Zoysia : un prato costoso a scarsa manutenzione

Un bel prato. Indistruttibile e tanto morbido. Il prato novità che non si taglia mai.

 

Un prato morbido e indistruttibile, su cui camminare senza pungersi a piedi nudi; una "moquette vivente" a crescita lentissima, che non teme la siccità e il gelo, sopporta la salsedine, il cloro delle piscine, e si taglia solo una volta all’anno : può sembrare impossibile, ma è già realtà nei giardini pensili e nei parchi della Costa Azzurra, dove la mancanza di piogge degli ultimi due anni e il divieto d’ "arroser les pelouses" hanno aguzzato gli ingegni.

All’ INRA, la celebre Stazione di Botanica e Patologia Vegetale d’Antibes, la "materia prima" di questo miracolo aspettava da tempo in un bancale : una piccola graminacea dalle foglie corte e sottili, la Zoysia tenuifolia, originaria dell’Indopacifico, con una distribuzione vastissima dalle Isole Mascarene, presso il Madagascar, alle Isole Salomone e Formosa, fin oltre il Giappone; un’erba che in natura forma cespi bassi e compatti, tondeggianti, simili a zolle muschiose, e che tosata si trasforma in un resistentissimo tappeto di minuti stoloni.

Ad Elie Bonaut, geniale floricoltore d’Antibes, spetta il merito d’averla riscoperta, sperimentata, e diffusa nei giardini della riviera francese, dove oggi la sua piccola azienda ne ha in pratica il monopolio.

In commercio, mi spiega, non si trovano semi di Zoysia, e tutta la mia produzione parte da quattro talee prelevate all’ INRA nel 1980, dopo che un paesaggista africano mi aveva chiesto questa specie per il bordo di una piscina.

Sapevo ch’era resistente e versatile, capace di crescere sia ai tropici che sui campi da golf della Corea, dove d’inverno si sfiorano i -20 °C, e convinto come sono del suo avvenire in un clima mediterraneo, ho incominciato con la famiglia a far vasetti : 1.000-1.500 nei primi tempi, ed poi anche 8.000 all’anno.

Mi mostra un bancale con le piante madri, coperte da minuscole spighette in fiore, e una serra colma di talee : smilzi segmenti di stoloni lunghi 5-6 cm, interrati in un misto di sabbia e torba.

Li preleviamo d’inverno, nei periodi morti, ma a partire da giugno attecchiscono benissimo anche a cielo aperto. E dato che non riusciamo ad accontentar tutti, chi ha bisogno di grossi quantitativi deve ingegnarsi a moltiplicare i cespi.

Una piantina messa a dimora in primavera, su un terreno ben soleggiato, impiega circa un anno per coprire una zolla di 30 cm di lato, e quindi per un prato occorrono circa 10 piantine al m2. Lungo e paziente lavoro, ricompensato poi, negli anni, dai costi di manutenzione irrisori.

Per ottenere i migliori risultati, e accelerare al massimo l’espandersi degli stoloni, dopo aver liberato il terreno dai sassi, conviene coprirlo con 2-3 cm di sabbia, e spargervi un fertilizzante a lenta cessione. All’inizio occorre annaffiare 1-2 volte alla settimana, e poi basta una spruzzatina quando capita.

Non vi sono controindicazioni all’uso dei soliti diserbanti selettivi per spazi verdi, ma in genere non servono. Dopo il primo taglio, nell’anno seguente, il manto della Zoysia tenuifolia è infatti così denso, che i semi delle erbacce, isolati dal suolo, non riescono nemmeno a germogliare.

© Giuseppe Mazza

 

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