Tripterygion tripteronotus

Famiglia : Tripterygiidae

 

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Testo © Giuseppe Mazza

 

 

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Il Tripterygion tripteronotus è endemico del Mediterraneo e del Mar Nero © Giuseppe Mazza

Il Peperoncino ( Tripterygion tripteronotus - Risso, 1810 ) appar- tiene alla classe degli Actinopterygii, i pesci con le pinne raggiate, all’ordine dei Perciformes ed alla famiglia dei Tripterygiidae, che conta una ventina di generi ed oltre un centinaio di specie, presenti nelle acque marine temperate e tropicali.

Un tempo questo pesce veniva classificato fra i Blennidi (Blenniidae ), ma poi, considerato che sul dorso ha tre pinne invece di una, che ha grosse scaglie ctenoidi e che il peduncolo caudale è completamente libero, era stato messo fra i Clinidi (Clinidae), per essere poi scorporato di recente con la creazione, secondo i punti di vista, della famiglia dei Tripterygiidae o della sottofamiglia dei Tripterygiinae.

Il nome del genere viene dal greco “tri-” = tre e “pteron-” = ala, pinna, qui al diminutivo “pterygo-”, cioè piccola ala, piccola pinna, con riferimento alle tre pinne dorsali.

Il nome della specie “tripteronotus” ha la stessa radice greca “tri-” = tre e “pteron-” = ala, con l’aggiunta latina “notus’ = conosciuto, noto. Insomma ribadisce che è un pesce facilmente riconoscibile per le tre pinne suddette.

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Lungo al massimo 8 cm, ha tre pinne dorsali e mostra un notevole dimorfismo sessuale © Giuseppe Mazza

Zoogeografia

Il peperoncino è endemico del Mediterraneo e Mar Nero.

Ecologia-Habitat

Vive in acque basse, in genere fra i 5-12 m di profondità, in tane oscure all’ombra delle rocce, ma è stato osservato anche in piena luce, a pochi decimetri dalla superficie, fra le alghe rosse.

Decisamente sedentario non si allontana mai troppo da casa e quando viene scacciato, passato il pericolo, torna a piccoli balzi nel suo angolino preferito, al centro di un territorio di caccia di circa 2 m di diametro.

Morfofisiologia

Raggiunge al massimo gli 8 cm con un corpo fusiforme e grandi occhi per una perfetta visione anche in condizioni di luce scarsa. Sono sormontati, come le narici anteriori, da un piccolo tentacolo. Il muso è appuntito ma corto, con una grande bocca protrattile armata da varie file di piccoli denti aguzzi disposti a spazzola.

Ma la caratteristica più vistosa è la presenza delle tre pinne dorsali. La prima reca tre raggi spinosi, la seconda, molto più alta, specie nella parte anteriore dei vecchi maschi, vanta 17-18 raggi spinosi, mentre la terza si accontenta di 12-13 raggi molli. L’anale, lunghissima, ha 24-27 raggi inermi. Le robuste pettorali sono ampie e appuntite e le ventrali contano solo due raggi molli. La caudale, ben separata dalle altre pinne, ha il bordo arrotondato.

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Nel periodo riproduttivo il maschio è rosso fiamma con la testa nera. Si nutrono principalmente d’anfipodi © Mazza

Vi è un notevole dimorfismo sessuale.

I maschi, specie nel periodo riproduttivo, quando la testa diventa nera, sono di un incredibile rosso fiamma, o meglio "peperoncino" come recita il nome volgare, con puntini celesti sulle pinne e le guance, mentre le femmine, dal muso più corto e con la seconda dorsale decrescente senza pennacchio, hanno una livrea marroncina.

In entrambi i sessi si notano infine cinque larghe fasce scure verticali, più o meno evidenti, che appaiono quando serve con funzione mimetica.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Il Tripterygion tripteronotus si nutre di piccoli crostacei, per lo più anfipodi.

A fine primavera i maschi fanno di tutto per attirare l’attenzione delle femmine con vistose parate nuziali, danzando a zigzag, e queste depongono masserelle d’uova. Vengono appiccicate al fondo ed hanno un diametro di 8,5 mm circa, incredibile per dei pesci così piccoli.

Durante l’estate una femmina può anche accoppiarsi con più maschi e le po- polazioni, attualmente stabili con un indice di vulnerabilità bassissimo di 13 su una scala di 100, possono raddoppiare in meno di 15 mesi.

Sinonimi

Tripterygion tripteronotum - Risso, 1810; Blennius tripteronotus - Risso, 1810; Tripterygion nasus - Risso, 1827.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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