Zavattariornis stresemanni

Famiglia : Corvidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Lo Zavattariornis stresemanni è un uccello inspiegabilmente endemico di una piccola zona nel sud dell’Etiopia © Gianfranco Colombo

Il raro e controverso Corvide di Zavattari ( Zavattariornis stresemanni - Moltoni 1938 ) è un uccello endemico del sud Etiopia che appartiene all’ordine dei Passeriformes ed alla famiglia dei Corvidae.

Chissà se il capitano Vittorio Bottego durante la sua infausta campagna pioneristica di fine ottocento nella valle del fiume Omo, cui in seguito gli venne dedicato il nome, ebbe mai il piacere di incontrare sulla sua strada questo uccello oppure di capire di aver incontrato un essere unico nel suo genere che viveva isolato in quell’angolo del mondo da tempi inimmaginabili? Certo che con quel suo carattere litigioso ed intollerante non andava troppo per il sottile e si interessava solo di popoli da sottomettere, aree da conquistare ed alterchi con capi tribù locali da risolvere a suo favore, tanto che proprio questo modo di trattare con gli aborigeni locali lo portò ad essere malamente ammazzato da un capo Houalla.

Dovettero trascorrere ancora molti anni prima che questo uccello venisse identificato e classificato, unico esemplare di un genere unico. Fu nel 1938 che il prof. Moltoni, noto ornitologo che divenne poi il Direttore del Museo di Scienze naturali di Milano, scoprì all’interno di una collezione ornitologica di esemplari raccolti dal prof. Zavattari nella terra Borana in Etiopia, un uccello con caratteristiche sconosciute e mai prima classificato. Fu così che lo determinò e dedicò questo uccello a due suoi esimi colleghi del tempo, appunto al prof. Zavattari il genere ed al prof. Stresemann la specie.

Si è dibattuto molto sulla collocazione sistematica di questo uccello che mostra caratteristiche sia degli Sturnidae che dei Corvidae ed alla fine si decise di classificarlo in quest’ultima famiglia anche se non ci si meraviglierebbe vederlo un giorno ricollocato fra gli storni o fra altri nuovi raggruppamenti. Un piccolo corvo fuori misura od uno storno un po’ cresciutello, è comunque un uccello particolare che ha attirato forte attenzione fin dal primo momento della sua scoperta.

Quando si parla di endemismo nell’avifauna, vista la facilità di movimento degli uccelli, solitamente si pensa ad una specie che vive in qualche isola sperduta nell’oceano, in una serie di valli isolate ad altissima quota oppure in aree particolari circondate da deserti o da ambienti che le isolano da ogni contatto od anche a forme aptere che poco possono fare per uscire dal loro isolamento. Per le 15 specie di uccelli endemici dell’Etiopia queste situazioni sembrano una vera fantasia visto che potrebbero benissimo trovare poco distante dal luogo dove risiedono, le medesime caratteristiche che si riscontrano nella piccolissima area da loro scelta.

Questo è il caso del corvide di Zavattari oppure corvo dei cespugli dell’Etiopia o se vogliamo ancora corvo di Stresemann, come dicono gli anglosassoni. Il sud dell’Etiopia è un altopiano che degrada, partendo dagli acrocori di oltre 4.000 m di altitudine verso sud con il Kenya toccando nel punto più basso, la valle dell’Omo ed il lago Turkana oppure verso Ovest verso il Sudan del sud e le grandi pianure del Nilo. Vasti ambienti molto simili fra loro che potrebbero facilmente dare ospitalità a questo uccello ma che invece non ne rivelano alcuna traccia. Occorre arrivare ad Yabello ed ecco all’improvviso apparire dietro il primo cespuglio che si incontra a lato della strada, questo bell’uccello bianco cenere che trotterella impavido e senza alcun ritegno a pochi passi dall’osservatore e poi subito un altro ed un altro ancora. Si perché appena si arriva nella sua area subito si presenta in buon numero anzi lo si può definire un uccello comune dove vive.

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Passeriforme molto socievole di 30 cm, si nutre d’insetti e delle loro larve © Gianfranco Colombo

Come si è detto il suo binomio scientifico è strettamente legato ad ornitologi del tempo. Zavattariornis da Zavattari esploratore e zoologo italiano che fu direttore dell’Istituto di zoologia dell’università di Roma dal 1935 al 1958 e dal termine greco “ornis” = uccello, stresemanni appunto da Erwin Stresemann anch’egli ornitologo ed esploratore tedesco.

I nomi volgari europei sono alquanto ripetitivi nel loro significato: in inglese - Stresemann’s Bush-Crow, in tedesco - Akazienhäher, in spagnolo - Urraquita de Stresemann, in francese - Corbin de Stresemann ed in giapponese un impronunciabile - Sodegurogarasu.

Zoogeografia

L’areale occupato da questo uccello è tra i più ridotti tra i 15 endemismi Etiopici e copre a malapena i 5.000 km2.

Praticamente e distintamente occupa l’area attraversata dalla strada principale per il Kenya nel tratto che va da Yabello a Mega, circa un centinaio di km, con una netta delimitazione nei suoi confini. Non è stata ancora rilevata la benchè minima sbavatura nei tracciati di questa area e neppure si sono verificati casi di ritrovamenti anche accidentali al di fuori di questo luogo. Un territorio piuttosto arido formato da suolo in laterite rossastra, di letti disseccati di piccoli corsi d’acqua, con boscaglie poco fitte di alte acacie ed un sottobosco spinoso piuttosto rado che offre a terra ampi spazi sgombri. Sono presenti anche delle piccole coltivazioni, dei magri pascoli stagionali, numerosi villaggi di poche capanne con molti ovini al pascolo e tanti ed altissimi termitai. Una situazione alquanto comune nel sud dell’Etiopia ma che rappresenta per questo uccello insieme un altro simile endemico della medesima area, la Rondine codabianca (Hirundo megaensis) l’unico luogo dove vivere.

Logicamente il corvide di Zavattari è stanziale e non si allontana dal luogo natio se non per civilizzare altri territori all’interno dell’area anche se spesso, considerata la forte socialità, le famiglie sembrano formare delle colonie sparse.

Ecologia

Il corvo del Zavattari si nutre di insetti e delle loro larve, alimenti che cerca attivamente a terra dove passa la maggior parte del suo tempo, rovistando tra le fessure ed i buchi nel suolo scavando con il forte becco, ai piedi dei tronchi o sotto i cespugli, sulla corteccia degli alberi o sotto lo sterco degli animali. Una curiosità ed una attenzione che lo porta spesso a rovistare ad un paio di metri dai vostri piedi senza accorgersi di essere di fronte ad un essere umano. E’ un uccello molto socievole ed al tempo stesso sociale, visto che vive in piccoli gruppi condividendo con essi la ricerca del cibo, fare gazzarra sugli alberi e nidificare in colonia. Non è per nulla timoroso dell’essere umano né tantomeno degli animali che gli passano accanto ma alla vista di un rapace preferisce rifugiarsi immediatamente o sotto un cespuglio o tra il groviglio dei rami della acacie, temendone l’attacco.

Sopporta con assoluto disinteresse anche le numerose specie di storni, di passeri e di Pappagalli ventre arancione ( Poicephalus rufiventris ) e buceri che condividono numerosi con lui l’ambiente in cui vive.

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Entrambi i coniugi si occupano della costruzione del nido con rametti spinosi intrecciati a sfera sulle chiome di acacia. Specie stabile ma a rischio, come tutte le endemiche relegate in un territorio ridottissimo © Colombo

Il corvide di Zavattari vive nel suo mondo come se tutto ciò che gli sta attorno non faccia parte della sua vita. E’ un uccello ciarliero ed emette spesso versi gutturali acuti ed in rapida successione per comunicare e per segnalare qualche disappunto verso inopportuni intrusi.

Morfofisiologia

Il corvo di Zavattari ha le misure di una piccola taccola raggiungendo a malapena i 30 cm di lunghezza, un’apertura alare di circa 50 cm ed un peso di 150 g.

Non ha il volo di un corvide ma è piuttosto molto simile a quello di uno storno con ali piuttosto arrotondate e compatte ed un volo sempre teso e battuto. Potrebbe a grandi linee assomigliare a quello di una Ghiandaia europea ( Garrulus glandarius ) senza le scivolate proprie di questo uccello.

A prima vista appare di colore bianco pur essendo di una tinta cenere azzurrognolo sul dorso, sulle copritrici alari e sul sopraccoda mentre è di un bianco candido sulle guance e sul petto. Ha le ali con le remiganti, la coda e le zampe nere che contrastano notevolmente col colore bianco del corpo durante il volo. Ha il becco nero di misure ridotte e più eleganti se paragonate ad un corvo, con occhi circondati da una cera di un azzurro cobalto ben visibile a corta distanza. A terra abitualmente cammina come uno storno ma spesso saltella come un turdide. Non vi è distinzione tra i sessi. I giovani non hanno i colori vividi come gli adulti ed il bianco presenta una diffusa nuance crema; la cera è di colore grigiastro e non mostra ancora il caratteristico blu degli adulti.

Biologia riproduttiva

I loro nidi sono ammassi globulari di rametti spinosi intrecciati tra gli spessi rami delle acacie, nel punto più alto della chioma. Si confondono a volte con altri nidi di grossi sturnidi ma osservati con attenzione si possono distinguere per la maggiori dimensione dei rametti usati. Visti dal basso non sempre si riesce a distinguere il pertugio di entrata essendo ben mimetizzato tra i rami ma l’accesso avviene dalla parte inferiore del nido. Entrambi i partner contribuiscono alla costruzione del nido forse con una maggior prevalenza del maschio vista l’impossibilità certa di identificazione fra i sessi. In questa specie è comune l’allargamento del nucleo familiare con la presenza di uno o più aiutanti non nidificanti che coadiuvano la coppia nel lavoro familiare. I partner sono uniti per tutta la vita.

Nidifica nei primi mesi dell’anno all’inizio delle piogge primaverili, facendo coincidere la nascita della prole con il periodo umido in modo da usufruire della maggior disponibilità di cibo. Depone abitualmente 6 uova di colore crema macchiettate di puntini rossastri raccolti a corona nella parte basale che cova per circa 18 giorni. I piccoli nascono completamente nudi per poi ricoprirsi dapprima di una leggera peluria grigiastra e dopo una settimana con le prime piume da immaturo. Rimangono nel nido circa tre settimane per poi involarsi e rimanere legati ai genitori per almeno un altro mese dopo l’involo. Durante questo periodo seguono incessantemente i genitori dai quali vengono regolarmente imbeccati. L’indipendenza avviene poco dopo ma i giovani sembra rimangano legati all’ambiente natio ed al gruppo familiare per lungo tempo.

Non si sa con esattezza quanto possano vivere ma si presume che avendo un numero ridotto di nemici naturali, una mancanza di predazione o di accanimento da parte dell’uomo e la scarsità nell’uso di pesticidi dell’agricoltura locale, abbiamo una sopravvivenza perlomeno decennale. Sebbene sia un uccello che non presenta particolari pericoli, è stato considerata specie a rischio come tutte le specie endemiche relegate in un ridottissimo territorio. Dagli ultimi studi effettuati sembra comunque che la popolazione sia stabile.

 

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