Vanessa cardui

Famiglia : Nymphalidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

 

 

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Presente anche a 2000 m di quota, la Vanessa cardui compie spettacolari migrazioni stagionali © Giuseppe Mazza

La Vanessa del Cardo o Vanessa del Carciofo ( Vanessa cardui - Linnaeus, 1758 ) detta anche Cynthia cardui appartiene all’Ordine dei Lepidoptera, alla Famiglia dei Nymphalidae ed è collocata in una delle 8 Sottofamiglie presenti in Europa. Nella Famiglia dei Nymphalidae vengono abitualmente incluse più di 6.000 specie di farfalle sparse in tutto il mondo, per cui è ritenuta la più consistente fra quelle che raggruppano i lepidotteri diurni.

E’ una delle farfalle più diffuse al mondo, essendo presente in ogni continente ad eccezione dell’Antartide dove è natu- ralmente assente ed in Sudamerica dove risulta essere alquanto rara.

Come spesso accade, il nome scientifico usato da Naturalisti di altri tempi per classificare una nuova specie, ha dato adito a diverse interpretazioni. L’etimologia del nome scientifico della Vanessa (Cynthia) cardui non è esente da queste divagazioni.

Per il genere Vanessa - Fabricius, 1807, questo autore asserisce che il nome sia stato ripreso da un poemetto di J. Swift - Cadenus and Vanessa, in cui Vanessa era il nomignolo intimo che lo scrittore aveva dato al personaggio protagonista del suo racconto. Più formale la derivazione di Vanessa una trasposizione del nome "phanessa" derivato dal greco "phaino" – brillare, "phanes" – torcia, "phanos" - brillante, per indicare la bellezza dei colori delle farfalle appartenenti a questa famiglia.

Fabricius riclassificò spesso nomi di specie di lepidotteri, sostituendo nomi già dati da suoi predecessori o ribattezzandoli con nuovi termini, in funzione di nuove tecniche di determinazione intervenute nel frattempo o con sue personali interpretazioni.

Durante i suoi frequenti soggiorni di studio a Londra, entrò sicuramente in contatto con la letteratura britannica dell’epoca derivando spesso da quegli scritti la classificazione di insetti con nuovi nomi. Il genere Cynthia, spesso prevalente, è appunto opera di queste valutazioni di Fabricius. Cynthia è una montagna dell’isola greca di Delos, luogo di nascita di Diana che ne prese appunto il nome. L’autore prese in prestito questo termine abbinandolo e sostituendolo a quello di derivazione letteraria di Vanessa, nomi entrambi molto comuni e conosciuti nella letteratura inglese di quel tempo. Il nome latino della specie "cardui" ( Carduus ) identifica invece con facilità l’essenza preferita da questa farfalla.

I nomi volgari europei sono alquanto concordanti nel definire questa elegante e colorata farfalla: in Inglese Painted Lady, in Francese Belle Dame, in Portoghese Bela Dama, in Tedesco Distelfalter, in Olandese Distelvlinder, in Spagnolo Vanesa de los cardos, in Italiano Vanessa del cardo.

Zoogeografia

La Vanessa del cardo presenta spiccate caratteristiche migratorie, con movimenti stagionali che la portano da latitudini tropicali fino al nord dei continenti boreali. Una peculiarità che l’avvicina e la fa a volte equiparare e superare la ben più nota migrazione nordamericana della Monarca ( Danaus plexippus ) anche se quest’ultima al contrario della nostra, effettua con certezza un viaggio di ritorno.

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Può percorrere anche 3.000 km ed è una delle farfalle più diffuse al mondo © Giuseppe Mazza

Ogni anno centinaia di milioni di esemplari si muovono in ordine sparso, su un fronte di migliaia di chilometri in una migrazione spettacolare che dall’Africa le portano verso nord per riconquistare e civilizzare nuove aree.

Durante queste migrazioni, ripetute in primavera e spesso anche in autunno, può percorrere fino a 3.000 km. La sua presenza è stata rilevata persino in Islanda.

Raramente questa farfalla sopravvive ai rigori degli inverni delle nostre aree temperate.

Nell’area Mediterranea solo sulle coste dell’estremo sud della Spagna, a Malta e raramente in Sicilia, riescono in certi inverni a sopravvivere, mentre in tutta l’area continentale la specie viene praticamente estirpata dalle cattive condizioni metereologiche.

Sembra che questa migrazione non avvenga nell’emisfero australe dove, seppur presente ma mai numerosa, le terre conquistate nel periodo estivo non sono mai state colpite da inverni tali da distruggere le intere colonie. Una migrazione di queste entità è solo parzialmente attuata in alcune località Asiatiche del vicino e medio oriente. Si presume che parte della popolazione autunnale possa intraprendere un viaggio di ritorno fino alle coste nordafricane per superare il periodo invernale.

La Vanessa del cardo si nutre del nettare di molte specie di fiori e può quindi diffondersi in svariati tipi di habitat. E’ presente dal livello del mare fino a superare i 2.000 metri, trovando l’habitat ideale attorno tra i 300 e i 1300 m slm dove spesso la concentrazione risulta anche elevata. La loro presenza è comunque condizionata sia dall’entità delle migrazioni sia dalla disponibilità delle piante che le ospita.

Tutti gli esemplari presenti nei vari Continenti sono classificati nella specie Vanessa (Cynthia) cardui anche se per alcuni naturalisti determinate caratteristiche o peculiarità locali hanno già portato alla determinazione di nuove sottospecie non ancora ufficializzate.

In Australia, la Vanessa kershawi specie che si sovrappone nell’areale alla Vanessa cardui peraltro non molto diffusa, è stata ormai rivalutata come specie. Specie simili sono presenti nelle Americhe con la Cynthia virginensis.

Morfofisiologia

La Vanessa (Cynthia) cardui è una farfalla di circa 54-60 mm. di apertura alare, con colori sulla faccia anteriore delle ali, sgargianti e variegati formati da macchiettature arancioni rossastre intervallate da macchie nerastre mentre sul margine del verso dell’ala posteriore risultano presenti cinque macchie a forma di piccoli ocelli cerchiati. Vi è un leggero dimorfismo quasi impercettibile tra i due generi, in quanto la femmina pur essendo simile, abitualmente risulta leggermente più robusta del maschio.

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54-60 mm d’apertura alare. La femmina è leggermente più robusta del maschio © Giuseppe Mazza

Come tutti i Nymphalidae, anche questa Vanessa ha la caratteristica di avere le prime zampe anteriori ricoperte da una fitta peluria, particolarità che ha poi determinato ed assegnato a questa famiglia il nomignolo di “zampe a spazzola”: un attrezzo che ormai inutilizzato per la deambulazione, viene invece continuamente usato per la pulizia delle antenne.

Queste ultime sono fortemente clavate e robuste e mosse in continuazione quando posata.

Al contrario di alcune congeneri ( Inachis io, Aglais urticae, Nymphalis antiopa ) che sopravvivono ai nostri inverni come imago mimetizzandosi immobili ed inattivi per lunghi periodi, questa farfalla mostra su entrambe le facce delle ali la medesima colorazione, anziché la forte sfumatura nerastra della faccia posteriore, tipica appunto delle specie che hanno dovuto evolvere un mimetismo di sopravvivenza. Ciò darebbe l’indicazione che la Vanessa cardui sia una specie di più recente migrazione e colonizzazione.

Vola dal mese di aprile sino ad ottobre inoltrato e vive su diverse essenze fra le quali predilige i generi Carduus, Cirsium, non disdegnando Malvacee, Boraginaceae e Urticae. Tra i fiori preferisce Buddleja, Aster, Zinnia, Taraxacus, Helianthus ma non vi è fiore che non veda la sua presenza. Ha un volo possente ed ininterrotto, con velocità molto sostenuta e mantenuta per lunghi periodi.

Biologia riproduttiva

E’ una specie bivoltina nelle aree più calde mentre è univoltina nelle aree più fresche o di montagna.

Depone le uova direttamente sulle foglie delle piante ospiti che schiudono dopo una brevissima incubazione. In periodo sufficientemente favorevole si può assistere a schiuse in meno di cinque giorni.

I bruchi alla nascita sono di colore nerastro e rimangono con tale colorazione per tutto il loro stadio larvale. La crescita è rapida e dopo circa due settimane si impupano per una metamorfosi di circa altri 15 giorni.

Al contrario di altri Nymphalidae (vedi Inachis io, Aglais urticae, Vanessa atalanta, ecc.) la Vanessa cardui non accetta volentieri la stretta convivenza di altri bruchi della stessa covata per cui non si assiste al tipico sovraffollamento di larve sulla stessa pianta, caratteristico delle altre specie nominate.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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