Viburnum tinus

Famiglia : Adoxaceae

Testo © Pietro Puccio

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Il Viburnum tinus è in fiore d’inverno e può raggiungere i 3 m d’altezza © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’Africa (Algeria, Azzorre-Portogallo, Isole Canarie-Spagna, Libia, Marocco e Tunisia), Europa (Albania, Francia, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna), Medio Oriente (Israele, Libano e Turchia), componente tipico sia della macchia che del sottobosco della foresta mediterranea, in associazione ad altre specie arbustive, come il biancospino ( Crataegus monogyna ), il mirto ( Myrtus communis ), il corbezzolo ( Arbutus unedo ), il lentisco ( Pistacia lentiscus ), il terebinto ( Pistacia terebinthus ).

Cresce prevalentemente lungo le coste, ma si spinge all’interno e fino a circa 800 m di altitudine nelle zone più calde del suo areale di origine.

Il nome generico è quello con cui veniva chiamata in latino una specie europea della stessa famiglia; il nome specifico è quello latino in uso prima di Linneo e che si conserva ancora oggi in molti nomi comuni.

Nomi comuni: “common laurus tinus”, “laurustinus”, “laurustinus viburnum” (inglese); “alloro tino”, “lauro selvatico”, “laurotino”, “lauro tino”, “lentaggine”, “tino” (italiano); “laurier tin”, “viorne tin” (francese); "folhado", "folhado-comum", “laurotino”, "milfolhado" (por- toghese); “barbadija”, “duraznillo”, “durillo”, “guiyombo”, “laurel salvaje”, “laurentina”, “laurentino”, “sauquillo”, “tino”, “uvas de perro” (spagnolo); “lorbeerblättrige schneeball”, “lorbeerschneeball”, “mittel- meerschneebal” (tedesco).

Il Viburnum tinus L. (1753) è un arbusto sempreverde molto ramificato, compatto, arrotondato, alto fino a circa 3 m e largo poco meno, con corteccia rossiccia nei rami giovani, grigiastra su quelli vecchi.

Le foglie lunghe 4-10 cm, su un corto picciolo (circa 1 cm), sono opposte, semplici, coriacee, di forma da obovata a ovata con apice acuminato e nervature principali evidenti; la pagina superiore è di colore verde scuro lucido, più chiara e leggermente tomentosa quella inferiore, il margine è intero e ciliato.

Presenta infiorescenze terminali piatte di 5-10 cm di diametro con piccoli fiori ermafroditi riuniti in corimbi composti; i singoli fiori, leggermente profumati, hanno corolla a cinque lobi, di 3-5 mm, saldati alla base su un corto tubo, di colore rosa esternamente, bianco ceroso internamente.

Nelle zone più calde dell’area di origine la fioritura inizia nel tardo autunno e si protrae per tutto l’inverno fino a primavera inoltrata.

I frutti sono drupe ovoidi di circa 5 mm di diametro, contenenti un solo seme, di colore blu nerastro metallico persistenti sulla pianta per circa un anno.

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Un tempo dalle bacche si ricavava l’inchiostro © Giuseppe Mazza

Quasi tutte le parti della pianta, compresi i frutti, contengono sostanze tossiche.

Si può riprodurre facilmente per seme, ma di solito, e ancor più facilmente, viene riprodotto per talea semilegnosa in estate, che radica generalmente entro un mese, o legnosa in inverno; la crescita è rapida nei primissimi anni.

Specie di grande valore ornamentale e paesaggistico per il fitto e lucido fogliame, la vistosa e lunga fioritura invernale e la moltitudine di frutti decorativi persistenti per quasi tutto l’arco dell’anno.

Essenza ampiamente utilizzata nei giardini storici all’italiana, il Viburnum tinus può essere impiegato come esemplare isolato, in gruppi o in massa per siepi, sia in pieno sole che in ombra, su un’ampia varietà di suoli, purché ben drenati, essendo piuttosto insofferente dei suoli con umidità stagnante, che manifesta con la perdita del fogliame, e che può portare al marciume radicale nei casi più gravi.

Risponde bene alle potature, se necessarie, e può essere variamente sagomato. Resistente alle basse temperature, pare fino a –15 °C, anche se forti gelate compromettono la fioritura invernale, alla salsedine ed al vento; sopporta, ben radicato, anche periodi di secco relativamente lunghi.

Sono state selezionate nel tempo numerose varietà, tra cui alcune variegate. Poco suscettibile alle malattie, può essere soggetto ad attacchi di parassiti, in particolare cocciniglia cotonosa, oziorrinco e acari.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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