempestivamente i pericoli.

Si possono, di rado, trovare anche in prossimità del bush, per nascondersi alla vista del loro più pericoloso predatore, il Leone ( Panthera leo), uno dei pochi in grado d’uccidere uno struzzo maschio adulto, poiché si tratta d’uccelli molto forti, pericolosi, coraggiosi e aggressivi, che possono, con l’unghia del piede, squartare il ventre di un uomo o di una iena.

La leggenda, che è rappresentata anche in molti simpatici cartoni animati e fumetti, secondo cui uno struzzo spaventato nasconde la testa sotto la sabbia, è tale e rimane tale !

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Mascelle pieghevoli per spalancare l’enorme becco. Mangia di tutto, e i sassi servono a digerire © G. Mazza

Questi enormi uccelli, quando sono molto spaventati, possono al massimo scappare per nascondersi nella boscaglia o bush.

Gli struzzi posseggono un tronco piuttosto tozzo, con dorso ampio e convesso.

Le zampe sono per contro molto lunghe ed eccezionalmente robuste, con cosce prive di piume ( è presente solo qualche setola ) e dotate di una poderosa muscolatura.

I tarsi sono ricoperti di squame.

Il piede, caso unico tra gli uccelli corridori, è dotato di due sole dita lunghe e robuste, che poggiano su un espanso cuscinetto, il dito più interno è fornito di una temibile unghia larga, piatta e tagliente come una lama di rasoio.

Su tale dito, poggia poi anche la maggior parte del peso corporeo.

Il collo, lunghissimo, è di colore rosa nel maschio e grigio nella femmina, coperto di piume solo nel terzo basale, mentre per il resto presenta solo una rada peluria, che si osserva più densa sul capo, il quale è piccolo e superiormente appiat- tito.

Il becco, è assai robusto e superiormente com- presso, con apice strettamente arrotondato.

Le mascelle sono pieghevoli, il che permette al becco di poter spalancare i due rami così tanto, che quello superiore tocca quasi gli occhi.

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Una femmina difende il nido, un semplice avvallamento del terreno © G. Mazza

Sul dorso del ramo superiore della ranfoteca ( becco ), sono presenti due ampie narici, gli occhi sono ampi con grandi pupille nere o marrone bruciato, mentre le palpebre sono fornite di lunghe ciglia, che proteggono gli occhi dai detriti di polvere e dalla sabbia.

Le orecchie sono laterali e coperte, riempite di materiale filoso.

Il piumaggio, è lungo e soffice anche se piuttosto rado, ed è pressoché assente al centro del petto.

Le piume del corpo nel maschio adulto sono nere ( sia le copritrici primarie che secondarie ), mentre quelle delle ali e della coda sono bianco candide; la femmina, invece, presenta un piumaggio molto più eclissato, quasi uniformemente grigiastro; caratteri di dimorfismo sessuale stabile.

La parte glabra del collo, oltre che presentare una differenza di colorazione tra maschio e femmina, è di colorazione differente anche in relazione alla razza, oscillando dal grigio topo, al fulvo o al color beige-sabbia marina.

Di tutte le specie tra gli uccelli corridori esistenti, quella che è più strettamente imparentata allo Struthio camelus è il Nandù ( Rhea americana ), ratite sudamericano.

Lo struzzo si distingue da questo per avere solo due dita ai piedi, anziché tre, una gran parte del collo glabra, e per le maggiori dimensioni.

Inoltre, nello struzzo maschio, la colorazione della livrea è molto più variegata che nel nandù, sia di sesso maschile che femminile.

Uno struzzo adulto maschio può raggiungere i 2,50 m d’altezza ed i 100 kg di peso; la femmina i 2,10 m e circa 80 kg.

I piccoli alla nascita, che sono già in grado di camminare ( prole atta-presociale ), sono già alti una quarantina di cm.

Gli struzzi, sono veri e propri onnivori. Si nutrono sia di bacche, rizomi, tuberi, radici, piccole piante, ma anche di invertebrati, insetti, artropodi e, anche piccoli rettili, fino a qualche micromammifero della savana, durante le stagioni aride, ove la vegetazione scarseggia.

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Appena nato lo struzzo è già alto 40 cm, e in pochi giorni impara a correre © Giuseppe Mazza

Vivono in branchi più o meno numerosi.

Quelli di minore entità, sono composti da un solo maschio e da un massimo di una dozzina di femmine, l’harem personale.

Nei branchi più numerosi, si possono contare anche parecchi maschi, i quali però sono sempre in numero considerevolmente inferiore a quello delle femmine, trattandosi di una specie spiccatamente poligama.

Bisogna far presente, che insieme agli anseriformi-anatidi, gli struzzi sono tra i pochi uccelli dotati di una sorta di pene, mediante il quale compenetrano la cloaca vaginale delle femmina durante la copulazione.

La struttura di questo osso penico presenta sul dorso una doccia scavata, lungo la quale il liquido seminale scivola all’emissione, raggiungendo la cloaca della com- pagna.

Non solo, tale pene ( vedi Psittaciformes ), permette a questi uccelli di orinare liquido, permettendogli anche di emettere feromoni di attrazione sessuale, verso la compagna prescelta.

Gli struzzi, non allestiscono veri e propri nidi, ma si limitano a deporre le grandi uova, in un avvallamento poco profondo, ma molto ampio.

In tali tipi di ricoveri, vengono deposte le uova da tutte le femmine fecondate dell’harem.

Non si hanno casi di parassitismo da cova, cioè le femmine di un altro harem, non possono depositarvi le loro uova.

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Lo struzzo è il solo uccello con 2 dita. L’unghia è larga, piatta e affilata © G. Mazza

Mediamente un uovo pesa anche 1,5-2 kg !

Ogni femmina, depone, in un intervallo di tempo variabile da una a tre settimane, un numero di uova che va da una mezza dozzina a un massimo di venti.

Poiché questo vale per tutte le femmine fecondate di un harem, il nido mediamente contiene una ventina di uova, ma in alcuni periodi si raggiungono anche le 80-100 uova deposte !

La cova, che dura una quarantina di giorni, è effettuata sia dalle femmine che dal maschio.

Quest’ultimo, che in genere è di turno la notte, quando maggiori sono i rischi di predazione, vi pone in genere maggior cura rispetto le consorti.

Le uova non vanno infatti solo covate e protette, ma rigirate periodicamente con cura per una perfetta incubazione.

I piccoli, alla nascita, misurano già una quarantina di centimetri di lunghezza e, si presentano ricoperti da rade piume acuminate e rigide, quasi simili ad aculei; inizialmente si nutrono delle feci dei genitori, per passare poi qualche giorno dopo a un regime onnivoro.

In capo a pochi giorni, sono in grado di correre velocemente, mentre già appena usciti dalle uova sanno camminare, ma la maturità sessuale per entrambi i sessi è raggiunta solo a quattro, cinque anni.

E’ caratteristico, che un maschio di Struthio camelus, nella stagione degli amori che comincia in primavera, per attrarre una femmina all’accoppiamento, oltre l’orinazione con conseguente emissione di feromoni, imbastisca una danza, di una complessità non inferiore a quella prodotta dai maschi degli uccelli del Paradiso ( Paradiseidae ).

Si pone anzitutto di fronte alla compagna, mostrando la sua splendida livrea.

Poi apre e chiude continuamente le maestose ali, e le fa anche vibrare d’amore, piegando il tronco ed il collo in avanti, ondulandolo, e continua cosi, finché la femmina, sedotta, cede.

Lo struzzo in libertà può vivere 30-40 anni, ma negli allevamenti in Sudafrica, dove oggi si concentra il 97% della loro popolazione mondiale, è molto più longevo e può raggiungere gli 80 anni.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

Struthio camelus in corsa e in accoppiamento ... in Sudafrica si organizzano anche corse con fantini ...

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Struthio camelus

© Giuseppe Mazza

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