Tagetes patula

Famiglia : Compositae

Testo © Pietro Puccio

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La Tagetes patula è una pianta facile, anche da seme, per terrazzi e giardini. L’ideale per i principianti © Giuseppe Mazza

La specie è originaria del Messico (stati di Aguascalientes, Durango, Guanajuato, Hidalgo, Jalisco, Mexico, Michoacan, Queretaro e Zacatecas) e Nicaragua, dove cre- sce in zone caratterizzate da clima caldo e poco piovoso.

L’origine del nome generico non è noto, secondo alcuni deriverebbe da “Tages,-getis”, personaggio della mitologia etrusca; il nome specifico latino “patula” = larga, ampia, fa riferimento all’attitudi- ne della pianta a formare, rami- ficandosi, ampi e compatti cespi.

Nomi comuni: dwarf marigold, french marigold, stinkweed, wild marigold (inglese); oeillet d’Inde, tagète étalée, veloutine (france- se); garofano d’India, garofano messicano, puzzolina, rosa d’In- dia, tagete comune (italiano); cravo-de-defunto, cravo-francês, flor-de-estudante, tagetes-anão (portoghese); amapola, amarilla, clavel de Indias, clavelón, clave- nilla, clemole, clemolitos, copetes, copetillo, damasquina, flores del muerto, iscoque, pastora, pastor- cita (spagnolo); studentenblume (tedesco).

La Tagetes patula L. (1753) è una erbacea annuale alta 15-50 cm con radice a fittone e fusti molto ramificati, fino alla base, che formano un cespuglio largo e compatto; presenta foglie lunghe 5-10 cm di colore verde scuro, opposte nella parte inferiore, alterne in quella superiore, profondamente incise, tanto da apparire imparipennate, con segmenti lunghi 1-3 cm ovato-lanceolati, dai margini seghettati, provvisti di ghiandole oleifere che al tocco emanano un odore acre.

Le infiorescenze terminali, generalmente singole, di 3-5 cm di diametro su un peduncolo lungo 4-8 cm, sono i tipici capolini delle Compositae costituiti da una moltitudine di fiori sessili inseriti a spirale su una base tondeggiante, il ricettacolo, circondata da un involucro cilindrico, di 1-1,5 cm di lunghezza e 0,6 cm circa di diametro, col bordo superiore dentato, costituito da una singola serie di brattee unite tra loro.

I fiori dell’anello esterno, detti fiori del raggio, in numero di 5-8 (fino a un centinaio nelle varietà a fiore doppio) hanno la corolla di forma obovata, lunga 0,8-1,5 cm, vellutata superiormente, costituita da cinque petali fusi insieme, di colore giallo arancio macchiato o striato di rosso scuro, colore che in alcuni casi può estendersi a quasi tutta la superficie, variamente colorata di rosso scarlatto, rosso mogano, giallo, arancio e rosa nelle innumerevoli varietà coltivate.

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Contiene principi attivi per l’industria alimentare, farmaceutica e dei cosmetici © Giuseppe Mazza

I fiori del raggio sono femminili, ma hanno soprattutto la funzione di attrarre l’attenzione dell’impollinatore, come i petali di un singolo fiore. All’interno dell’anello si trovano 50-100 fiori bisessuali, detti fiori del disco, con corolla tubulosa a cinque lobi, lunga circa 0,6 cm, di colore giallo o arancio.

I frutti, contenenti un solo seme e chiamati acheni (o più correttamente cipsele) nelle Compositae, sono sottili, lunghi circa 0,6 cm, di colore nero, sormontati dal pappo, il calice modificato del fiore che ha la funzione di favorire la dispersione, costituito da scaglie di cui una appuntita, lunga 0,6-0,7 cm, e le altre distinte o unite alla base, oblunghe o lineari, lunghe 0,2-0,4 cm.

Si riproduce facilmente per seme, che germina mediamente in 10 giorni alla temperatura di 18-20 °C. La semina può essere effettuata a fine inverno in ambiente protetto, posizionando il seme nel terriccio a una profondità di 0,5-1 cm, o direttamente a dimora in primavera; la fioritura inizia in giugno-luglio, secondo l’epoca di semina e il clima, e perdura fino al tardo autunno. Si autodissemina con facilità, tanto da diventare in qualche caso infestante. Introdotta in Spagna nella metà del XVI secolo, si è diffusa prima in Francia e successivamente in Gran Bretagna (da qui il nome comune “french marigold” con cui è nota nei paesi anglofoni) e nel resto d’Europa e Stati Uniti. Insieme alla Tagetes erecta è una delle piante annuali da fiore più facili da coltivare, popolarissima in particolare dall’800 fino alla seconda metà del ‘900, ideale per chi inizia ad appassionarsi al giardinaggio.

Si adatta a qualsiasi tipo di suolo, anche povero, sia pure con una preferenza per quelli argillosi, leggeri e drenati, in pieno sole o con almeno una durata di insolazione superiore a sei ore giornaliere; può essere coltivata in tutti i climi, ad eccezione naturalmente di quelli polari, trattandosi di una specie annuale, ma i migliori risultati si hanno nei climi temperati, le elevate temperature, infatti, rallentano la vegetazione e influiscono negativamente sulla fioritura.

Il portamento basso e compatto, la profusione di fiori dalla calda tonalità, la durata della fioritura e la disponibilità di varietà con diverse combinazioni di colore, offrono innumerevoli possibilità di utilizzo nei giardini di ogni dimensione, per bordure, roccaglie, aiole o come tappezzante. In vasi o cassette, anche sospesi, è una specie da non sottovalutare per la decorazione di balconi, terrazze e verande.

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Il colore e il numero dei petali è molto vario. Partendo dai semi si possono avere grosse sorprese © Mazza

Le innaffiature in estate, dove necessarie, devono essere regolari, ma lasciando asciugare il terreno prima di ridare acqua, essendo una pianta abbastanza resistente al secco, ma alquanto sensibile al marciume radicale per umidità stagnante.

Poiché da seme non si è mai certi del colore, tenuto conto che le varietà moderne sono il risultato di selezioni e incroci, se si vogliono realizzare in giardino particolari combinazioni cromatiche, conviene seminare in semenzaio o in cassette e trapiantare, operazione che la pianta sopporta senza problemi, dopo l’apertura del primo fiore.

I principi attivi contenuti nelle varie parti della pianta sono pressoché identici a quelli della Tagetes erecta cui si rimanda, come pure gli usi nell’industria alimentare, farmaceutica e dei cosmetici.

La specie presenta lo stesso potere nematocida delle radici, per le tossine (tiofeni) in esse contenute, e repellente verso molti insetti nocivi, in particolare Callosobruchus maculatus e Trichoplusia ni, per l’odore emanato dalle ghiandole oleifere.

L’olio estratto dai capolini ha dimostrato di possedere anche una buona attività antifungina nei confronti di Botrytis cinerea, Fusarium solani e Penicillium digitatum.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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