Upupa epops

Famiglia : Upupidae

 

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Testo © Dr. Davide Guadagnini

   

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Migratrice, con 9 sottospecie, l’Upupa epops ha una distribuzione eurasiatica-africana © Giuseppe Mazza

L’Upupa ( Upupa epops - Linnaeus, 1758 ) è senza dubbio un uccello inconfondibile, appartenente all’ordine dei Bucerotiformi (Bucerotiformes), unica specie vivente appartenente alla famiglia degli Upupidi (Upupidae).

Un’altra specie di upupa, l’Upupa gi- gante ( Upupa antaios ) si è estinta per colpa dell’uomo nel sedicesimo secolo, era un uccello più grande, attero ed endemico dell’isola di Sant’Elena dove si nutriva prevalentemente di un insetto, la Forbicina gigante o di Sant’ Elena ( Labidura herculeana ), che a sua volta è probabilmente estinta sempre a causa dell’introduzione di specie aliene.

La classificazione di questa specie è stata oggetto di variazioni: tradizional- mente, in passato, era inserita nell’ ordine Coraciformi (Coraciiformes), ma alcuni tassonomisti hanno proposto d’inserirla in un ordine specifico, quello degli Upupiformi (Upupiformes).

Dell’upupa sono riconosciute varie forme e sottospecie che si differenziano leggermente per dimensioni e tonalità della livrea; attualmente le sottospecie riconosciute sono nove:

-  Upupa epops epops, la sottospecie nominale è diffusa in un territorio ampissimo, da Madeira attraverso gran parte d’Europa fino alla Cina, Africa del nord, Medio Oriente, Asia centrale e parte dell’India.

-  Upupa epops africana, sottospecie dell’Africa centro-meridionale; rispetto alla descritta nominale ha colorazione rossiccia più carica.

-  Upupa epops major, presente in Africa nord-orientale; rispetto alla nominale è più grande, con becco robusto e lungo, con bande caudali più sottili ed alari bianche evidenti, con colorazione più grigiastro-sbiadita (con la nominale ha areale sovrapposto in Libia e parte dell’Egitto).

-  Upupa epops senegalensis, distribuita dal Senegal al Corno d’Africa; più piccola e con ali tozze rispetto alla nominale.

-  Upupa epops waibeli, distribuita dal Camerun al Kenya; simile alla sottospecie senegalensis ma più grandicella, più scura e con barre alari bianche maggiormente marcate.

-  Upupa epops marginata, sottospecie endemica del Madagascar; ha dimensioni maggiori, colorazione più spenta e meno bianca su ali e coda rispetto alla vicina sottospecie africana.

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Timida e schiva si nota solo quando spaventata si alza in volo sfarfallante © Gianfranco Colombo

- Upupa epops ceylonensis, pre- sente oltre che sull’isola di Ceylon anche in gran parte del territorio indiano; rispetto alla nominale è più piccola con rosso più carico e assenza di bianco sul ciuffo (con la nominale condivide la parte settentrionale dell’areale).

-  Upupa epops longirostris, diffusa nel sud-est asiatico fino alla parte occidentale di Sumatra; più grande e con tonalità maggiormente pallide rispetto alla nominale (con la nominale condivide le regioni nord-occidentali dell’areale proprio).

-  Upupa epops saturata, presente in Siberia, Tibet, Cina e Giappone ; livrea meno carica rispetto alla nominale (con la quale si sovrappone nella zona occidentale del suo areale ). Secondo alcuni autori le sottospecie potrebbero essere anche di più ed alcune andrebbero elevate al livello di specie a se stanti.

Il nome di questo splendido uccello deriva dal latino ed è l’onomatopea del verso, emesso principalmente dai maschi nel periodo riproduttivo, e che è un riconoscibile hup-hup-hup trisillabico. “Upupa” è il nome latino di questo uccello mentre “épops” è il nome del volatile in greco.

Zoogeografia

E’ una specie migratrice a distribuzione eurasiatica-africana (gran parte dell’area paleartica ed afrotropicale), stanziale nelle aree calde del proprio habitat.

Nidifica in Africa nord occidentale e subsahariana, Asia centro, sud-occidentale (a est fino al Giappone), Europa fino alla Svezia meridionale (escluse, anche se in modo non rigido e con qualche ritorno, le isole britanniche, i Paesi Bassi e gran parte della Scandinavia). Esemplari erratici sono stati segnalati anche al di fuori dell’ampio areale tipico. Migra e sverna principalmente in India, e Africa tropicale. In Italia è sia nidificante estiva che di passo in marzo-aprile e settembre ottobre; presente quasi ovunque (a eccezione dell’arco Alpino e dell’Appennino più elevato). Predilige ambienti di pianura e collina, in preferenza fino agli 800 m con punte di presenza fino a 3000 m d’altitudine.

Ecologia-Habitat

L’habitat idoneo è costituito da campagne alberate, boschetti con radure, oliveti, vigneti, frutteti, campi coltivati in modo estensivo e vario, margini di boschi ed ambienti rurali e collinari con ampi spazi aperti e poco urbanizzati in genere pur adattandosi a una convivenza, non strettissima, con l’uomo. Frequenta anche la savana e la steppa. Ama gli ecosistemi piuttosto asciutti e secchi con alberi, murature e luoghi idonei dove nidificare. La specie risulta stanziale negli areali a clima caldo (tropicali e subtropicali) anche se può effettuare movimentazioni legate alle variazioni climatiche.

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Passa la giornata in cerca d’insetti, integrando la dieta con piccoli invertebrati, semi e bacche © G. Mazza

Morfofisiologia

L’upupa grazie alla colorazione, ad alcune caratteristiche morfologiche ed ai vocalizzi emessi è molto difficilmente confondibile con altre specie. Ha dimensioni medio-piccole, struttura dall’aspetto fragile e leggera, con una lunghezza totale che si aggira sui 27 cm (25-32 cm), la coda è lunga circa 9,8-10,9 cm.

La colorazione dei sessi è praticamente identica ma i maschi sono leggermente più grandi: ala 140-153 mm nel maschio e 136-148 mm nella femmina; lunghezza del becco 53-63 mm nel maschio e 50-58 mm nella femmina; peso medio 67-68 g il maschio e 51-58 g la femmina ( con estremi tra i 45 e 90 g).

Le popolazioni stanziali tendono ad avere dimensioni minori e forma più slanciata rispetto alle migratrici.

Presenta un abbondante, e piuttosto lungo, ciuffo di penne erigibili sulla testa che costituisce uno dei caratteri distintivi della specie. La livrea presenta complessivamente un insieme di tre colori contrastanti e prontamente identificativi : arancio-rosato-leggermente bruno, bianco e nero. La testa, il ciuffo, il collo e l’alto mantello sono colore arancio-bruno-rosati; l’estremità delle penne del ciuffo hanno punte nere. Il basso mantello va dal bruno aranciato al bruno grigiastro; il dorso e le penne scapolari sono largamente barrate di nero alternato a bianco-crema. Il groppone è bianco. Ha ali piuttosto larghe e arrotondate. Penne delle ali nere con larga banda bianca attraverso la seconda e ottava remigante; presenti bande incomplete e macchie, sempre bianche, sulle altre remiganti che nell’insieme costituiscono una banda alare bianca su base nera; penne secondarie con colorazione simile formanti la continuazione della banda alare bianca. Le penne copritrici primarie delle ali sono colore nero lucido; le maggiori e le medie sono nere lucide con bande bianco-crema formanti strisce bianche e nere sull’ala ; le penne copritrici minori superiori sono colore bruno-aranciato-rosato, quelle inferiori sono nere con apici bianco-crema. Il mento, la gola ed il petto sono arancio con soffusioni vinoso-rosate, penne del mento marginate di bianco.

I fianchi ed i lati del ventre sono biancastri striati di bruno scuro. Il centro del ventre ed il sottocoda sono bianchi. Penne ascellari colore arancio-rosa pallido; sotto-ala biancastro con sfumatura arancio-rosa e con apici neri sulle penne copritrici inferiori. Le penne copritrici superiori della coda sono nere, le superiori con apici e basi bianche. Le penne timoniere sono nere con una fascia mediana bianca; le esterne sono marginate di bianco. Il numero, la forma e la dimensione delle linee e delle macchie bianche delle ali e della coda variano a seconda della sottospecie, popolazione e in misura minore individualmente; lo stesso dicasi per le tonalità aranciate-brunastre-ruggine o grigiastre della livrea (variazioni sono legate anche al regime alimentare).

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Il lungo becco le permette di scovare ed estrarre larve e lombrichi © G. Mazza

Presenta 10 penne remiganti e 10 penne timoniere; la quarta e la quinta penna remigante primarie sono le più lunghe; seguono la terza e sesta; la prima è lunga circa la metà della seconda; la terza e la sesta sono smarginate sui vessilli esterni. La coda è piuttosto lunga e con forma quadrata. Il becco è molto sottile, compresso, incurvato e lungo (più della lunghezza della testa); ha colorazione nerastra con base e ranfoteca inferiore grigiastra-carnicino. Le zampe sono corte, con tarsi brevi e sottili, lunghi 22-24 mm, scutellati anteriormente e posteriormente.

La zampa ha tre dita rivolte in avanti ed una rivolta in dietro (dito posteriore, che è piuttosto lungo); il dito medio e l’esterno sono in parte uniti solo alla base, restanti liberi del tutto. Le zampe hanno colorazione grigio ardesia con possibili sfumature color carnicino. Occhi piuttosto piccoli e tondi con iride bruna-scura. La femmina è simile al maschio e difficilmente distinguibile: gola, faccia e petto meno arancio-rosa e più bruni , penne del mento maggiormente orlate di bianco. Anche i giovani hanno livrea simile agli adulti: più simili alle femmine adulte, privi delle tonalità vinoso-rosate, aspetto generale più “polveroso” e meno lucido, becco più corto, dritto e con base buccale più espansa e bianco-giallastra.

Etologia-Biologia riproduttiva

L’upupa è un uccello dalle abitudini schive e timide che contrastano con l’evidente livrea colorata: è infatti un uccello difficile da vedere se non all’ultimo, quando si alza in volo spaventato ed i colori in movimento “colpiscono” improvvisamente l’osservatore.

Seppur piuttosto riservata e silenziosa anche durante il periodo riproduttivo, l’upupa, emette dei vocalizzi molto tipici e riconoscibili: un soffice e basso “hup-hup-hup”, un basso “ caa-caa-caa” e “pu-pu-pu”; inoltre, se spaventata, emette vocalizzi simili a miagolii e versi gracchianti da corvide.

Ha un volo leggero, con battiti d’ala intervallati regolarmente, sfarfallante, ondeggiante, piuttosto lento ed evidente; vistoso per il movimento di colori evidenziati dal movimento delle ali. Questo tipo di volo, non impedisce all’uccello, di effettuare scatti improvvisi e veloci in caso di potenziale pericolo. L’upupa si posa su rami e sui muri, talvolta verticalmente come fanno i picchi.

L’upupa è un uccello insettivoro, nutrendosi principalmente d’insetti e loro larve, ragni e miriapodi, ma che completa la dieta con lombrichi, molluschi e piccoli vertebrati come lucertoline, piccoli anfibi, talvolta uova e uccellini reperiti in nidi fatti sul terreno. Il piatto forte è costituito da coleotteri, larve, bruchi, crisalidi, ortotteri e formiche. Quest’ampia dieta carnivora può essere leggermente integrata con poche essenze vegetali (semi, bacche). Si ciba di preferenza sul terreno ove cammina e corre muovendo la testa in avanti ed in dietro in modo caratteristico sondando il terreno ed i substrati vari con il becco ed eventualmente scavando con le zampe. Più raramente caccia insetti in volo. Le prede di grandi dimensioni e particolarmente dure vengono sbattute contro il suolo o contro superfici rigide oppure lanciate in aria e riprese per essere smembrate o per essere private delle parti particolarmente chitinose.

Ha abitudini in prevalenza diurne ed è maggiormente attiva nelle calde ore pomeridiane durante le quali passa molto tempo alla ricerca del cibo. Quando è irrequieta o eccitata alza il ciuffo nucale. Questo uccello ama fare “bagni” di sabbia (per liberarsi da eventuali ectoparassiti) e di sole. Conduce vita solitaria, in coppia o in piccolissimi stormi.

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Eccola all’opera, nella savana africana, incurante del caldo, felice con la preda nel becco © Mazza

Costruisce il nido in cavità di alberi, di muri, di rocce, in costruzioni murarie abbandonate o comunque idonee. La specie è monogama durante il periodo riproduttivo e le coppie si sciolgono al termine dello stesso.

Il maschio corteggia la femmina inseguendola con ciuffo eretto e penne della gola sollevate, spesso porgendo doni alimentari. Si accoppia generalmente al suolo.

Le coppie di upupe sono molto territoriali e litigiose con eventuali intrusi della propria specie che non esitano ad aggredire. I nidi vengono realizzati in cavità di vario tipo dal livello del terreno ad alcuni metri dal suolo, vanno bene cavità nei tronchi degli alberi, nidi scavati da altri uccelli, cavità e fessure fra le radici e nei muri, interstizi vari e cassette nido artificiali. Il nido può essere per nulla o scarsamente imbottito con poco materiale vegetale.

La femmina in riproduzione ed i nidiacei presentano le ghiandole dell’uropigio particolarmente sviluppate e funzionanti; in questo periodo il secreto è abbondante, nerastro e con odore nauseabondo ed ha la funzione di tenere lontani eventuali intrusi dal nido oltre ad avere probabile funzione antiparassitaria.

Probabilmente per questo odore proveniente dai nidi, le upupe erano considerati uccelli sporchi, in realtà la femmina cerca di eliminare la maggior parte delle deiezioni dei figli tenendo il nido pulito.

Vengono deposte, da fine aprile a giugno, solitamente 5-8 (12 con più uova deposte alle latitudini più elevate e meno nelle zone tropicali) uova che vengono incubate dalla femmina per circa 15-18 giorni. Durante la cova è il maschio a nutrirla.

Le uova hanno colorazione biancastro-grigia od ulivaceo chiara o bluastra chiara-azzurrognola con dimensioni medie di 25,9 per 17,9 mm, peso medio dell’uovo di 4,5 g e del guscio di 0,35 g. Il neonato, nidicolo, alla nascita è rosa con rado e lungo piumino bianco. L’interno bocca è colore rosa vivo con i margini buccali esterni grossi, sporgenti e colore bianco-cera. Il becco, nel giovane, è colore bluastro ardesia.

Fin da piccoli, i nidiacei, possono emettere versi simili a sibili per cercare di scoraggiare eventuali predatori “da nido” e una sorta di “garriti” per richiedere di essere imbeccati dai genitori. I pulcini vengono alimentati inizialmente dalla femmina (primi 10-15 giorni) col cibo che le viene procurato dal maschio; in seguito, quando un po’ cresciuti, vengono alimentati direttamente da entrambi i genitori fino oltre all’età dell’involo che avviene a circa 20-28 giorni.

Fuori dal nido, le giovani upupe, vengono imbeccate ancora per una settimana circa o poco più. I giovani, in caso di pericolo, possono assumere posture di difesa-minaccia allargando il ciuffo, aprendo il becco e le ali, assumendo movenze serpentiformi, sollevando la coda e spruzzando le feci a distanza contro l’eventuale nemico. Possono venire effettuate covate di rimpiazzo in caso di perdita precoce. Vengono, talvolta, portate a compimento due covate all’anno (nelle aree tropicali).

L’upupa, abbastanza comune nel proprio areale, ha cominciato ad avere un declino in alcune zone a partire dalla seconda parte del XX secolo a causa dell’utilizzo dei pesticidi e per la modifica degli habitat idonei; è scomparsa da alcune regioni europee anche se la popolazione globale europea è buona ( attorno ai due milioni di esemplari). Per fortuna, l’upupa, è generalmente apprezzata per l’elegante bellezza e per il fatto di essere un uccello utile all’agricoltura nutrendosi anche di insetti particolarmente fastidiosi come la processionaria del pino ( Thaumetopoea pityocampa ) che viene predata quando è allo stadio di crisalide.

Per il loro peculiare aspetto ed i caratteristici vocalizzi , questo uccello, ha trovato ampio spazio (sia positivo che negativo) nella mitologia, nella storia, nell’arte, nelle scritture antiche, nella simbologia e nella commedia. L’upupa è l’uccello nazionale dello stato d’Israele, ben presente in filatelia ed araldica (anche grazie alla regale corona di penne nucali). E’ il simbolo dello stato del Punjab e di associazioni che si occupano di salvaguardia degli animali e dell’ambiente.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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