Trichoglottis lowderiana

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

La specie è originaria del Borneo (Sabah) dove cresce epifita sugli alberi delle foreste umide ad altitudini collinari.

Il nome del genere è la combinazione dei sostantivi greci “θρίξ” (thrix) = pelo e “γλῶττα” (glotta) = lingua, con riferimento alla peluria presente sul labello; la specie è dedicata al vivaista della Virginia (U.S.A.) Dwayne Lowder.

Nomi comuni: Lowder’s Trichoglottis (inglese).

La Trichoglottis lowderiana Choltco (2009) è una orchidea epifita monopodiale con fusti cilindrici eretti o pendenti, da cui si dipartono robuste e carnose radici aeree, e foglie alterne, distiche, coriacee, oblunghe con apice bilobato, di 5-8 cm di lunghezza e 2-2,5 cm di larghezza. Infiorescenze corte da più nodi contemporaneamente portanti 1-2 fiori di 2,5-3 cm di diametro, con sepali e petali di colore giallo e labello tomentoso bianco con macchia gialla alla base, gradevolmente profumati.

Si riproduce per seme, in vitro, e a livello amatoriale per divisione del fusto in due porzioni provviste di un numero sufficiente di foglie e radici, la parte superiore va trattata come una pianta adulta, la inferiore, posta in un ambiente con elevata temperatura ed umidità, produrrà una o più piante dalle gemme dormienti che potranno essere asportate non appena avranno formato un loro apparato radicale.

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Rara in coltivazione la Trichoglottis lowderiana è una specie epifita delle umide foreste collinari del Borneo. Fusti cilindrici eretti o pendenti, con fogle alterne di 5-8 cm e robuste radici aeree carnose. Le infiorescenze, molto corte, spuntano contemporaneamente da più nodi con 1-2 fiori profumati di 2,5-3 cm di diametro © Giuseppe Mazza

Specie rara in coltivazione richiede una esposizione molto luminosa, anche sole diretto, tranne nelle ore centrali della giornata, temperature medio-alte in estate, 24-35 °C, leggermente più fresche in inverno, con valori minimi notturni non inferiori a 18 °C, elevata umidità, 70-85%, ed aria costantemente in movimento. Irrigazioni regolari ed abbondanti preferibilmente nella prima metà della giornata, per permettere alla pianta di asciugarsi prima di sera, il ristagno d’acqua all’ascella delle foglie può provocare pericolosi marciumi, leggermente più diradate in inverno per consentire alle radici di asciugarsi tra le innaffiature, che vanno effettuate, come anche le nebulizzazioni, con acqua piovana, demineralizzata o da osmosi inversa a temperatura ambiente. Concimazioni ogni due settimane, durante il periodo di crescita, utilizzando un prodotto idrosolubile bilanciato, con microelementi, a ¼ di dose di quella riportata sulla confezione. Viene generalmente montata su tronchi, corteccia, zattere di sughero o di felci arborescenti, per consentire alle radici di crescere liberamente e asciugarsi velocemente dopo ogni innaffiatura e nebulizzazione.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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