Vanellus vanellus

Famiglia : Charadriidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Vanellus vanellus è un migratore limicolo molto comune in Eurasia © Gianfranco Colombo

La Pavoncella o Vanello forestiero o Pavonina o Tifa ( Vanellus vanellus - Linnaeus, 1758 ), appartiene all’ordine dei Charadriiformes ed alla famiglia dei Charadriidae.

Uccello molto comune e familiare in Europa dove è assurto, per il mondo legato all’agricoltura, ad indicatore dell’arrivo alternativamente della bella stagione oppure del brutto tempo.

Nei Paesi Bassi da secoli è rimasta viva la tradizione popolare di portare alla regina il primo uovo di pavoncella trovato nelle campagne con un messaggio ben chiaro: l’arrivo della primavera e della bella stagione.

Dalla raccolta di queste notizie si è poi capito che la data era di volta in volta più anticipata dando così indirettamente una chiara informazione sulla influenza del cambiamento climatico in corso causa il surriscaldamento terrestre.

Ancora nell’Inghilterra Vittoriana ma a quel tempo anche in tutta l’Europa, era usanza raccogliere queste uova per preparare dolci e paste gustose e questo alimento era considerato una costosa delicatezza.

In certe aree europee dove confluiscono per lo svernamento grossi stormi di questi uccelli, l’arrivo viene considerato invece come anticipazione delle ondate di freddo o del brutto tempo.

La pavoncella è un volatile che non passa inosservato perché si muove sempre in stormi a volte considerevoli ed attira quindi la curiosità di chiunque incappi nel loro passaggio.

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80 cm d’apertura alare per una lunghezza di 30 cm ed un peso di circa 300 g © Gianfranco Colombo

Oltretutto il contrasto della loro livrea scura al di sopra e bianca sotto, vista da lontano ed accentuata dal caratteristico volo danzante, fa apparire alterna- tivamente il bianco ed il nero come dei lampi improvvisi.

Anche quando a terra sui terreni spogli invernali non passa inosservata visto il numero sempre numeroso ed il portamento ritto ed elegante del suo incedere.

I nomi volgari dati a quest’uccello così comune nelle campagne di tutta Europa, sono molteplici. In Inghilterra è chiamata Lapwing, per le strani volteggi ed evoluzioni che effettua sorvolando il suo territorio ed anche per il rumore delle ali sbattute sonoramente od ancora Peewit ad imitazione del suo abituale richiamo ma anche Green Plover per il suo colore verdastro. In Italia è chiamata pavoncella per il riflesso verde bluastro della sua livrea simile a quella del pavone. In Spagna Avefrìa Europea con chiaro riferimento a Aves = uccello e fria = freddo. In olandese ed in tedesco rispettivamente Kievit e Kiebitz, un riferimento onomatopeico del suo canto. In Francia Vanneau huppè per l’evidente ciuffetto che porta elegantemente sul capo.

Il nome scientifico Vanellus deriva dal Latino “vannus” = la ventola per la vagliatura del grano, per indicare la somiglianza fra il suono del battito delle sue ali ed il rumore affannoso del grano quando sollecitato dal setaccio.

Zoogeografia

La pavoncella è presente in tutta l’Europa, penisola Scandinava e Russia europea inclusa. Al di là degli Urali occupa la fascia freddo temperata attraverso le vaste praterie dell’Asia centrale fino a raggiungere la costa del Pacifico ed il Giappone.

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Gli stormi numerosi non passano inosservati ed indicano, con un certo alticipo, l’avvicendarsi delle stagioni © Gianfranco Colombo

Essendo una specie migratrice, le popolazioni dell’estremo nord europeo scendono a latitudini più basse durante l’inverno occupando il sud dell’Europa e occasionalmente il nord Africa occidentale. Le popolazioni asiatiche migrano invece principalmente in Cina e parzialmente nella valle dell’Indo in Pakistan e nelle valli del nord dell’India.

La migrazione di questo uccello ha spesso direzioni contrarie alle usuali rotte invernali praticate dai migratori per sfuggire ai rigori invernali. Infatti parte delle popolazioni olandesi, francesi e belghe e di altre aree centro europee si dirigono verso l’Inghilterra per trascorrervi la cattiva stagione. Questi movimenti fuori rotta sono anche caratteristiche dei giovani dell’annata che spesso si radunano in bande estive e se ne vanno a zonzo per le pianure europee ed a volte anche più lontano, siano esse situate a nord o a sud dei loro territori natii.

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Quando si formano le colonie riproduttive, i maschi fanno acrobazie spericolate per farsi notare © G. Colombo

Ecologia-Habitat

La pavoncella è un uccello limicolo legato all’acqua ed ai terreni umidi, anche se passa spesso buona parte del tempo in ambienti mancanti di questo elemento.

Tuttavia ed immancabilmente nel corso della giornata deve necessariamente aver un contatto con l’acqua. Un detto lombardo recita che ogni sera la pavoncella deve lavarsi i piedi.

Frequenta territori coltivati special- mente di pianura dove trova, in particolare con l’avvento della monocoltura, un ambiente molto adatto alla nidificazione. Sebbene ami prati e terreni erbosi sembra che l’incremento delle lande arate per la semina del mais o della soia, siano divenute negli ultimi tempi il luogo preferito per nidificare.

Purtroppo le diverse operazioni eseguite per la preparazione delle coltivazioni sono anche la causa principale della distruzione di un buon numero di nidi. Aratura, erpicatura, frantumazione delle zolle, semina, spianatura ed i diversi passaggi per il diserbo, sono operazioni eseguite nel corso di diverse settimane ed immancabilmente i nidi già preparati nel frattempo vengono irrimediabilmente distrutti. La pavoncella ha però una pronta reazione a questi incidenti e se l’accadimento avviene nei primi tempi della deposizione, è subito pronta a rifare una nuova covata.

Questo uccello è l’abituale frequentatore delle pianure e difficilmente si sposta in ambienti di montagna od anche semplicemente collinari. Non frequenta aree alberate né tantomeno arbustive ma ha necessità di luoghi totalmente sgombri e sprovvisti di alta vegetazione.

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Ama le pianure sgombre di vegetazione. Caccia fra i campi gli insetti, simula con le zampe il rumore di una talpa per par uscire allo scoperto gli amati lombrichi, senza tralasciare ragni e piccoli semi, ma la sua vita è legata all’acqua © Gianfranco Colombo

Durante il passo la si ritrova anche nei campi dismessi, nelle stoppie, nelle poche marcite rimaste e nelle risaie, in queste ultime solo per usufruire della poca acqua che si accumula durante le piogge invernali.

È anche prontissima a spostarsi per grandi distanze quando il terreno viene ricoperto da improvvise nevicate oppure la temperatura scende a livelli bassissimi per diversi giorni, ghiacciando ed indurendo irrimediabilmente il terreno. È così che a volte la si ritrova perfino sulle coste del nord Africa.

Come si diceva, questo uccello sembra sia in grado di prevedere con un certo margine di tempo le variazioni climatiche in corso. Spesso si è assistito ad una improvvisa, immotivata e totale sparizione di grandi stormi da aree stabilmente frequentate durante lo svernamento con una caduta, qualche ora dopo, di un’abbondante nevicata.

La pavoncella ha un tipico modo per cacciare i lombrichi, le loro prede preferite. Le lunghe zampe e le tipiche dita da corridore, permettono loro di percorrere e di setacciare instancabilmente il terreno sul quale cercano le loro prede. Ciò non toglie che le loro vittime siano ben nascoste sotto qualche centimetro di terra e non siano visibili dalla superficie.

Ma la pavoncella ha escogitato un sistema eccezionale per scovarle e farle uscire autonomamente dal sottosuolo. È noto che il nemico principale dei lombrichi è la talpa ed è risaputo che questo animale mentre scava produce una leggera vibrazione del terreno che, allarmando il lombrico, lo obbliga immediatamente a guadagnare la superficie per evitare di essere catturato.

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Il nido è un avvallamento sul terreno, scavato dal maschio e addobbato dalla femmina. Contiene in genere 4 uova © Gianfranco Colombo

Infatti la pavoncella sfrutta a meraviglia e con intelligenza questa caratteristica. Appoggia leggermente una zampa sul terreno e la agita dolcemente provocando una leggera vibrazione avvertita dal lombrico sottostante che subito lo fa risalire in superficie.

Come d’abitudine per i pivieri anche le pavoncelle amano alimentarsi durante la notte specialmente nelle serate di luna.

Nelle migrazioni, si vede spesso questo uccello condividere le aree d’alimen- tazione con Pivieri dorati ( Pluvialis apricaria ), Combattenti ( Philoma- chus pugnax ) ed altri limicoli, ma anche con gli invadenti Gabbiani comuni (Chroicocephalus ridibundus) uc- celli molto abili a rubar loro le prede catturate.

La pavoncella si nutre anche di insetti, specialmente scarafaggi, cavallette, farfalle e libellule ma non disdegna ragni ed anche semi e varie erbe.

Morfofisiologia

È un caradride di medie dimensioni con un peso che può raggiungere i 300 g, un’apertura alare di circa 80 cm ed una lunghezza di 30. La livrea mostra la parte superiore nero bronzea con rifletti verdastri e ramati, molto più accentuati nel maschio ed un petto bianco candido attraversato da un collare nero che cinge la gola.

Caratteristica principale di questo limicolo è la presenza di un allegro e lungo ciuffo che sventola facilmente al minimo soffio di vento. Poche piume nere, filanti, lunghe anche 10 cm che porta con eleganza e che danno un tocco di raffinatezza alla sua livrea. La coda è bianca con una larga fascia nera terminale, in netto contrasto con un sottocoda di colore nocciola chiaro che questo uccello usa mostrare nella fase di corteggiamento.

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I piccoli sono nidifughi e abbandonano il nido poche ore dopo la nascita, protetti dal loro mantello mimetico © Gianfranco Colombo

Le ali sono di forma rotondeggiante e leggermente arquate. Il sottala evidenzia remiganti di colore nero e copritrici candide. Ha occhi neri, molto tondi e grandi, adatti anche ad una vita notturna ed una vista molto acuta che le permette di tenere sotto attento controllo il vasto ambiente che frequenta. Le zampe sono di colore verdastro, robuste, ben adatte alla corsa.

D’inverno quando i sessi sono pressoché indistinguibili, l’unico dimorfismo rilevabile è relegato alla lettura della prima e quarta remigante primaria che mostra sfumature e macchie bianche in diversa posizione.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Il nido della pavoncella è posto sulla nuda terra a volte in area assolutamente brulla e senza alcuna presenza di vegetazione. Il nido è un semplicissimo e poco profondo avvallamento del terreno scavato generalmente dal maschio ed ultimato dalla femmina. Durante la stagione degli amori non è difficile osservare i maschi scavare questi numerosi avvallamenti mostrando ed allargando il sottocoda marroncino per attirare la femmina che, scelta la buca, completerà l’opera. Intervallate vi sono poi le interminabili evoluzioni aeree sul territorio scelto che vedono i maschi effettuare cabrate, picchiate, planate ed improvvise impennate mentre emettono il loro lamentoso canto e battendo le ali rumorosamente.

Il nido viene corredato con pochissimo materiale per renderlo il più possibile invisibile ad eventuali nemici dall’aria, generalmente pezzi di vegetazione trovata sullo stesso luogo ed a volte qualche piccolo sassolino.

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Crescono a vista d’occhio e s’involano a 5 settimane di vita, quando hanno ormai raggiunto la taglia dei genitori © Gianfranco Colombo

Le uova sono anch’esse di colore facilmente confondibile con il suolo e spesso si sporcano dello stesso colore della terra sulla quale giacciono. Le uova sono di colore verdastro macchiate più o meno fortemente da larghe chiazza nere e vengono deposte con frequenza giornaliera. Depone generalmente 4 uova e la cova inizia contestualmente alla deposizione dell’ultimo uovo.

La Pavoncella è un’assidua chioccia e non abbandona mai il nido durante la cova se non per il cambio con il partner oppure per un breve stiracchiamento delle zampe e per una breve alimen- tazione. Nidifica in colonie sparse, con nidi a qualche decina di metri uno dall’altro e tale da poter condividere la difesa contro i loro tipici aggressori.

La cornacchia grigia è in assoluto il suo nemico principale ma anche i gabbiani e le volpi dal lato terrestre sono altrettanto micidiali. La difesa è comune e tutte le coppie intervengono rumorosamente con picchiate ed evoluzioni di disturbo per infastidire l’aggressore. Anche il bestiame al pascolo può essere consi- derato un inconsapevole aggressore ma generalmente pecore e bestiame vengo- no facilmente intimoriti ed allontanati da queste evoluzioni.

La cova dura 4 settimane ed i piccoli sono nidifughi e lasciano il nido dopo pochissime ore dalla nascita. I piccoli rimangono sparsi nell’area natia per altre 5 settimane finchè indipendenti ed adatti al volo. La loro mimetizzazione è notevole e stesi fra la bassa vegetazione oppure anche sulla nuda terra sono pressoché invisibili. L’involo avviene quando raggiungono le dimensioni degli adulti. La pavoncella ha subito un forte calo negli ultimi decenni ma sembra stia recuperando lentamente la floridezza di un tempo.

Sinonimi

Tringa vanellus - Linnaeus, 1758.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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