Trigonidium egertonianum

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Il Trigonidium egertonianum è un’epifita o litofila dai fiori insoliti e di facile coltura © Giuseppe Mazza

La specie è originaria del Belize, Colombia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Panama e Venezuela, dove è diffusa nelle foreste sulle rocce o sugli alberi fino a circa 1200 m di altitudine, spesso in prossimità di laghi e corsi d’acqua, in zone caratterizzate da clima stagionale.

Il nome del genere deriva dal greco “trigonos” = triangolo, con riferimento alla disposizione dei sepali ed alla forma di altre parti del fiore; la specie è dedicata al paleontologo e uomo politico inglese Philip de Malpas Grey Egerton (1806-1881).

Nomi comuni: dragons mouth orchid, Egerton’s Trigonidium (inglese).

Il Trigonidium egertonianum Bateman ex Lindl. (1838) è una specie epifita o litofita con pseudobulbi ravvicinati ovoidi, compressi e scanalati, di 4-8 cm di lunghezza e 2-3 cm di spessore, con all’apice due foglie ensiformi lunghe 20-60 cm e larghe 1-3 cm; in natura può perdere tutte le foglie in occasione di stagioni particolarmente secche e prolungate.

Infiorescenze singole o numerose dalla base dello pseudobulbo lunghe 15-35 cm, erette, portanti un unico fiore, su un peduncolo lungo circa 5 cm, con sepali e petali giallo verdastro con venature da porpora a marrone e labello verdastro; il fiore dura circa due settimane. Sepali ovato-lanceolati, lunghi 1,5-3 cm e larghi 1-2 cm, il dorsale eretto, i due laterali con apici retroflessi, petali lineari-lanceolati, lunghi 1-1,5 cm e larghi circa 0,6 cm, con un ispessimento grigio-bluastro e lucido nei pressi dell’apice, labello trilobato lungo circa 0,8 cm e largo 0,4 cm, lobi laterali semiellittici e lobo mediano lineare, piuttosto calloso, verrucoso e ricurvo all’apice.

Si riproduce per seme, in vitro, e per divisione, con ciascuna sezione provvista di almeno 3-4 pseudobulbi.

Specie fiorifera e di facile coltivazione dai fiori piccoli, ma dall’aspetto molto particolare, richiede temperature medio-alte con valori minimi invernali non inferiori a 15 °C, anche se può sopportare sporadici, e per brevissimo periodo, abbassamenti di qualche grado completamente asciutta, una posizione semi ombreggiata, anche con qualche ora di sole diretto, ed elevata costante umidità, 60-80%.

Durante il periodo di crescita le innaffiature devono essere regolari, ma lasciando leggermente asciugare prima di ridare acqua, più diradate durante la stasi vegetativa, lasciando asciugare completamente il substrato; necessaria una buona ventilazione per evitare ristagni idrici alla base degli pseudobulbi e tra le foglie, dopo le innaffiature, causa di facili marciumi. Per le innaffiature e nebulizzazioni va utilizzata acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata; le concimazioni, opportunamente distribuite e alternate, in modo da evitare accumulo di sali alle radici, vanno fatte durante il periodo vegetativo preferibilmente con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a metà dose di quella consigliata sulla confezione. Può essere montata su tronchi, corteccia, zattera di sughero o coltivata in vaso con composto molto drenante e aerato, che può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) di media pezzatura con eventuale aggiunta di inerti per migliorare il drenaggio.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Maxillaria brachyglossa A.Rich. & Galeotti (1845); Trigonidium seemannii Rchb.f. (1854); Trigonidium spatulatum Linden & Rchb.f. (1854); Trigonidium callistele Rchb.f. (1860); Trigonidium brachyglossum (A.Rich. & Galeotti) Schltr. (1918).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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