Victoria amazonica

Famiglia : Nymphaeaceae

Testo © Pietro Puccio

La specie è originaria dell’America Meridionale (Bolivia, Brasile e Guyana), dove vive ai margini dei fiumi in acque basse, calme o lente.

Il genere fu dedicato alla regina Vittoria (1819-1901) del Regno Unito; il nome specifico latino “amazonica” = dell’ Amazzonia, ne indica l’area di origine.

Nomi comuni: Amazon water-lily, giant water-lily, royal water-lily, Victoria lily (inglese); Victoria d’Amazonie (francese); aguapé-assú, vitória-régia, forno-d’água, forno-de-jaçanã, jaçanã, milho-d’água, nanpé, rainha-dos-lagos (portoghese – Brasile); abatiyú, agoapé, aguapé, hoja de sol, iguapé, irupé, maíz de agua, maruru, ninfa real, plato de agua (spagnolo); Amazonas wasserlilie (tedesco).

La Victoria amazonica (Poepp.) J.C. Sowerby (1850) è una pianta erbacea rizomatosa perenne d’acqua dolce con rizoma radicato nel sedimento del fondo. Presenta foglie solitarie galleggianti, pressoché circolari di 1-2,5 m di diametro, all’estremità di un picciolo flessibile spinoso, che può raggiungere la lunghezza di 8 m, percorso da canali in cui è presente aria per assicurare il galleggiamento e gli scambi gassosi tra foglie e radici.

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La Victoria amazonica è una pianta erbacea rizomatosa radicata al fondo nelle acque basse, calme o lente dei fiumi della Bolivia, Brasile e Guyana © Giuseppe Mazza

Le foglie sono piatte, peltate (con il picciolo inserito pressoché al centro della lamina), con il margine sollevato ad angolo retto per una altezza di 5-15 cm, ad eccezione di due fessure opposte per il deflusso dell’acqua; il bordo sollevato impedisce che si sovrappongano, come spesso accade con le ninfee, permettendo alle foglie di presentare la massima area alla fotosintesi.

Superiormente la foglia è liscia, idrorepellente e di colore verde intenso, inferiormente porpora violaceo e dotata di prominenti e robuste nervature, che si irradiano dall’inserzione del picciolo, in cui sono presenti cavità riempite d’aria, che ne permettono il galleggiamento e la mantengono piatta, rigida e capace di sorreggere il peso di qualche decina di chili, se uniformemente distribuito; la superficie inferiore della foglia è provvista, anche nella parte esterna del bordo sollevato, di spine appuntite.

I fiori notturni, di 20-35 cm di diametro, solitari al di sopra della superficie dell’acqua, su un peduncolo spinoso anch’esso provvisto di canali in cui è presente aria, hanno 4 sepali di colore marrone coperti di spine, 50 e più petali e fino a circa 200 stami; i petali sono di colore bianco crema la prima notte, rosa la seconda, quindi si chiudono definitivamente portando il frutto in formazione al fondo dove prosegue la maturazione, per riemergere quando completamente maturo.

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Foglie galleggianti di 1-2,5 m che sopportano il peso di decine di chili ben distribuiti, piccioli lunghi anche 8 m e fiori di 20-35 cm che si aprono per due notti consecutive © Giuseppe Mazza

I fiori presentano il fenomeno della proteroginia, lo stigma, la parte femminile del fiore, è ricettivo la prima notte, mentre il polline viene rilasciato la seconda notte, questo impedisce l’autofecondazione favorendo quella incrociata.

Gli impollinatori sono scarabeidi, in particolare Cyclocephala castanea Olivier (1789), Cyclocephala hardyi Endrödi (1975) e Cyclocephala verticalis Burmeister (1847), attratti dal colore bianco dei petali e dal calore e intenso odore, che a molti ricorda quello dell’ananas, emessi dal fiore all’imbrunire dopo l’apertura. L’elevata temperatura all’interno del fiore, che può essere superiore anche di 10 °C rispetto a quella ambiente, il colore dei petali, l’odore e l’abbondante sostanza zuccherina presente, fanno sì che l’impollinatore permanga a lungo all’interno del fiore, finendo per rimanervi intrappolato quando, al termine della prima notte, il fiore si richiude.

Il giorno successivo all’imbrunire lo stigma non è più ricettivo mentre il polline maturo viene rilasciato, il fiore a questo stadio non è più appetibile per l’impollinatore, per il colore dei petali, diventato rosa, l’assenza di calore e di nutrimento, e non appena il fiore si apre vola, ricoperto di polline, verso un altro fiore che ha appena disteso i suoi bianchi petali, impollinandolo.

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La prima notte il fiore è appena rosato, con tessuti zuccherini, pronto a farsi divorare da scarabei carichi di polline per sequestarli poi, sazi e assopiti, quando si rinchiude al mattino. Il secondo giorno l’organo femminile non è più ricettivo, il polline è maturo, e quando il fiore si riapre, liberando i coleotteri infarinati, i petali sono rosa intenso © Giuseppe Mazza

I frutti sono carnosi, indeiscenti (che non si aprono spontaneamente a maturità), verdi, globosi, ricoperti di spine, contenenti alcune centinaia di semi globosi di 7-8 mm di diametro, di colore marrone, con arillo (involucro carnoso che avvolge in tutto o in parte il seme) spugnoso in cui è presente aria che ne permette il galleggiamento, e quindi la dispersione, finché questo non si disfa, impregnandosi d’acqua, facendoli depositare al fondo.

Si riproduce quasi esclusivamente per seme, raramente per divisione, che va mantenuto costantemente umido, o in acqua, fino alla messa a dimora, per non perdere la germinabilità. Per favorire la germinazione, che avviene in 15-30 giorni, il seme va leggermente intaccato e posto in acqua alla temperatura di 30-32 °C; le giovani piante vengono quindi poste in vasca riscaldata, ricoperti da uno spessore d’acqua di 0,3–1 m, in substrato argilloso ricco di sostanza organica, con la fioritura che può aver luogo dopo circa sette mesi. Specie da clima equatoriale umido, necessitando di una temperatura dell’acqua non inferiore a 22-24 °C, è coltivata altrove, per le sue esigenze e dimensioni, quasi esclusivamente in grandi giardini ed orti botanici, dove rappresenta sempre uno dei principali punti di attrazione, spesso come annuale, grazie alla velocità di crescita, in capienti vasche con temperatura dell’acqua elevata, intorno a 30 °C, in pieno sole e frequenti e abbondanti concimazioni.

Il rizoma ed i semi, ricchi di amido, sono eduli e a volte consumati dalle popolazioni indigene. E’ il fiore nazionale della Guyana.

Sinonimi: Euryale amazonica Poepp. (1836); Victoria regia Lindl. (1837).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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