Taraxacum officinale

Famiglia : Compositae

 

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Testo © Eugenio Zanotti

 

 

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Il Taraxacum officinale ha una vastissima diffusione nell’emisfero boreale © Giuseppe Mazza

Il tarassaco ( Taraxacum officinale – Weber Aggreg. ) ha una distribuzione circumboreale: il suo vastissimo areale si estende a tutta l’Europa, all’Africa settentrionale, alla Siberia, all’America del Nord e, per opera dell’uomo, in molte altre parti dell’emisfero boreale.

La probabile origine del nome del genere si rifà ai termini greci "taraxis", "taraxakos": io guarisco, per le virtù medicinali. Per altri dall’arabo "tarahsaqun" o "tharachakon" (erba amara) che indica appunto, dente di leone, o dai termini “tarak” (fare) e “sahha” (urinare) date le proprietà diuretiche di questa pianta. O ancora deriverebbe dal termine greco "tarasso", scompiglio, sconvolgimento, perché i pappi maturi vengono dispersi dal più leggero soffio o alito di vento.

Il nome della specie “officinale” deriva dal sostantivo latino “officina”, usato per molte piante che hanno proprietà medicinali impiegate nelle “officine”, com’erano dette le farmacie di un tempo.

Nel binomio Taraxacum officinale sono comprese un complesso di specie apodittiche estremamente polimorfe. Di queste genere risultano descritte circa 1600 entità, tuttora in via di revisione.

I caratteri generali sono: piante erbacee perenni, alte 15-40 cm, con foglie lobate o roncinate, a lobi più o meno triangolari e con picciolo spesso alato, tutte in rosetta basale. Fusti lisci, semplici, privi di foglie, tubolosi, che alla rottura gemono un latice biancastro. I fiori, tutti ligulati, sono raccolti in capolini gialli di 2,5-4 cm di diametro con involucro di 12-25 x 15-25 mm, brattee lineari-lanceolate (le loro caratteristiche hanno importanza tassonomica!) lunghe fino a 17 cm.

La fioritura avviene da febbraio a maggio (a volte tutto l’anno), ed è concentrata nella primavera in caratteristiche antesi contemporanee. Il frutto è un achenio di 2,5 x 3-5 mm, fusiforme od oblanceolato, tubercolato o spinuloso, bruno, con becco di 7-15 mm munito di vistosi pappi bianchi disposti in soffici sfere volgarmente dette "soffioni".

E’ una specie sinantropica frequente nei prati concimati, negli incolti, ambienti ruderali, schiarite dei boschi caducifogli, dalla pianura fino a 1700 m s.l.m.

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Un campo coltivato. La pianta è commestibile con virtù cosmetiche e medicinali © Giuseppe Mazza

La capacità riproduttiva e di adat- tamento di questa composita è straordinaria, non solo per il grado di perfezione aerodinamica raggiunta dagli acheni che vengono trasportati dai venti stagionali e paracadutati a distanze notevolissime, ma anche per le profonde radici fittonanti in grado di ricostituire nuovi getti anche se ridotte in piccoli pezzi.

Il tarassaco, più noto con i molti nomi volgari di dente di leone, soffione, insalata matta, cicoria gialla, capo di frati, piscialetto, ecc., merita elogio per i suoi meriti gastronomici: è ottima verdura da consumare fresca da giovane (febbraio-marzo) o cotta (più avanti). Le giovani rosette basali, come tutte le verdure selvatiche, devono essere raccolte esclusivamente in luoghi salubri, lontano da strade trafficate, da fabbriche, da terreni ove sia sostato bestiame al pascolo o su cui siano stati impiegati più o meno recentemente diserbanti o antiparassitari.

Il tarassaco in Italia è incluso nell’elenco delle piante officinali spontanee (Regio Decreto del 26.5.1932 n. 772) e quindi la sua raccolta va autorizzata secondo tale disposizione e che per uso famigliare è consentita la detenzione fino a 5 Kg di radici secche. Per gli usi erboristici si estirpano dal terreno le radici fittonanti da aprile a settembre (tempo balsamico). I costituenti principali sono un complesso di sesquiterpeni lattonici (taraxacina, taraxina, taraxerolo) con triterpeni, sostanze tanniche e amare, resinose e mucillaginose, enzimi, stearine, acidi organici, fitosteroli, sali minerali (specialmente potassio), inulina, colina, sterina, lattupicrina, cere, resine, tannini, inosite, zuccheri, mucillagini, provitamina A, vitamine B, C, D, K, PP, la xantofilla taraxantina (nei fiori), luteìna e violaxantina (nelle foglie), asparagìna, riboflavìna ed enzimi.

Le principali proprietà accertate sono quelle coleretiche e colagoghe (stimolanti la secrezione della bile ed il suo deflusso nell’intestino) e quindi favorenti la digestione dei grassi (con relativa normalizzazione del tasso di colesterolo nel sangue), epatoprotettive, amaro-toniche, stimolanti l’appetito, diuretiche, depurative, dimagranti, antireumatiche, leggermente lassative, antiacneiche.

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Il successo botanico è assicurato dalle radici fittonanti e dagli acheni con pappo paracadutati dal vento © Mazza

La radice, essiccata o fresca, viene usata in tutti i disturbi epatobiliari, nelle dispepsie, disappetenze e si rivela un buon diuretico, utile nel trattamento della ritenzione idrica, specie se associata a obesità e cellulite. Per uso esterno il latice pare si sia dimostrato utile a far regredire porri e verruche.

I preparati a base di tarassaco sono controindicati in soggetti con microcalcoli alla colecisti ed in soggetti sofferenti di ulcera peptica. Recentemente è stato dimostrato che nel polline dei capolini di tarassaco vi sono sostanze capaci di bloccare lo sviluppo di alcuni batteri.

Le foglie giovani vengono raccolte a fine inverno e forniscono un’ottima verdura da consumare fresca oppure cotta. La radice, lessata e condita con olio extravergine di oliva, è ottima e salutare. L’infuso dei fiori in cosmesi è usato come lozione per schiarire efelidi e lentiggini. I primi boccioli si possono conservare sotto sale o aceto come i capperi e la cui radice tostata eguaglia quella della cicoria come surrogato del caffè.

Preparazioni

 

Infuso colagogo, utile nell’insufficienza del fegato e nelle sue congestioni

Un cucchiaio di radice secca triturata in una tazza di acqua. Lasciare bollire per due-tre minuti e lasciare riposare l’infusione un quarto d’ora, zuccherare e bere prima dei pasti. Consumare spesso le foglie crude in insalata durante i pasti.

Decotto per schiarire efelidi e macchie cutanee

Un pugno di fiori e uno di foglie (freschi). Far bollire in un litro di acqua fino a ridurre a un terzo. Si tampona localmente e frequentemente con cotone idrofilo imbevuto nel decotto tiepido.

Decotto depurativo e contrastante la formazione di calcoli biliari

Un cucchiaino di rizoma triturato in una tazza d’acqua: bollire un quarto d’ora, lasciar riposare dieci minuti, filtrare, dolcificare con miele. Si beve tiepido due volte al giorno lontano dai pasti. Si consiglia altresì di consumare in primavera insalate crude di radici e foglie.

Sinonimi

Leontodon taraxacum L. (1753), Hedypnois taraxacum Scop. (1772), Taraxacum vulgare Schrank (1786), Taraxacum dens-leonis (Desf.) Rouy (1905); Taracaxum campylodes G.E. Haglund (1948).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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