Syncerus caffer caffer - Sparrman, 1779

Famiglia : Bovidae

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Text © DrSc Giuliano Russini - Biologist Zoologist

 

 

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Anche i bufali africani amano i corsi d’acqua © Giuseppe Mazza

Il Syncerus caffer detto anche Bufalo nero, Bufalo cafro, Bufalo africano o Bufalo del Capo, fu scoperto, studiato e descritto dal biologo zoologo svedese Anders Sparrman, una delle massime autorità relative alla fauna e flora Sud Africana, durante i suoi ripetuti viaggi in tale regione del continente Africano, che all’epoca, nella seconda metà del XVIII secolo, veniva chiamata Continente Nero.

E’ un mammifero quadrupede placentato ( eutero ), erbivoro ( ruminante ) di grandi dimensioni, caratterizzato da un manto raso, di colorazione nera, che ha dato origine ad uno dei suoi tanti nomi.

I maschi, generalmente più grandi delle femmine, possono raggiungere al garrese i 180 cm di altezza con un peso di 800 kg.

Dal punto di vista della fisiologia digestiva, non si discosta dagli altri esemplari della famiglia dei Bovidae, sottordine Ruminantia ( vedi scheda Artiodactyla ).

Sono, insieme agli ippopotami ( Hippopotamus amphibius ), tra gli erbivori più aggressivi dell’Africa.

Quando l’uomo si avvicina troppo è spesso oggetto di cariche furiose, e un maschio adulto e sano, per difendersi o proteggere la femmina e la prole, può affrontare e mettere in fuga anche un leone.

La sua potente arma di difesa sono le corna, le più grandi della famiglia dei Bovidae .

Cave e non caduche, a sezione semicircolare, possono raggiungere i 130 cm di lunghezza, e formano, congiungendosi sulla testa, una solida piastra, una sorta di elmetto a protezione della calotta polare cranica. Da qui partono, curvandosi verso il basso, per ritornare verso l’interno nel tratto acropeto ( quello che va dal basso verso l’alto ).

Niente da stupirsi quindi che Leoni ( Panthera leo ), Leopardi ( Panthera pardus ) e branchi di Iene ( diverse specie appartenenti alla famiglia: Hyaenidae, sottofamiglie: Hyaeninae e Protelinae ) cerchino d’evitare i giovani dominanti, predando gli esemplari meno reattivi, anziani e malati, o la prole isolata dalle madri. Funzione tipica dei predatori, tutto sommato utile alla specie, perché riduce la pressione alimentare sull’ambiente.

Dal canto loro, in presenza di un predatore, anche i bufali s’organizzano, con un preciso e tipico schema di difesa.

I maschi più giovani, dominanti e forti, formano un grande cerchio intorno al branco, con decine e decine di guerrieri, visto che il Syncerus caffer può vivere anche in mandrie con più di 400 capi.

Una sorta di prima linea di difesa, per affrontare anche gruppi di leoni o iene, al cui interno si forma una seconda barriera, concentrica, costituita dalle femmine della mandria, per proteggere gli esemplari anziani o più deboli, e soprattutto la prole, la generazione in crescita cui è affidata la propagazione dei geni e degli alleli della specie.

Generalmente i bufali vivono nella savana, ma possono spostarsi anche nel bush ( zone arbustive ) o nella boscaglia rada, specialmente gli anziani che tendono a fare vita solitaria, meno gregaria delle femmine e dei giovani maschi.

In questi habitat la temperatura può raggiungere anche i 50° C all’ombra, e allora passano la maggior parte della giornata movendosi poco, riposando o dormendo, magari immersi in pozze d’acqua fangose.

Un modo questo per ridurre la temperatura corporea, ma anche il numero di parassiti ematofagi che potrebbero infettarli. E anche qui, come accade con rinoceronti, ippopotami e bufali di acqua, s’instaura a tale scopo una simbiosi con bufaghe e aironi guardabuoi.

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Le corna dei bufali sono una potente arma di difesa © Giuseppe Mazza

I bufali si abbeverano in genere alle prime ore dell’alba o nel tardo pomeriggio, verso il tramonto, mentre la notte è dedicata al pascolamento e quindi alla nutrizione.
Preferiscono l’erba fresca, ma quando questa scarseggia, si nutrono anche di piante erbacee, arbusti e rampicanti.

Vivono in grandi mandrie che, come abbiamo visto, possono superare i 400 capi tra anziani, adulti e subadulti ( non maturi sessualmente ) e cuccioli appartenenti alle ultime due stagioni.

All’interno di queste mandrie, i maschi possono formare gruppetti isolati di 3-4 unità, o vivere da soli, per riunirsi alla comunità durante la stagione degli amori. Altri gruppi, sono costituiti dalle femmine con prole.

Il senso della dominanza e gerarchia si evidenzia nel momento degli accoppiamenti, dove possono scoppiare scontri violenti tra maschi in fregola ( eccitati ) per la femmina in estro ( calore ) scelte anche in relazione al loro stato feromonico, emanato dall’organo genitale femminile, la vagina.

Passate queste fasi, non si hanno fenomeni marcati di dominanza e gerarchia, come accade negli ippopotami e i rinoceronti.

E’ invece più evidente la cooperazione, come descritto nei meccanismi di difesa della prole o di un compagno rispetto a uno o più predatori. Ed anche quando alcuni esemplari, maschi o femmine ( per la prole ), tendono a fare da guida al branco, non si disputano duelli per raggiungere questo rango.

Zoogeografia

Autoctoni dell’Africa subsahariana, in particolare dell’Africa centrale e meridionale.

Habitat-Ecologia

Savana, bush, zone arbustive semi-boschive.Generalmente i gruppi si mantengono vicino a aree dove ci sono pozze di acqua,che vengono utilizzate per bagni e l’abbeveramento.

Morfofisiologia

Mammifero quadrupede, erbivoro ruminante, placentato, a mole massiccia. I maschi, di dimensioni maggiori rispetto le femmine, possono raggiungerei 180 cm di altezza al garrese e pesare 800-900 kg.

Sia i maschi che le femmine presentano corna cave non caduche a sezione semicircolare ( assenza di dimorfismo sessuale ), ma solitamente quelle dei maschi sono di dimensioni maggiori, possono in casi estremi, come abbiamo visto, raggiungere i 130 cm di lunghezza.

Essendo Artiodattili, hanno una regressione, a livello dei piedi, del primo,quarto e quinto dito, mentre il secondo e terzo ( numero pari ) dito rimangono funzionali. Il peso dell’asse corporeo è sostenuto da essi, sono cioè parassoni ( Paraxonia ).

I bufali hanno un cranio robusto, col naso nudo ricoperto da un strato di pelle. Occhi piccoli con palpebra, frontali. Orecchie con padiglione espanso, poste ai lati del cranio e al disotto delle corna.

Sono eterodonti ( cioè denti di diversa morfologia e funzione ) con una forte riduzione dei canini e incisivi, forte specializzazione dei premolari e molari.
Hanno una coda che termina con ciuffo, lunga da 40 a 50 cm.

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Syncerus caffer caffer con piccolo © Giuseppe Mazza

Etologia-Biologia Riproduttiva

Nelle femmine l’utero è come per gli altri ruminanti, bicorne biconcamerato. La placentazione è di tipo Sindesmocoriale o Cotiledonaria.
Non esistono dei mesi specifici per l’accoppiamento.

Come nell’ Hippopotamus amphibius anche qui la stagione delle piogge, fungerebbe da regolatore dell’orologio biologico per l’accoppiamento.

Il suo termine determina infatti una variazione dell’umidità ambientale, della pressione atmosferica e della lunghezza del periodo di luce/buio, fenomeni tutti che, come si è studiato e verificato nelle specie domestiche, stimolano i processi ovulatori nella femmina, portandola in estro/calore, e quindi la fragola d’accoppiamento nei maschi.

Il fatto che gli amori si svolgano in questa fase dell’anno, ha anche un preciso senso ecologico : garantire che la nascita del cucciolo avvenga nella successiva stagione umida, quando c’è abbondanza di cibo sia per la madre in allattamento, che per il piccolo al momento dello svezzamento.

Le femmine partoriscono sempre un solo piccolo, dopo una gestazione di 10-11 mesi, e l’allattamento dura circa 6-8 mesi, con progressivo svezzamento.

Il Syncerus caffer è purtroppo presente nella lista rossa delle specie minacciate ( Threatened Species ) della International Union for Control of Nature ( IUCN ).

 

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→ Per informazioni generali sugli Artiodactyla vedere qui

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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