Vangueria madagascariensis

Famiglia : Rubiaceae

Testo © Pietro Puccio

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La Vangueria madagascariensis è un alberello molto ramificato che può raggiungere gli 8 m © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’Angola, Benin, Camerun, Ciad, Etiopia, Ghana, Kenia, Madagascar, Malawi, Mali, Mozambico, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Sudafrica, Sudan, Swaziland, Tanzania, Uganda e Zaire, dove cresce nelle foreste sempreverdi, generalmente in spazi liberi, e nelle savane su suoli sia rocciosi che sabbiosi, dal livello del mare fino a circa 2000 m di altitudine.

Il nome del genere deriva da quello malgascio “voa vanguer” della specie; il nome specifico latino “madagascariensis” = del Madagascar, fa riferimento ad uno dei luoghi di origine.

Nomi comuni: african tamarind, spanish tamarind, tamarind-of-the-Indies, voa vanga, vavangue tree (inglese); tamarin des Indes, tamarinier des Indes, vavangue, voavanguier (francese); tamarindo extranjero, tamarindo forastero (spagnolo); muiru, mviru (swahili).

La Vangueria madagascariensis J.F.Gmel (1791) è un arbusto o piccolo albero deciduo, molto ramificato, alto fino a circa 8 m e tronco dalla corteccia grigio bruna.

Le foglie, su un picciolo lungo 0,5-1,5 cm, sono semplici, opposte, da obovate a ovato-lanceolate a margine intero, di colore verde intenso superiormente, verde pallido con nervature prominenti inferiormente, lunghe 8-24 cm e larghe 4-12 cm con apice ottuso o appuntito.

Le infiorescenze, su un peduncolo lungo circa 0,6 cm, sono cime ascellari dense portanti minuscoli fiori con calice a 4-5 lobi, corolla campanulato-globosa, lunga 0,5 cm, a 4-5 lobi di colore verde giallastro pallido. I frutti sono drupe globoso-depresse di 3-5 cm di diametro, di colore verde lucido punteggiato di bianco tendente a bruno giallastro quando ben maturi, a 4-5 logge contenenti ciascuno un seme lungo circa 1,6 cm circondato da una polpa pastosa brunastra; i frutti maturi persistono a lungo sull’albero.

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I frutti, eduli, sanno di tamarindo e cioccolato. Radici e corteccia sono medicinali © Giuseppe Mazza

Si riproduce per seme e per talea, il seme va preventivamente scarificato e immerso per un giorno in acqua, avendo un tegumento particolarmente duro, e messo a dimora in terriccio organico con aggiunta di sabbia grossolana, mantenuto umido alla temperatura di 22-24°C, con tempi di germinazione di 1-2 mesi.

Specie diffusa in natura, ma solo occasionalmente coltivata in giardini ed orti familiari, adatta esclusivamente a climi tropicali e subtropicali, non sopportando temperature prossime a 0 °C anche per breve periodo; richiede pieno sole e non è particolarmente esigente riguardo al suolo, anche povero, purché ben drenato, e può sopportare ben radicata lunghi periodi di siccità.

La polpa brunastra che circonda i semi è edule solo quando i frutti sono ben maturi, con un sapore leggermente acidulo che ricorda quello del tamarindo o a volte del cioccolato, consumata soprattutto dai bambini.

Il legno è utilizzato come materiale da costruzione e per realizzare utensili, localmente molto apprezzato come combustibile o per produrre carbone. Le radici e la corteccia sono utilizzate, come decotti, nella medicina tradizionale per varie patologie.

Sinonimi: Vavanga chinensis Rohr (1792); Vavanga edulis Vahl (1792); Vangueria edulis (Vahl) Vahl (1794); Vangueria commersonii Jacq. (1797); Vangueria cymosa C.F. Gaertn. (1805); Vangueria edulis Lam. (1819); Canthium edule (Vahl) Baill. (1878); Vangueria acutiloba Robyns (1928); Vangueria floribunda Robyns (1928); Vangueria venosa Robyns (1928); Canthium maleolens Chiov. (1939); Vangueria robynsii Tennant (1968).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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