Tuber melanosporum

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Testo © Massimiliano Berretta

 

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Il Tuber melanosporum è un tartufo di pregio, anche se meno blasonato del Tuber magnatum © Giuseppe Mazza

Famiglia: Tuberaceae - Dumortier, 1822

Genere: Tuber - Micheli ex Wiggers : E.M. Fries, 1780

Tuber melanosporum - Vittadini, 1831

Dal greco “mèlas” = nero e “sporá” = seme, semenza, cioè a spore nere.

In Italia è comunemente chiamato “Tartufo nero pregiato”, “Tartufo nero di Norcia e Spoleto”; in Francia “Truffe du Périgord”, “Truffe noire”; in Germania “Perigord-Trüffel”; “truffle” in Inghilterra.

Descrizione del genere

Vedere Tuber magnatum.

Descrizione della specie

Ascocarpo: Più o meno tondeggiante, a volte anche irregolare e lobato, di dimensioni variabili tra i 3 ed i 7 cm, con verruche piramidali-poligonali grandi 3–5 mm, con apice depresso, , aderenti fortemente al peridio di colore nero, talvolta con sfumature ferruginose, negli esemplari immaturi tende al rosso-vinaccia.

Gleba: Bianca nel giovane ma presto nero-bruna tendente al viola o al rossiccio, con venature biancastre fitte e sottili che diventano brune in età, con contorni ben definiti ed accompagnate da due bande brune, traslucide ai lati.

Odore: aromatico, particolare, non troppo pungente, gradevole.

Sapore: squisito, tanto che è chiamato anche tartufo nero dolce.

Spore: 29-55 × 22-35 µm, ellittiche allungate, echinulate, nere in massa.

Aschi: globosi, a volte con un corto peduncolo, 90-140 × 80-120 µm, con la superficie munita di spine corte e rigide, grandi 2,5-3 µm, con una densità di 11-13 × 10 µm2.

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Spore di Tuber melanosporum osservate al microscopio © Giuseppe Mazza

Habitat: Fungo simbionte, ipogeo, cresce in associazione con latifoglie (soprattutto con roverella e leccio, ma anche un carpino nero e nocciolo), predilige terreni sedimentari, generalmente ben drenati, come quelli brecciosi e molto calcarei. Pur iniziando a svilupparsi a settembre, matura in pieno inverno dall’inizio di dicembre all’inizio di marzo.

Commestibilità: Eccellente, è considerato un tartufo pregiato, da alcuni preferito al più blasonato Tuber magnatum.

Osservazioni: si tratta di una specie difficilmente separabile da Tuber brumale, lo stesso Vittadini indicava come caratteri distintivi il colore della gleba, la disposizione e il colore delle vene e soprattutto l’odore e il sapore; la gleba matura ha un colore nerastro tendente al rossastro o nero-porpora.

Può essere confuso con: T. brumale Vittadini che ha la gleba di colore grigio-bruno, grigio-nerastro, percorsa da poche vene larghe, cotonose, talvolta anche sottili, biancastre o beige; T. brumale var. moschatum (Bull.) I.R. Hall, P.K. Buchanan, Wang & Cole, (1998), che ha la gleba di colore beige-nocciola e un odore muschiato, gradevole, delicato e molto persistente; Tuber aestivum Vittadini, che ha verruche grossolane basse, dure, piramidali, gleba bruno chiara o nocciola a maturazione, con vene bianche, sottili, meandriformi, odore complesso di farina lievitata e pepe, sapore di nocciole fresche, inoltre, dove cresce forma il cosidetto “pianello”, una zona ± circolare dove l’erba sparisce a causa del micelio del tartufo stesso.

E’ il tartufo forse più conosciuto nel mondo, matura in inverno da novembre a marzo. In Italia si trova in Umbria, Marche, Toscana, Emilia Romagna, Lazio e nelle zone più riparate di Veneto, Lombardia, Trentino, Piemonte e Liguria.

Predilige i terreni derivati dalla decomposizione di rocce del Secondario (Mesozoico), con clima di tipo mediterraneo, con reazione sub-alcalina (pH 7,5-8,5) e ricchi di carbonato di calcio, come del resto per il Tuber magnatum Pico.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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