Verticordia : i “ Fiori piuma ”che vengono dall’Australia

Vengono da lontano. Difficili e preziosi fiori piuma. Originarie dell’Australia, le Verticordia possono anche essere coltivate nei nostri climi. Fiori mai visti con petali finemente sfrangiati simili a piume.

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Ricordate l’eucalipto ? il fiore senza petali, col complesso d’esser brutto, che risolse il suo problema sviluppando gli stami e riunendoli in vistose infiorescenze ?

Alla stessa fantasiosa famiglia delle Myrtaceae, sempre in Australia, appartengono i "fiori piuma", un gruppo di piante arbustive del genere Verticordia, che potrebbero facilmente avere un’avvenire orticolo.

Il loro nome è collegato a Venere, dea della bellezza e dell’amore, in un accostamento dall’etimologia incerta, ma ampiamente giustificato dalla raffinata eleganza dei fiori.

A differenza degli eucalipti, le verticordie non hanno lavorato sugli stami, ma sui sepali : quel calicetto, di solito verde, che racchiude i petali. L’hanno dipinto e, caso unico nel mondo vegetale, sfrangiato finemente a mo’ di piuma.

Qualche specie, non ancora soddisfatta, ha poi intagliato anche i petali, in genere piccoli e poco vistosi, e il risultato, come per gli eucalipti, è un contorno strano, vaporoso e indecifrabile, che attira subito, meglio di qualunque colore, l’attenzione degli insetti.

Non per questo però i fiori piuma hanno tinte scialbe : verticordie come la grandis e la mitchelliana, affidano il loro polline anche agli uccelli, e accanto al bianco, al rosa, al giallo e all’arancio, troviamo quindi dei rossi scarlatti e dei cremisi intensi.

Non mancano nemmeno gli "indecisi", fiori che mutano di colore nel tempo, come quelli della Verticordia grandiflora, cangianti dal giallo al rosso, o della Verticordia monadelpha, che virano dal rosa al malva "shocking".

E poi, naturalmente, le verticordie non hanno scordato l’intuizione degli eucalipti, e convinte anche loro che l’unione fa la forza, raggruppano spesso centinaia di fiori in fitti cespi. Cespuglietti bassi, talora prostrati, ma che in piante come la Verticordia etheliana raggiungono anche i 2 m d’altezza.

Su 54 specie di verticordia esistenti, 52 sono endemiche del Western Australia. Per saperne di più mi sono quindi rivolto al Dr. Paul Wycherley, direttore del Kings Park Botanic Garden, il celebre orto botanico di Perth.

Anche se non sono ancora entrate nell’uso corrente, mi spiega, alcune verticordie potrebbero diventare delle piante da giardino.

Se la temperatura non scende sotto zero e il terreno è ben drenato, sabbioso, esposto al sole, si adattano spesso in maniera sorprendente. Fioriscono per lo più in primavera o all’inizio dell’estate, ma molte rallegrano anche l’autunno e l’inverno con vivaci macchie di colore ed i Fiori piuma scarlatti ( Verticordia grandis ) possono sbocciare, all’improvviso, in ogni mese dell’anno.

Ma allora, lo interrompo, come mai sono sconosciute in Europa ?

Alcune creano qualche problema, perchè le foglie, i fiori, e soprattutto le radici sono facile preda dei funghi, ma la mancata diffusione delle verticordie è soprattutto legata alla loro scarsa reperibilità nei vivai.

Le specie presenti sul mercato diminuiscono rapidamente con la distanza: una decina da noi, nel Western Australia, 2 o 3 negli altri stati australiani e in pratica nessuna in Europa. Le talee sono difficili da trasportare, e i semi scarsi e poco fertili. Anche se spesso le verticordie si presentano come enormi mazzi di fiori, ogni corolla, se fecondata, reca infatti un sol seme, e molti di questi poi non germinano perchè sono stati raccolti troppo presto, o non hanno completato bene il loro sviluppo per malattie e cattivi andamenti climatici.

Cosa consiglia, dunque ?

Le verticordie crescono per lo più in terreni poveri e sabbiosi con un pH compreso fra 5,5 e 6. Vanno quindi bene i composti con sabbia quarzosa e torba, che acidificano leggermente, ma occorre soprattutto evitare la tentazione d’arricchirli con materiale organico non ben decantato che può contenere dei funghi. Si seminano in autunno e le piantine vanno trapiantate subito, a pochi giorni dalla nascita.

Se non spuntano, in Australia abbandoniamo il vaso al sole e alle intemperie : il duro frutto che avvolge il seme finisce così per spezzarsi e questo spesso germina l’autunno successivo.

La via più rapida, naturalmente, è sempre quella delle talee.

Chi già dispone di una verticordia può prendere dei rametti non troppo legnosi in autunno, dopo la fioritura, e immergerli, alla base, in una polvere ormonale che stimoli la radicazione.

Vanno messi all’ombra, in un composto sabbioso ben sterilizzato, coperto da una plastica per trattenere l’umidità e il calore. Abbondanti nebulizzazioni, ogni due giorni, eviteranno l’essicamento e di tanto in tanto sarà bene aggiungere all’acqua un prodotto funghicida.

Quando le radici saranno spuntate ( dopo 4-5 settimane, ma in certi casi anche dopo mesi ) si aprirà progressivamente la copertura in plastica, dando una maggiore areazione.

Poi, per gradi, bisognerà abituare le piante al sole.

Per la messa a dimora definitiva, in giardino, sarà bene aspettare l’autunno seguente, quando i vasi sono pieni di radici e le giornate meno calde.

Nel primo anno andranno innaffiate una volta alla settimana; nel secondo una volta al mese.

Le verticordie sono specie xerofite : temono molto di più l’umidità e un terreno mal drenato che prolungate siccità. Il clima mediterraneo, con brevi piogge autunnali e primaverili e lunghe estati calde e secche, dovrebbe quindi andar bene.

Quali specie consiglia ?

La prima da provare è la Verticordia chrysantha, che tollera meglio d’altre l’umidità.

I suoi semi germinano in circa 3 settimane e le talee radicano in poco più di un mese. In pieno sole forma dei fitti cespi, alti 30-50 cm, completamente coperti, in primavera, da fiorellini gialli.

Anche la Verticordia grandis cresce bene nei giardini, ma richiede più cure e va potata regolarmente per un portamento aggraziato ( in natura tende spesso a filare raggiungendo anche i 3 m d’altezza ) e stimolarne la fioritura che interessa solo i nuovi rami.

La Verticordia plumosa accetta anche la mezza ombra, ma non sopporta l’umidità, e questa è decisamente mortale per specie come la monadelpha.

Ogni clima naturalmente è un caso a sè, ma credo che in Italia, lungo le coste, molte di queste piante potrebbero ambientarsi bene. Conviene comunque tentare e sono certo che l’amore e l’intuizione degli appassionati valgano più di mille consigli.

© Giuseppe Mazza

 

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