Orto botanico di Victoria : storia e endemismi delle Seychelles

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Ingresso del Seychelles’ National Botanical Garden

L’Orto Botanico di Victoria, alle Seychelles, noto anche come Jardin Botanique du Mont Fleuri, o Seychelles’ National Botanical Garden, è una « vecchia signora » dallo spirito moderno.

Nasce, come tanti giardini coloniali, nel 1901, per provare, nel clima delle Seychelles, piante utili all’agricoltura e all’economia dell’epoca : le Noci di cocco, la Palma da olio, l’Albero del pane, il Mogano, la Cannella, il Caffè, il Cacao, la Vaniglia, la Noce Moscata, ed altre spezie.

Il direttore, Paul Dupont, viaggia instancabilmente da un paese tropicale all’altro, e riesce a colmare, in 30 anni, il vuoto orticolo, legato all’isolamento geo- grafico delle Seychelles.

Ma a partire dal 1980, soffia lo spirito della modernità.

Pur mantenendo la struttura geografica antica, col rispetto di quello che ormai è diventato un Monumento Nazionale, il giardino apre le porte al pubblico, e sviluppa la coltura delle specie endemiche.

Non si guarda più all’agricoltura, ma al turismo di massa, ed alla biodiversità da proteggere. S’introducono altre 5 specie di palme rare, che crescono solo alle Seychelles, e varie piante locali, d’interesse storico e botanico, senza trascurare il lato estetico, con varietà ornamentali e fiori mai visti, che stupiscono ad ogni passo il visitatore.

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Il Coco de Mer, piantato nel 1956 dal Duca di Edinburgo, con una cinquantina di grandi frutti, che recano spesso 2 o 3 semi.

Per motivi di spazio, oggi la moltiplicazione in serie, per la diffusione e la reintroduzione delle specie locali, è affidata al National Biodiversity Centre di Barbarons, che sta sorgendo sulla costa occidentale dell’isola di Mahé.

Mentre qui i turisti frettolosi, che non possono permettersi le isole di Curieuse, Fregate o Praslin, con l’antica foresta della → Vallée de Mai, scoprono la natura delle Seychelles, e la mitica Lodoicea maldivica, nota come Coco de mer o Coco fesse, che si credeva crescesse in fondo al mare.

Oltre 30.000 visitatori all’anno, attratti dai semi più grandi del mondo, che ricordano con meticolosa morbosità, nei dettagli, l’anatomia pelvica femminile, e da facili foto ricordo con le → Tartarughe giganti, che si possono persino toccare in un grande recinto all’ombra del maestoso albero.

Di solito la forma tipica dei frutti di Coco de Mer è un cuore, e portano all’interno un solo seme. Ma questa pianta isolata, in un suolo fertile, ben irrigato, ne reca anche due o tre, con forme più o meno provocanti per la gioia dei collezionisti. Frutti enormi, che impiegano sei o sette anni per maturare, e possono anche raggiungere i venti chili. A 9-12 mesi dalla fecondazione, la loro taglia è ormai quasi definitiva.

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Una Palma da olio ( Elaeis guineensis ), l’esile Cyrtostachys renda, e l’elegante Pritchardia pacifica.

All’interno del seme si forma una gelatina traslucida, commestibile, gustoso dessert per miliardari o visitatori di riguardo, dato che un frutto costa più di 300 euro.

Poi la gelatina si fa più densa, e riempie tutta la noce, trasforman-dosi in solido " avorio vegetale ".

Buona parte dei sei ettari del giardino, sono dedicati alle palme.

Specie storiche, coltivate un tempo per i frutti, come la Palma da olio ( Elaeis guineensis ), usata oggi per produrre sapone, candele, margarina, e carburanti bio, o la famosa Palma da zucche- ro ( Borassus flabellifer ) da cui si ricavano, oltre allo zucchero, alcol, fibre tessili e carta.

Basta incidere le infiorescenze, e da queste sgorgano, per 5-6 mesi, 10-20 litri di linfa al giorno. Una gustosa bevanda che contiene il 15% di saccarosio. Fermentando produce il vino di palma, e scaldata si trasforma in sciroppo e poi zucchero.

Fra le varie specie ornamentali spiccano l’esile Cyrtostachys renda, alta come una casa di due piani, su un fusto di pochi centi- metri, detta anche Palma rossetto per la base scarlatta delle foglie; la Palma bottiglia ( Hyophorbe lagenicaulis ) dell’ Isola di Maurizio, col fusto simile ad una grande bottiglia di champagne; e la Palma ventaglio delle Isole Fiji ( Pritchardia pacifica ).

Fra le palme endemiche, oltre a numerosi esemplari maschi e femmina di Lodoicea maldivica, non mancano naturalmente la Latannyen milpat ( Nephrosperma vanhoutteanum ), la Latannyen fey ( Phoenicophorium borsigianum ), la Latannyen lat ( Verschaffeltia splendida ), la Latannyen oban ( Roscheria melanochaetes ), e la Palmis ( Deckenia nobilis ) su cui trovate foto e informazioni, sempre nel mio servizio dedicato alla foresta della → Vallée de Mai.

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L’albero del viaggiatore ( Ravenala madagascariensis ) non è una palma, ma un parente delle banane.

Il giardino, spezzato da 14 enormi blocchi di granito, vecchi di 750 milioni d’anni, si snoda intorno al grande viale principale, che sale dritto dall’ingresso verso la foresta adiacente. Sullo sfondo il picco dei Trois-Frères.

A sinistra, in fondo al prato, si nota subito un imponente Albero del pane ( Artocarpus altilis ) carico di frutti; e poi si scopre la Ravenala madagascariensis, nota come Albero del viaggiatore o Palma del viaggiatore, che in barba all’aspetto e al nome, non è una palma, ma una pianta erbacea, appartenente, come la strelitzia e i banani, alla famiglia delle Musaceae.

Più in là un Mango ( Mangifera indica ) piantato in epoca colo- niale, fa ombra a una cinquantina di turisti. Parlano della Mela degli elefanti ( Dillenia indica ), un alberello, accanto, che reca strani frutti tondeggianti, simili a cavoli, da cui si trae uno shampoo.

Speravo di vedere il grande fiore bianco, tipico dell’insolita famiglia delle Dilleniaceae, ma sarà per una prossima volta, perché a fine maggio, purtroppo, non era la stagione giusta. Al Jardin Botanique du Mont Fleuri, i fiori e i frutti si alternano un po’ tutto l’anno, in maniera spesso imprevedibile.

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Petrea volubilis, Mussaenda erythrophylla, e Alpinia purpurata.

Molte specie fioriscono solo da dicembre a marzo, durante la stagione delle piogge; altre quando cambiano i monsoni, o anche durante i mesi più secchi, dopo qualche giorno di pioggia.

Mi ha colpito un’elegante liana dai fiori blu, la Petrea volubilis, parente, pensate un po’, delle verbene; e l’insolita Mussaenda erythrophylla un arbusto dell’ Africa tropicale, che appartiene, come il caffè e le gardenie, alla famiglia delle Rubiaceae.

I fiori, di una perfetta geometria stellare, portano grandi sepali rossi, o rosa, che si sovrappon- gono ricurvi, l’un l’altro, a mo’ di banane, quasi a creare delle lanterne cinesi.

Fra i parenti dello zenzero, spiccano la Nicolaia elatior, detta Ginger fiammeggiante o Rosa di porcellana; il Costus speciosus, lo Spiral Ginger, dai grandi petali bianchi simili a far- falle; e l’ Alpinia purpurata, in fiore quasi tutto l’anno, con le sue inconfondibili pannocchie rosa o rosse.

L’ Allamanda cathartica, le Tecoma, la Cassia fistula, e il Peltophorum pterocarpum creano luminose macchie di giallo.

Mentre nel laghetto, fra le ninfee, cresce un’insolita Aracea coi piedi nell’acqua, il Typhonodorum lindleyanum del Madagascar, che si direbbe, a prima vista, un banano. I ben noti Flamboyant ( Delonix regia ) fioriscono in ottobre, e la Liana di giada ( Strongylodon macrobotrys ) colpisce per le sue grandi infiorescenze verdi.

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Infiorescenza di Parkia javanica, il fiore dell’albero delle Palle di cannone ( Couroupita guineensis ), e frutti di Bixa orellana.

Nella parte alta del giardino, non lontano dalla caffetteria, che offre sandwich e bibite, cresce l’albero della Cola ( Cola nitida ) coi suoi grandi semi dai cotiledoni rosa, molto ricchi in caffeina. Si è naturalizzata a meraviglia, e sta invadendo la vicina foresta.

Un po’ più in basso, sulla destra del chiosco, è facile trovare al suolo degli strani pompon. Sono le infiorescenze cadute dalla Parkia javanica, un maestoso albero impollinato dalle Volpi volanti ( Pteropus seychellensis ).

Questi grandi pipistrelli, dalla pelliccia fulva, se ne stanno di giorno appesi a testa in giù sui rami dei grandi alberi, ma già un’ora prima del tramonto sono in attività.

Si lanciano poderosi richiami, e volteggiano, in cerca di frutti, sulla foresta.

Li attira anche il fiore, a dir poco animalesco, dell’ Albero delle palle di cannone ( Couroupita guianensis ).

Consumano, senza tanti scrupoli, a mo’ d’insalatine, i croccanti petali rossi, ed i " tentacoli " del fiore, analoghi a quelli di un ane- mone di mare; ma gli ovari che sopravvivono allo scempio, sono impollinati, e nascono così dei pesantissimi frutti sferici, simili a bocce, o antiche palle di cannone.

Non meno strani sono i frutti della Bixa orellana, un arbusto dell’ America tropicale, noto anche come Roucou o Albero del rossetto.

Protetti da morbide spine vermi- glio, sono colmi di piccoli semi rossi, ricoperti da una cera molto ricca in carotenoidi. Contengono vitamina A, selenio, calcio e magnesio, e sono fra gli ingredienti base della celebre " recado rojo ", la salsa piccante messicana, per non parlare di creme solari e repellenti contro gli insetti.

Il loro colorante rosso, già usato dagli Indios per vistose pitture corporali, è noto oggi in Europa col nome di E160b, e serve a dare sfumature rosso arancio a molti formaggi duri, e ai filetti di haddock.

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La Noce moscata ( Myristica fragrans ), la Jatropha podagrica, e il Bulbul delle Seychelles ( Hypsipetes crassirostris ).

La Noce moscata ( Myristica fragrans ) è un albero che può superare i 20 m.

I frutti, maturando, si aprono di netto in due, con un taglio perfetto, ed evidenziano un arillo, con vistose venature rosse. Al suo interno c’è un seme, dal sottile guscio marrone, e infine la noce da grattugiare.

Anche la polpa bianca è comme- stibile, sotto forma di marmellate o canditi, ma soprattutto, coi suoi oli essenziali, la pianta è impor- tante per l’industria alimentare, farmaceutica, e la profumeria, con una domanda di quasi 10.000 tonnellate di frutti all’anno.

La Jatropha podagrica, detta anche Pianta bottiglia per la forma del fusto, appartiene come la Stella di Natale alla famiglia delle Euphorbiaceae. Quando cadono i petali, le infiorescenze si trasformano in fiammeggianti rami di corallo, fra cui occhieg- giano i frutti.

Una scolaresca passa festosa fra i viali, e capisco perché il Reuters’ Travel and Leisure Magazine ha messo il Jardin Botanique du Mont Fleuri al settimo posto, fra gli orti botanici più belli del Mondo.

Alberi antichi, pieni di storia, ma anche un luogo al passo coi tempi, che parla di biodiversità, d’ecolo- gia e diffonde la conoscenza e il rispetto della natura.

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Nectarinia dussumieri, Foudia madagascariensis, e Mabuya sechellensis, sullo stesso albero di Schefflera actinophylla.

I locali non di rado si soffermano a parlare coi giardinieri, e ripartono contenti, coi loro vasetti di piante per il giardino domestico. Per altri è semplicemente un luogo dove rilassarsi.

Faceva sera, e mi sono seduto, come loro, su una panchetta, all’ ombra, accanto all’ Umbrella tree ( Schefflera actinophylla ), un albero con grandi infiorescenze rosse, ricche di zucchero, disposte in alto a mo’ d’ombrella.

E’ stato come andare all’opera.

Prima, è entrato in scena il Bulbul ( Hypsipetes crassirostris ), un buffo uccello che mi ha guardato di soppiatto.

Poi una Mabuia ( Mabuya sechellensis ) si è arrampicata lentamente al sole, sulle infore-scenze, mentre due piccoli Sunbird ( Nectarinia dussumieri ) facevano il pieno di nettare, disturbati appena da un giovane maschio di Tessitiore ( Foudia madagascariensis ) che cerca- va anche lui, prima di dormire, il bicchiere della staffa.

Il sole scende in fretta alle Seychelles, ed è subito notte.

© Giuseppe Mazza

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Ficus benghalensis e uno scorcio della parte alta del giardino, accanto alla caffetteria.

Vietata la riproduzione anche parziale delle foto e del testo senza il permesso scritto dell’autore.

Un particolare ringraziamento all’Ufficio del Turismo delle Seychelles e all’Air Seychelles.

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