Gerani insoliti : forme e colori incredibili

Mai visti prima d’ora. Creati dalla natura o dall’uomo stupiscono con petali sfrangiati o a forma di cactus, tulipani e di rose. Simili a viole e persino gialli.

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Gerani strani. La natura e l’uomo fanno a gara nel crearli; e se la prima vince e stravince col Pelargonium bowkeri dai petali sfrangiati che "battono le ciglia" al vento, anche gli appassionati si fanno onore.

Il Mini Czech, per esempio, diffuso solo due anni fa’ dalla Vernon Geranium Nursery, pare sia stato creato con infinita pazienza, per hobby, da un prete cecoslovacco. Non più alto di 25 cm, intreccia, come in una danza, incredibili petali stilizzati, doppi ma sottili, di un bel rosso cupo.

Appartiene ai "Cactus", gerani per lo più grandi il doppio, con petali simili a spine, spesso arricciati in cima, e ripiegati sui lati per sembrar più stretti.

La povertà della corolla, è quasi sempre compensata da forme semi-doppie ( con 6-9 petali anziché 5 ) o doppie ( con 10 o più petali ), e la foglia svela subito l’appartenenza al gruppo degli zonali.

I colori possono essere molto vari, dal bianco neve, come nel Noel, al rosa, corallo, scarlatto, cremisi, o magenta, con sfumature degradanti, strisce, e macchie. I gambi, con ombrelle cariche di fiori, sono generalmente lunghi, e si prestano quindi ad essere recisi per dei "mini bouquet" o dei centro tavola originali.

Nella storia dei gerani strani, i "Cactus" seguono di poco i "Rosebud", celebri cultivar a "Bocciolo di rosa" di gran moda all’epoca vittoriana.

Oltre ad ampliare la gamma dei colori, infatti, i primi ibridatori si sforzarono, come nell’addomesticamento della rosa, di aumentarne i petali. E nacquero così fiori medi o piccoli, ma obesi, che non potendo aprirsi interamente, li disponevano su vari piani, come le rose.

Accanto a tinte classiche, questo gruppo vanta spesso forme screziate e petali bicolori, come il Cherry blossom, una varietà di piccola taglia, con petali relativamente grandi, ben disposti, e un orlo rosso che ne sottolinea la spazialità.

Ben più recenti sono gli "Stellars", o "Gerani stellati", nati in Australia per opera di Ted Both, un appassionato di Sydney. Detti anche "Staphs" o "Both’s Staphs", in quanto si pensava derivassero dall’incrocio del Pelargonium hortorum col Pelargonium staphysagroides, giunsero in Europa nel 1966.

L’appellativo moderno di "Stellati", non viene loro dal fiore, ma dalle foglie a forma di stella, enfatizzate quasi sempre al centro da una "zonatura" molto scura. I fiori, medi o grandi, coi petali superiori profondamente incisi e appuntiti, a mo’ di forca, e gli inferiori frastagliati, a forma di cuneo, appaiono riuniti in ricche infiorescenze, con anche oltre 20 corolle, ed offrono tutte le possibili gamme di colore, dal bianco al rosa, all’arancio, al rosso, fino al porpora scuro. Non sono rari i petali ombreggiati, tono su tono, e quelli macchiati, o cangianti, come il Shalimar, con fiori rosso-magenta in boccio, che sfumano poi nel rosato.

Facilmente reperibili nei Garden Centre, gli Stellar vantano oggi un centinaio di cultivar, con fiori semi-doppi o doppi, e forme nane. Il loro grande successo è dovuto al fatto che, oltre che per talea, si possono facilmente riprodurre dal seme.

Molto più rari, i "Five Fingered", o "Gerani a cinque dita", contano al massimo una decina di varietà, a petali semi-doppi o doppi, spesso sottili, disposti a raggiera per creare una coppa piatta.

Dal colore originale rosso corallo, come il Red Witch, sono nate varietà salmone e screziate, e le selezioni sono solo agli inizi. La storia del loro nome è fra le più tormentate. In un primo tempo vennero battezzati "Formosum" da Milton Arndt, l’Americano che li aveva scoperti per caso nel cortile di un albergo in Messico, dove si diceva venissero da Formosa. Poi gli obbiettarono che "formosum" era un nome latino, usato spesso per designare le specie, e a scanso d’equivoci un altro americano, Holmes Miller, propose quello di "Fingered Flowered", cioè di "fiori a forma di dita". Ma oggi si preferisce parlare di "Five Fingered", con riferimento alle foglie a cinque grandi lobi simili alle dita di una mano.

Anche il ben noto gruppo dei "Gerani edera" offre delle stranezze con cultivar come il Pink Carnation dalle corolle bicolori simili a garofani; ed i "Gerani imperiali", un tempo in boccio solo in primavera, con petali semplici, sono spesso rifiorenti con corolle di 5-7 cm di diametro, semi doppie, simili, come nel Burgundy, a orchidee o azalee.

L’ultima novità, nata in USA e introdotta in Europa nel decennio scorso, ci è offerta dai "Tulip-flowered", cioè dai "Gerani tulipano", con fiori semi doppi che si aprono solo in parte, dando come nel celebre Pink Pandora l’impressione di tanti piccoli tulipani.

Purtroppo questo carattere non è ancora del tutto "fissato", e in coltura può accadere che un ramo "degeneri", dando origine a fiori normali. Basta però togliere la parte "impazzita", e tutto torna in genere alla normalità.

Fra le "stranezze", ben codificate e collaudate da millenni d’evoluzione, dobbiamo naturalmente aggiungere le specie botaniche. Piante come lo stenopetalum, alto anche 60 cm dai petali insolitamente smilzi, il moniliforme, autentico "gioiello giallo", e il tricolor, noto un tempo come Pelargonium violareum, non più grande di 30 cm, con fiori simili a violette.

Il gran campione, il Pelargonium bowkeri, contrariamente a quel che si crede, è di coltura semplicissima. Raggiunge al massimo i 40 cm d’altezza e si accontenta di un vaso con terriccio sabbioso, inumidito, ma non troppo, nel periodo vegetativo. D’inverno occorre sospendere ogni annaffiatura, perché la pianta va a riposo e si rifugia sotto terra in un tubero.

E’ stato di recente scoperto in Sudafrica un altro "Geranio strano", non ancora battezzato, che pubblichiamo per il momento, a titolo di primizia, come Pelargonium sp. Proviene dalla collezione del Prof Van Der Walt dell’Università di Stellenbosch, autore dei celebri tre volumi PELARGONIUMS OF SOUTHERN AFRICA, e presenta una strana infiorescenza a ombrella piatta, con piccole corolle tubolari. Materia prima per gli studiosi e gli appassionati che ne trarranno, c’è da scommetterlo, degli ibridi famosi.

© Giuseppe Mazza

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