Synsepalum dulcificum

Famiglia : Sapotaceae

Testo © Pietro Puccio

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Il Synsepalum dulcificum è un arbusto sempreverde di 2-5 m per climi tropicali © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’Africa tropicale centroccidentale (Benin, Camerun, Congo, Costa d’Avorio, Gabon, Ghana, Nigeria, Repub- blica Centrafricana e Zaïre), dove cresce nelle foreste umide a basse altitudini, prevalentemente lungo le rive dei corsi d’acqua.

Il nome del genere è la combinazione della preposizione greca “syn” = con, insieme, e del termine latino “sepalum” = sepalo, con riferimento ai sepali uniti per oltre la metà; il nome specifico è l’aggettivo latino “dulcificus, a, um” = che addolcisce, con ovvio riferimento.

Nomi comuni: magic berry, miracle berry, miracle fruit, miraculous berry, miraculous fruit, sweet berry (inglese); fruit miracle, fruit miraculeux (francese); albero del miracolo, frutto miracoloso (italiano); fruta-do-milagre (portoghese); fruta milagrosa, matasabor (spagnolo); Wunderbeere, Mirakelfrucht genannt (tedesco).

Il Synsepalum dulcificum (Schumach. & Thonn.) Daniell (1852) è un arbusto sempreverde molto ramificato, alto 2-5 m, con chioma densa di forma conica e foglie raggruppate all’estremità dei rami, su corto picciolo, semplici e alterne, di forma obovata con margine intero, lunghe 10-15 cm e larghe 3,5-5 cm, inizialmente di colore da arancio a rosso, poi verde scuro, piuttosto coriacee.

Fiori ermafroditi in grappoli ascellari rivolti verso il basso, di circa 1 cm di lunghezza e 0,5 cm di diametro, con calice imbutiforme pubescente a 5 lobi dall’apice arrotondato e corolla a 5 petali di colore bianco crema all’apertura, poi gradualmente bruno rossastro. I frutti, che rimangono a lungo sulla pianta, sono ellissoidi di colore rosso brillante a maturità, lunghi circa 2 cm e larghi 1 cm, contenenti un solo seme bruno nerastro lucido, lungo circa 1,5 cm, circondato da un sottile strato di polpa.

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I frutti di 2 cm modificano la percezione del gusto © Giuseppe Mazza

Si riproduce solitamente per seme che deve essere messo a dimora nel più breve tempo possibile, a meno di non conservarlo, per non più di 6 mesi, in sfagno umido, perdendo la germinabilità in breve tempo quando si disidrata. Il seme va posto a 1-2 cm di profondità in terriccio acido torboso, con aggiunta di sabbia silicea, mantenuto umido; la germinazione avviene in 2-4 settimane alla temperatura di 26-28 °C, temperature più basse allungano i tempi di germinazione, la produzione inizia, nelle migliori condizioni di coltivazione, dopo 3-5 anni. Si riproduce anche per talea, con bassa percentuale di radicazione.

Specie di lenta crescita che deve la sua fama alla particolare proprietà dei suoi frutti, ma che presenta indubbie caratteristiche ornamentali, coltivabile all’aperto nelle zone a clima tropicale e subtropicale umido, temperature intorno o appena sotto 0 °C possono danneggiarla gravemente. Preferisce una posizione leggermente ombreggiata, anche se piante adulte possono sopportare il pieno sole purché non particolarmente intenso, e terreno acido (pH 4,5-5,8), non sopravvivendo in quelli alcalini, ricco di sostanza organica, perfettamente drenante e mantenuto umido. Le concimazioni, in primavera-estate, vanno effettuate con prodotti bilanciati per piante acidofile con aggiunta di microelementi. Fiorisce e fruttifica pressoché con continuità.

Dove il clima non consente la permanenza all’aperto durante tutto l’anno può essere coltivata in vaso in terriccio costituito da torba acida e sabbia silicea grossolana o perlite, mantenuto umido, ma senza ristagni, in posizione molto luminosa e con temperature minime superiori a 14 °C; richiede una elevata umidità atmosferica, utili le nebulizzazioni con acqua non calcarea se l’ambiente è piuttosto secco. La presenza di cloro nell’acqua è dannosa per la pianta, eventualmente fare riposare l’acqua per 24 ore prima di innaffiare.

La polpa del frutto, di per sé quasi insapore, masticata per qualche minuto non produce alcun effetto, ma se successivamente, entro 1-2 ore, si bevono liquidi o masticano cibi acidi, questi vengono percepiti come dolci. Il responsabile di questa alterazione temporanea e parziale del gusto è una glicoproteina, che è stata chiamata “miraculina”, che in ambiente neutro non ha alcun effetto, ma in presenza di acidi influenza i ricettori presenti sulle papille gustative che percepiscono come dolci le sostanze acide.

Non si tratta quindi di un dolcificante, con gli effetti collaterali che questi possono avere, ma ha lo stesso risultato nella percezione del gusto. La polpa del frutto deve essere masticata dopo breve tempo dalla sua raccolta, un giorno o poco più, dopo perde velocemente la sua efficacia, pertanto occorre avere una pianta in frutto a disposizione, a meno di non ricorrere alla polpa liofilizzata subito dopo la raccolta e commercializzata in compresse, che ha lo stesso effetto del frutto fresco.

Sinonimi: Bumelia dulcifica Schumach. & Thonn. (1827); Sideroxylon dulcificum (Schumach. & Thonn.) A.DC. (1844); Bakeriella dulcifica (Schumach. & Thonn.) Dubard (1912); Synsepalum glycydora Wernham (1917); Pouteria dulcifica (Schumach. & Thonn.) Baehni (1942); Richardella dulcifica (Schumach. & Thonn.) Baehni (1965).

 

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