Turdus merula

Famiglia : Turdidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Un merlo maschio ( Turdus merula ). Spavaldo e territoriale, delimita col canto, dall’alba al tramonto, i confini invisibili del suo regno. Frequente in Europa, parte dell’Asia ed Australia, dove è stato introdotto dall’uomo © Gianfranco Colombo

Recita un vecchio racconto che una volta il merlo fosse bianco ma rifugiatosi in un camino per riscaldarsi, ne usci tre giorni dopo completamente nero per la fuliggine. Erano i giorni 29, 30 e 31 di gennaio, quelli che verranno poi chiamati nella tradizione popolare, i “giorni della merla”.

Come tutti sanno ed hanno facilmente avuto modo di constatare di persona, i merli oggi sono veramente neri ma come vedremo più avanti non proprio tutti.

Il Merlo ( Turdus merula – Linnaeus, 1758) appartiene all’ordine dei Passeriformes ed alla famiglia dei Turdidae ed è un uccello oggi molto comune tra le nostre case anche se solo alcuni decenni fa era un uccello prettamente di campagna, dei boschi e dei roveti.

Un’abitudine che l’ha portato, solo nel nostro mondo occidentale, a convivere a stretto contatto con l’essere umano e sfruttare ogni sua attività.

Così oggi lo vediamo becchettare briciole ed avanzi di cibo schivando autovetture e pedoni e combattendo con gli onnipresenti piccioni cittadini, lo sentiamo poi litigare e schiamazzare con i nostri cani e gatti domestici anch’essi spaesati da una innaturale detenzione, lo troviamo a nidificare nel folto del glicine che si arrampica sul balcone del vicino e sfornare nidiate sempre più sane e vigorose, lo sentiamo mattiniero gorgheggiare a piena voce dalla cima di qualche antenna televisiva e darci una sveglia fuoriorario che, per quanto melodiosa, non coincide spesso con l’ora decisa per scendere dal letto.

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Femmina sul davanzale. E’ uno degli uccelli più antropizzati, che oggi lasciano le campagne per la città © Gianfranco Colombo

Questo è il merlo cittadino, sempre fra i piedi, divertente amico di tutti e simpatico scocciatore del mattino. In effetti l’orologio biologico del merlo, in particolare all’inizio ed alla fine della giornata, non ha troppo del normale.

Un’ora prima dell’aurora inizia a cantare a squarciagola, ininterrottamente, inven- tandosi ogni tipo di gorgheggio e cercando di sovrastare il rumore del primo traffico del mattino che gli scorre incurante sotto il posatoio.

Nel periodo riproduttivo, lo fa tutte le mattine dallo stesso posatoio, con qualsiasi situazione metereologica, dichiarando a tutti i suoi antagonisti di aver preso possesso del territorio.

Alla sera, nel buio pesto e prima di ritirarsi nel suo rifugio notturno, eccolo squillare con uno stridìo impazzito con quello squik squik penetrante, a segnalare che per lui la giornata è terminata. Il messaggio è chiaro per tutti, per i consimili, per gli umani e per tutta la natura circostante: il padrone sono io.

Nei luoghi un tempo suoi habitat naturali, boschi e campagne, il merlo è divenuto un uccello non più molto comune come lo era in passato. Sembrerebbe che la conurbazione umana della seconda metà del secolo scorso, abbia trascinato contestualmente con sé questo uccello ed il suo futuro.

Vi è poi una differenza notevole fra i merli cittadini e quelli campagnoli. I primi oltre che sfruttare i benefici che derivano dalla presenza umana e dalle sue attività, danno segno di un diffuso benessere generale, con incremento continuo delle popolazioni, con un costante allargamento degli ambiti da colonizzare ed una sempre più sfrenata sfrontatezza.

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Un raro maschio bianco, detto leucista. Non si tratta d’albinismo, qui gli occhi non sono rossi ma perfettamente normali. E’ una mutazione genetica ereditaria recessiva © Gianfranco Colombo

I campagnoli hanno invece le difficoltà di sempre, infingardi e sospettosi con tutto e tutti, sempre all’erta contro eventuali predatori, non un attimo di tregua nell’attenzione su tutto ciò che sta loro intorno, una distanza di fuga verso gli umani impensabile se paragonata a quelli cittadini e purtroppo un continuo decremento nel loro numero.

Come si diceva, il merlo è nero ma viene occasionalmente colpito da albinismo e leucismo con esemplari, in particolare maschi, più o meno segnati da macchie, brizzolature od anche più raramente completamente bianchi.

Anche al più disattento degli osservatori non sfugge una simile particolarità. E’ talmente cosa di casa che d’abitudine non buttiamo neppure un’occhiata quando ci attraversa il vialetto del giardino, rapido come un ratto nero, non lo degniamo di uno sguardo quando chioccia allarmato sulla ringhiera del nostro balcone e neppure quando razzola negli avanzi buttati sbattendo la tovaglia dopo pranzo ma attentissimi non appena mostra particolari o comportamenti inediti e pronti a chiederci…ma è il nostro solito merlo? Ma cosa gli è successo ?

Uno entrato di prepotenza nelle nostre famiglie. La tradizione popolare europea contempla numerosi racconti e favole riferite al merlo.

Oltre alla tradizionale storia del merlo bianco divenuto nero per la fuliggine, ricorrono altri racconti popolari che rammentano questo uccello.

In Spagna nel X secolo, l’emiro Abderraman il costruttore della Medina di Cordoba, deve ad un merlo bianco che cantò sul suo davanzale, la conquista della sua amata consorte Zagara e la guarigione dalla tristezza che l’aveva sconvolto.

La contessa Matilde di Canossa vide il suo merlo nero ammalarsi e perdere le penne ma lo salvò immergendolo nelle acque delle fonti di Casciana a Pisa che lo guarirono e ringiovanirono immediatamente. Ripetè Lei stessa la prova e tali furono i benefici che fece costruire in loco nel XII secolo il primo stabilimento termale.

Si racconta che San Siro di Struppa al quale venne dedicata una chiesetta nei dintorni di Genova, compì guarigioni miracolose fra le quali quella di un merlo nero a cui da giovane era molto affezionato.

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Normalmente due maschi così vicini si scannerebbero per violazione territoriale, ma il nero lo scambia per un’altra specie ed il bianco forse non sa di essere un merlo © Gianfranco Colombo

Per la facilità di come lo si prende a caccia, in Italia è stato paragonato ad una persona un po’ bonacciona e sempliciotta, tanto da entrare nel nostro modo di dire con il detto “sei tonto come un merlo”.

Però questo uccello ha caratteristiche di furbizia ed opportunismo certo non paragonabili all’archetipo da noi indicato e l’atteggiamento preso a riferimento è caratteristico di un certo periodo dell’anno quando, come dicono gli stessi cacciatori, il merlo mangia molta uva e forse si ubriaca. D’altra parte permane nella tradizione popolare anche il detto riferito ad un suo congenere che ha appunto questo vizio “ebbro come un tordo”.

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Il leucismo colpisce prevalentemente i maschi ed esistono anche forme intermedie chiazzate di bianco © Gianfranco Colombo

Anche la cucina ha preso in buona considerazione questo gustoso uccello. In Corsica è famoso il paté de merle, nella provincia di Bergamo tra le vittime sacrificali della “polenta e osei” non manca mai il merlo, così pure negli spiedini in quel di Brescia. E poi chi abitando in campagna, da bambino non ne ha tenuto uno in gabbia ?

Essendo un uccello alquanto precoce nella nidificazione, era un obbiettivo ambito di tutti i ragazzi di campagna trovare nelle prime uscite all’aperto il primo nido di merlo, tenendolo segreto agli amici e curandolo fino alla nascita dei piccoli e prelevando poi dal nido un solo nidiaceo il più bello, il più simpatico e naturalmente maschio per allevarlo a mano.

Era il compagno estivo di tanti ragazzi non certo facilitati come oggi a recarsi in rinomate località turistiche o traviati da moderni impegni, il passatempo delle vacanze scolastiche e nel contempo un obbligo giornaliero che ci teneva costantemente occupati nella cura e nell’attenzione del nostro nuovo amico. Spesso lo si portava nella gabbietta anche in aperta campagna per fargli sentir cantare quelli in libertà, visto che la maestria nei turdidi viene acquisita imparando da altri cantori anziani. Una sfida continua con gli altri amici su chi aveva il merlo più bello.

Poi nell’autunno, tutti gli anni ed immancabilmente sempre in coincidenza con i primi giorni di scuola, la mamma ci comunicava tornando dalle lezioni che il nostro merlo era accidentalmente scappato mentre gli dava da mangiare.

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Il fatto non impedisce d’accoppiarsi e aver cura dei figli, come questo zelante papà © Gianfranco Colombo

Una buona scusa dei genitori per non distrarci dallo studio ma rimpiazzato subito dal proposito di rifarci alla prossima stagione.

Insomma un uccello entrato nella nostra vita in tutti i sensi, il nostro archetipo del rapporto tra uomo e natura, il precursore di quello che saranno poi gli animali di compagnia del futuro.

L’etimologia del suo nome scientifico è alquanto semplice, dal latino “turdus”, che indica un tordo e “merula” = merlo.

In Europa è chiamato Blackbird in inglese, Amsel in tedesco, merle in francese, mirlo comun in spagnolo e merlo preto in portoghese.

Zoogeografia

Il merlo è un uccello molto diffuso in Europa ed in buona parte dell’Asia e nell’Australia portato e diffuso dall’ emigrante o dal colonizzatore europeo. In Europa è diffuso ovunque fino agli Urali ad esclusione delle aree montane più fredde della penisola scandinava. In Asia vive in Anatolia e Medio oriente, in parte dell’Iran, Pakistan ed India ed in una vasta area della Cina. In Africa è presente solo sulle coste mediterranee del Marocco, Algeria e Tunisia.

Al di fuori dell’Europa ed in alcune città del mondo, è un uccello schivo e selvatico con comportamenti ben diversi da quelli mostrati nel mondo occidentale.

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Il solido nido è costruito su una base di fango rinsecchito misto a rametti sempre più piccoli, finissime radichette, muschio e materiale vario. Può contere anche 5 uova azzurrognole con macchie rossastre © Gianfranco Colombo

Qui il merlo è rimasto all’antica, come quelli che vivono nei nostri boschi ed in aperta campagna.

Il merlo è abitualmente stanziale e solo le popolazioni che vivono in altitudine o troppo al nord scendono nella brutta stagione, nelle pianure sottostanti ed a qualche grado di latitudine più a sud.

La migrazione avviene nella prima settimana di ottobre mentre la risalita avviene nell’ultima settimana di feb- braio.

Questo erratismo è d’abitudine abbinato a quello del tordo bottaccio ( Turdus philomelos ).

Il merlo vive in boschi anche densi, in aree coltivate con roveti e cespugli, in zone collinari e montane fino a 3.000 m, in ambienti a coltivazione intensiva con prati circondati da filari di alberi, in parchi cittadini, nei cimiteri e come detto anche nel centro delle città più trafficate.

Morfofisiologia

Il maschio del merlo ha una livrea completamente nera lucida e brillante, con becco ed anello oculare giallo aranciato e zampe nero olivastro. D’inverno il colore giallo si attenua notevolmente ed il becco diventa grigiastro.

La femmina è anch’essa nera ma più opaca, a volte anche ambrata e con diffusa colorazione marrone sul petto. Il becco è nerastro.

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La cova, affidata prevalentemente alla femmina, dura 15 giorni © Gianfranco Colombo

In autunno il merlo assume a volte una spolveratura di colore cenere con marezzatura superficiale biancastra, in particolare negli esemplari soggetti alla breve migrazione appena accennata.

I giovani sono invece molto chiari nella livrea con una predominanza marroncina diffusa su tutto il corpo ed una marginatura boccale gialla che perderanno dopo alcuni mesi.

Il merlo, fra tutti gli uccelli, è forse il più soggetto a variazione cromatiche nella livrea, con forme di albinismo e di leucismo più o meno accentuate.

Abitualmente vengono colpiti i maschi, in particolare nella copertura alare e nelle remiganti ma a volte il bianco copre vaste aree della livrea ed anche le zampe, fino ad esemplari, questi piuttosto rari, completamente bianchi.

Anche nel caso di leucismo di uno dei partner, un’anomalia cromatica genetica ed ereditaria, i piccoli della nidiata non sono quasi mai portatori diretti del gene ma la particolarità si può ripresentare invece in successive generazioni.

Il merlo è un uccello fra i più ciarlieri e si fa notare in qualsiasi stagione ed in qualsiasi situazione. Il canto territoriale, emesso nei mesi di nidificazione, è un miscuglio di gorgheggi flautati corredato da molte più improvvisazioni se confrontato a quello del Tordo ( Turdus philomelos ) e per certi intenditori anche più bello di quello dell’usignolo ( Luscinia megarhynchos ).

Ha poi un verso sommesso e chiocciante, un ciok ciok, come un bacio sottotono che emette in ogni momento della giornata per segnalare la sua presenza, un suono che diventa molto accelerato e più acuito quando emesso a segnalazione di qualche pericolo e che sfocia in un fortissimo scoppio stridulo con conseguente fuga del soggetto.

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Appena nati i piccoli sono praticamente nudi © Gianfranco Colombo

In questa fase assume una posizione con il corpo inarcato, con coda e testa alzata e le ali totalmente abbassate fremendo nervosamente ad ogni schiocco.

Vi è infine un suono che viene emesso quando l’uccello è minacciato da seri pericoli oppure da qualche intruso che si sta avvicinando al nido. Un suono sommesso, un tsiii tsiii quasi impercettibile, ultrasonico, finissimo, un messaggio di preavviso diretto ai suoi simili.

Ecologia-Habitat

L’alimentazione principale del merlo nel periodo estivo e durante la nidificazione, sono gli insetti terricoli, lombrichi, larve e lumachine, una dieta che integra fortemente in autunno con bacche di ogni tipo, dal ginepro al sorbo, dall’uva selvatica a frutti di ogni genere.

Particolare è il suo modo di cacciare gli insetti saltellando e correndo nei prati appena sfalciati, piegando la testa da un lato ed ascoltando ogni minimo rumore che l’insetto sotterraneo può emettere. Identificato il punto esatto eccolo martellare con il robusto becco il suolo fino ad estrarre il malcapitato verme.

Nei centri abitati si può affermare che la dieta del merlo sia mutata drasticamente. Non vi è cibo che non ingolli avidamente, imparando così a mangiare alimenti che i fratelli campagnoli forse non hanno e non potranno mai assaggiare.

Etologia-Biologia Riproduttiva

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Le piume crescono in fretta ed i pulli chiedono sensa sosta cibo ai genitori © Gianfranco Colombo

Il merlo ama nidificare su bassi cespugli, su alberi capitozzati ed anche a livello del terreno su ceppi caduti a terra o a ridosso di grosse radici.

E’ un nido molto robusto costruito su una base di fango rinsecchito misto a rametti sempre più piccoli, muschio e materiale vario fino a completare la coppa interna con finissime radichette.

Le popolazioni a contatto con le attività umane usano ormai materiali tra i più diversi. Nei nidi di merlo metropolitani si sono ritrovati pezzi di corda, di plastica, di giornale e stracci di vari colori. Pezzi di pacchetti di sigarette, di cartoni, di fili elettrici insomma tutto ciò che trova intorno.

Nei centri abitati i nidi sono collocati in luoghi impensabili al di fuori di ogni logica e di criterio. Perfino all’interno di abitazioni semiabbandonate, in scan- tinati, in garage, in vasi di fiori sul balcone, sui davanzali delle finestre ed in qualsiasi ciuffo di verde disponibile. In località urbanizzate il nido può essere usato più volte nella medesima stagione mentre in campagna è generalmente rifatto ad ogni tornata.

La stagione di riproduzione è estremamente allungata, può partire da febbraio e terminare ad agosto con tre ed occasionalmente anche quattro covate.

Depone da tre a cinque uova di colore azzurro più o meno densamente punteggiate da piccole macchie rossastre. La cova dura 15 giorni ed è effettuata quasi esclusivamente dalla femmina mentre la prole è accudita da entrambi i genitori. I giovani merli sono precoci e lasciano il nido non appena in grado di zampettare per cui dopo alcuni giorni ed ancora incapaci al volo, si disperdono nei dintorni. In questo periodo la mortalità è molto elevata e buona parte della nidiata muore per predazione, incidenti o per improvviso maltempo.

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I giovani sono molto precoci e lasciano il nido non appena sono in grado di zampettare. Si disperdono ancor prima d’aver imparato a volare e sono facile preda di gatti e rapaci, per non parlare della mortalità legata al maltempo © Gianfranco Colombo

Vista l’abitudine del merlo di riusare lo stesso nido per successive nidificazioni, si può pensare che l’uscita precoce dal nido dei giovani possa derivare dall’esigenza della madre di iniziare subito la nuova covata.

Il merlo è molto territoriale e difende la sua area duramente, contrastando ogni intruso con violente lotte ed inseguimenti. Anche con i suoi piccoli, appena hanno raggiunto l’autonomia, è alquanto spietato ed arriva anche ad ucciderli se ritrovati nella sua giurisdizione quando ha iniziato un nuovo nido.

Delimita il suo territorio con confini ben tracciati che non varca e neppure concede che vengano varcati dai consimili.

Può essere un’aiuola, un marciapiede, un albero, un muretto, limiti per noi indecifrabili ma per lui assolutamente chiari e ben definiti. Spesso si vedono i due maschi confinanti, affrontarsi per diversi minuti ad un metro di distanza l’un l’altro in atteggiamento guardingo ed aggressivo ma senza avere contatti fisici. Anche se non vi sono limiti per noi visibili, quel luogo è per loro il limite invalicabile del proprio territorio. Il merlo è sempre attento e guardingo e non gli sfugge nulla anche quando intento alla cura dei suoi piccoli. Mentre è tremendo contro i suoi simili, sopporta normalmente altri uccelletti che convivono nelle medesima area, dai Pettirossi ( Erithacus rubecola ), ai Passerotti ( Passer domesticus ) ed alle Cince ( Parus sp.) che si vedono spesso razzolare fianco a fianco alla ricerca del cibo.

Stranamente mentre tra due merli maschi vi è un contrasto estremamente acuito nella territorialità, per cui è inimmaginabile veder due consimili convivere pacificamente in stretto contatto, ciò non avviene quando uno dei due ha colorazione diversa.

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Nido fra gli attrezzi di un ripostiglio. La storia di questo uccello, un tempo selvatico, è sempre più legata all’uomo © Gianfranco Colombo

In un punto di alimentazione è stata osservata la presenza di un merlo maschio bianco ed uno nero che in assoluta pace si alimentavano a pochi cm di distanza l’un l’altro.

Vien da pensare che il merlo nero non abbia riconosciuto il bianco come consimile ed che il bianco non abbia realizzato di essere lui stesso un merlo !

Purtroppo la vita degli esemplari albini e di quelli marcatamente leucisti non è tra le più semplici perchè spesso sono tra le prime vittime dei predatori, vista la colorazione molto evidente, tuttavia alcuni esemplari, in modo specifico quelli che vivono in luoghi parti- colarmente protetti, come i centri abitati, spesso sopravvivono per diversi anni.

In altre situazioni non superano generalmente il primo anno nè tantomeno riescono a formare coppie e nidificare.

La longevità del merlo allo stato selvatico non è molto ampia e si conclude nel giro di pochissimi anni ma gli esemplari tenuti in cattività ed ormai alimentati con cibi fortemente integrati ed ottimali, superano facilmente i 10 anni di vita.

Per la forte capacità di integrazione con l’essere umano e le sue attività, questa specie non evidenzia alcuna difficoltà di numero e di sopravvivenza, per cui non è soggetto a particolare protezione.

 

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