Tursiops aduncus

Famiglia : Delphinidae

 

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Testo © Andrea Tarallo

 

 

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Il Tursiops aduncus ha una distribuzione limitata alle coste dell’Oceano Indiano e del Pacifico occidentale, dall’Est Africa a Taiwan, fino alle coste orientali dell’Australia. Ama le acque calde, con temperature, in superficie, di 20-30 °C © Mazza

Il genere Tursiops è forse il più conosciuto e studiato tra i cetacei, ed è il protagonista delle leggende dell’Antica Grecia e dell’Antica Roma. Esso è descritto già da Aristotele, Oppiano di Anazarbo e Plinio il Vecchio.

Questo perchè fino alla fine degli anni novanta il genere Tursiops comprendeva solo il Tursiope comune, Tursiops truncatus, che ha una distribuzione praticamente cosmopolita, al di fuori delle zone polari. Inoltre, tra i cetacei più comuni, è la specie che predilige maggiormente le acque costiere, al contrario della stenella e del delfino comune che prediligono acque pelagiche. Questo ha probabilmente contribuito a facilitarne lo studio e l’osservazione.

A causa del vasto areale di distri- buzione le sotto-specie descritte, solo su base morfologica, erano consi- derate semplici varianti regionali della stessa specie. Si è poi in seguito dimostrato, grazie soprattutto a prove molecolari, oltre che studi osteologici e morfologici, che il Tursiope indopacifico ( Tursiops aduncus - Ehrenberg, 1833 ) è una vera specie riproduttivamente isolata. Recentemente è stata aggiunta una terza specie endemica delle acque costiere dell’Australia meridionale: Tursiops australis - Charlton-Robb et al. (2011). Non è da escludere che un’espansione di questo tipo di studi non porti ad un ampliamento del genere.

Il nome "tursiops" può essere tradotto come "somigliante ad un delfino", infatti “tursio” in latino significa proprio delfino, mentre il suffisso “-ops” deriva dal greco, e significa aspetto, sembianze. Anche "aduncus" è di derivazione latina e significa "ad uncino", nome specifico probabilmente dovuto al fatto che la mascella in questa specie è leggermente rivolta verso l’alto.

I delfini appartengono alla classe Mammalia, ordine Cetacea, subordine Odontoceti, cioè i cetacei con "veri" denti, famiglia Delphinidae.

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Più piccolo del quasi cosmopolita Tursiops truncatus, presente anche nel suo areale, raggiunge i 200 kg con circa 2,7 m di lunghezza. Sembra più snello per il muso lungo e sottile con pinne e rostro in proporzione più grandi © G. Mazza

Zoogeografia

Il tursiope indopacifico ha una distri- buzione limitata alle acque costiere dell’Oceano Indiano e dell’Oceano Pacifico occidentale, dall’Africa dell’est a Taiwan, fino alle coste orientali dell’ Australia.

Ecologia-Habitat

In generale le specie di tursiopi preferiscono le acque costiere, in aree ad elevata produttività, come reef rocciosi o corallino, le praterie di piante marine e gli estuari.

Sono stati riportati anche spostamenti a grandi profondità nelle acque oceaniche, ma non si sa con certezza se questo tipo di comportamento sia comune in Tursiops aduncus. Principalmente questa specie ama le acque calde, le temperature, registrate alla superficie, sono comprese tra i 20 e i 30 °C.

L’ampio range di temperature varia molto anche a causa della vasta distribuzione della specie e la temperatura più bassa registrata di 12 °C, nelle acque del Giappone.

Tursiops aduncus ha una distribuzione sovrapponibile con molte altre specie di cetacei, e sono riportati spesso casi di gruppi misti di specie che nuotano assieme. Il grado di eterogeneità dei gruppi talvolta varia regionalmente: ad esempio nelle acque ad ovest di Taiwan, pur essendo presente anche la Sousa chinensis, non si è mai osservato un gruppo misto delle due specie.

C’è moltissima variabilità geografica anche nella dieta. Le prede principali del delfino indopacifico sono pesci di fondale o di barriera e cefalopodi, ma non disdegna la caccia a specie pelagiche ed epipelagiche di solito di piccola taglia. In alcune zone il livello di specificità della predazione può essere molto elevato, con due o tre specie che dominano nettamente sulle altre come scelta.

Da osservazioni in cattività sembra che la necessità di alimentazione sia di circa il 4-5% giornaliero della massa corporea, ma tende ad incrementare con l’abbassarsi della temperatura.

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Predato dagli squali, si nutre di pesci e cefalopodi, cacciati sul fondo, fra i corallli, o in alto mare © Giuseppe Mazza

Poco è conosciuto per quanto riguarda i predatori di questa specie, ma nella maggior parte dei casi gli squali sembrano la principale causa di morte di delfini in natura, uomo a parte, soprattutto squalo tigre, squalo bianco, squalo toro e squalo bruno.

Per alcune popolazioni la probabilità di attacco è molto alta, più del 70%. Non vengono predati da orche, che pure attaccano spesso altri mammiferi marini. Sono affetti da parassiti esterni (cirripedi e amphipodi) ed interni (nematodi e cestodi), ma probabilmente meno affetti che altri cetacei.

Morfofisiologia

I delfini sono, come tutti i cetacei, dei mammiferi adattati alla vita marina. Pertanto, pur conservando delle caratteristiche tipiche dei cugini terrestri, il loro aspetto esteriore si è modificato per adattarsi alla vita acquatica fino a farli assomigliare a dei pesci. Questo fenomeno è chiamato convergenza evolutiva.

Il corpo è infatti caratterizzato da una forma fusiforme, un capo con un "becco", il rostro, fornito di denti omodonti, cioè tutti uguali. Sono privi di orecchie esterne e possiedono un singolo sfiatatoio, posto in alto, per la respirazione, che è ovviamente aerea. Le appendici pettorali sono trasformate in pinne, quelle pelviche sono state perse. La coda non ha strutture ossee a parte le vertebre, così come quella dorsale, e consiste di due lobi simmetrici posti sul piano frontale (orizzontale) e non sagittale come nei pesci.

Per quanto riguarda la morfologia specifica di Tursiops aduncus, questi è generalmente più piccolo del cugino Tursiops truncatus, raggiungendo al massimo i 200 kg in peso ed una lunghezza di circa 2,7 m. In alcune popolazioni la lunghezza massima è anche più piccola.

Rispetto a Tursiops truncatus le appendici (pinna dorsale, pinne pettorali e coda) sono più grandi in proporzione. Anche il rostro è proporzionalmente più grande in Tursiops aduncus, il muso è più lungo e sottile, il melone (l’organo adiposo posto tra rostro e sfiatatoio responsabile dell’ecolocalizzazione) è meno bulboso, e la testa ha un profilo più appuntito. Questo contribuisce a dare un aspetto più snello alla specie.

La regione dell’occhio appare lateralmente rigonfia se vista dall’alto. La pigmentazione è abbastanza semplice, da grigio più scuro sulla superficie dorsale va schiarendosi sui lati, talvolta con uno stacco abbastanza netto. Il ventre è biancastro, spesso con sfumature che danno sul rosa.

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Dopo 12 mesi di gestazione le femmine partoriscono, solitamente in primavera o estate, un piccolo di circa 1 m allat- tato in cattività per 18 mesi e circa il doppio in mare. Il picco delle nascite coincide di fatto col picco d’accoppiamenti © Giuseppe Mazza

In Tursiops aduncus è peculiare la presenza di macule scure presenti sulla parte ventrale. Anche se in generale la forma e la distribuzione di queste macchioline è simile tra le sottopopolazioni, sono riconoscibili diverse variabilità regionali e addirittura individuali, laddove alcuni individui possono presentare anche delle macchie sulla parte dorsale.

Il pattern di macchie può essere utilizzato per il riconoscimento degli individui. L’intensità e la specificità della presenza sul corpo di questo particolare disegno comincia con il raggiungimento della maturità sessuale e aumenta in intensità con l’avanzare dell’età, e si può anche tentare di stimare un età approssimativa valutando il livello di pigmentazione delle macule.

Anche il perimetro della bocca e la punta del rostro tendono a diventare bianchi con l’avanzare dell’età. I giovani, al contrario, hanno una pigmentazione generalmente più chiara e non sono maculati.

Etologia-Biologia Riproduttiva

La maturità sessuale viene raggiunta tra i 7 e i 15 anni, ma anche questo carattere probabilmente varia su base regionale, e le femmine tendono a maturare prima dei maschi. La fecondazione è interna. Dopo 12 mesi di gestazione le femmine partoriscono, solitamente in primavera o estate, un piccolo di circa un metro.

Questo significa anche che il picco di nascite coincide anche con il picco di accoppiamenti. La mortalità dei cuccioli è alta nei primi tre anni di vita, periodo in cui non lasciano la madre. Studi su delfini in cattività riportano un periodo di allattamento di 18 mesi, ma studi sul campo riportano periodi addirittura lunghi il doppio, un investimento materno davvero notevole. In alcune aree i maschi sono di poco più grandi delle femmine, ma a parte questo non esiste un vero dimorfismo sessuale.

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Animale molto intelligente, ha relazioni sociali mutevoli con individui che entrano ed escono dal branco. Sia i maschi che le femmine si associano in gruppi monosessuali, i primi per competere con altri gruppi di maschi per l’accesso alle femmine ed insidiarle a scopo riproduttivo, le femmine invece per difendersi da maschi troppo aggressivi © Giuseppe Mazza

La vita massima si aggira sui 50 anni di età. Le società dei cetacei sono tradizionalmente considerate molto complesse, visto anche il grande volume del loro cervello, e gli odontoceti sviluppano società più complesse rispetto ai misticeti.

Nel caso del delfino indo-pacifico si parla di società di fusion-fission (fusione e divisione) proprio perchè la loro composizione tende a variare anche molto velocemente nel tempo, con individui che entrano a far parte del gruppo, e altri che ve ne escono. Le associazioni in gruppi sono di dimensioni variabili, spesso anche misti come abbiamo già accennato, ma sempre molto flessibili. Di solito durante la giornata i gruppi sono molto piccoli, forse per facilitare le battute di caccia, per poi riunirsi in gruppi più ampi verso sera, probabilmente per difendersi meglio dagli attacchi degli squali. Sia i maschi che le femmine si associano in gruppi monosessuali, i primi per competere con altri gruppi di maschi per l’accesso alle femmine e per insidiare i gruppi di femmine a scopo riproduttivo, le femmine invece per difendersi da maschi troppo aggressivi.

Sinonimi

Delphinus aduncus - Ehrenberg 1832.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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